Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

Manovra versione 4: “Le donne dovranno lavorare di più per andare in pensione e ci saranno meno servizi"

“Il governo Berlusconi ha deciso che le donne italiane lavoreranno di più per raggiungere la pensione mentre, per i tagli operati, diminuiranno i servizi. Dunque molto più lavoro e molta più fatica. E siccome il sistema non si regge senza le donne, cui è affidato, tra gli altri compiti, quello di badare a bambini, anziani, non autosufficienti, mi chiedo cosa accadrà”. E’ preoccupata Anna Finocchiaro, capogruppo del PD al Senato. “Già le donne italiane lavoravano in famiglia assai più di quelle di altri Paesi europei, sono più disoccupate e più inoccupate, guadagnano meno, fanno meno carriera e avendo a disposizione in media meno servizi. Cosa si aspetta questo Berlusconi? Una straordinaria impennata del consenso femminile al governo o uno strepitoso boom demografico?” , si domanda la Finocchiaro. “Peraltro, e non stupisce, i risparmi di spesa derivanti dall’innalzamento dell’età del pensionamento delle donne sono stati, una prima volta, destinati alle donne e poi ‘scippati’ dal governo. Stavolta l’Esecutivo non voleva fare la fatica, così non li ha nemmeno destinati alle donne italiane. Se li prende e …

"Articolo 8, sempre peggio", di Tiziano Treu

Con il decreto 138 varato il 13 agosto scorso il nostro legislatore ha fatto un (altro) tentativo di rispondere alla drammatica emergenza del nostro paese. È dal 13 agosto che non solo il Pd e l’opposizione, ma la gran parte delle forze sociali, denunciano l’inadeguatezza delle misure adottate; non solo l’ingiustizia nella distribuzione dei sacrifici richiesti dalla crisi, ma anche la scarsa credibilità dell’insieme e quindi la sua inefficacia. Dal 13 agosto il Pd e le opposizioni hanno avanzato al senato modifiche che cambiano la manovra, nel segno dell’equità e dell’efficacia. Invano! I cambiamenti al testo del decreto introdotti da una maggioranza più che mai dilaniata al suo interno, hanno solo peggiorato il risultato. Tale giudizio, purtroppo, si vede nelle reazioni stroncatorie delle autorità e dei mercati internazionali, che ci indicano “l’orlo dell’abisso” su cui siamo. In questo contesto le vicende dell’articolo 8, sulla contrattazione collettiva di prossimità, sono drammaticamente emblematiche. A nulla sono valse le richieste avanzate da osservatori esperti e non certo estremisti come Franco Marini di stralciare la norma, che non c’entra …

"Donne in pensione a 65 anni nel 2022", di Roberto Mania

Bloccate 334 mila dipendenti private. Pesano anche le altre norme sul rinvio dell´uscita. La misura non darà risparmi immediati ma a regime taglierà le spese di 4 miliardi. Aumenta l´età per la pensione di vecchiaia delle donne anche nel settore privato. Il governo ha deciso di anticipare dal 2014 (era il 2016) l´incremento graduale dell´età che porterà le donne ad andare in quiescenza a 65 anni, contro gli attuali 60, a partire dal 2022 per effetto anche di altri due criteri previsti dalle ultime leggi: l´adeguamento alle aspettative di vita e il meccanismo delle cosiddette finestre mobili che fanno slittare di un anno l´uscita dal lavoro una volta raggiunti i requisiti per il pensionamento. Nell´arco di circa un decennio, dunque, le donne dipendenti di aziende private andranno in pensione con 65 anni, mentre quelle del pubblico impiego raggiungeranno lo stesso obiettivo nel 2012. E saranno 334 mila circa, secondo le prime stime, le donne “bloccate” al lavoro. Nonostante il no dei sindacati (ieri l´hanno ribadito tutti, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti) il governo, …

Un milione in piazza con la Cgil Camusso: "Manovra irresponsabile ma noi non ci rassegneremo mai", di Luisa Grion

La frase più ripetuta, dai palchi e dalle piazze, è stata «non ci rassegneremo». L´ha scandita Susanna Camusso, leader della Cgil, che così ha concluso la manifestazione di Roma. L´hanno recitata slogan e cartelli nei cortei che ieri hanno invaso le piazze di tutta Italia con l´obiettivo di cambiare la manovra che oggi va al voto di fiducia. Una pioggia di proteste voluta e organizzata – come ormai da un po´ di tempo – dalla sola Cgil, contro il parere nettamente contrario di Cisl e Uil. Uno sciopero generale destinato ad aprire un autunno ancora più caldo dopo la decisione del governo di inserire nel provvedimento una norma che attacca l´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e amplia la possibilità delle aziende di licenziare. Cento piazze mobilitate, un milione di lavoratori nei cortei di tutta Italia, un´adesione media – secondo il sindacato – del 58 per cento, 200 voli cancellati, il 60 per cento dei treni fermi: queste le cifre fornite dalla Cgil e contestate dal governo stesso (Sacconi ha parlato di «adesione bassa», ma …

"I mercati, il voto anticipato e le due anime dell'esecutivo", di Marcello Sorgi

Basterà la versione quattro della manovra a placare la tempesta dei mercati? Benché il varo delle ennesime nuove misure sia avvenuto in modo abbastanza rapido, dopo il sollecito giunto lunedì sera dal Quirinale, nel Consiglio dei ministri convocato d’urgenza ieri in serata, sulla risposta da dare a questa domanda il governo resta diviso. Con Tremonti e la Lega contrari all’inseguimento infinito delle Borse e al nuovo giro di vite inflitto ieri con l’aumento dell’Iva, l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne nel settore privato e il recupero della tassa sugli alti redditi, e Berlusconi e gran parte dei ministri convinti che solo così si poteva tentare di risalire la china. Il premier in altre parole è disposto a pagare qualsiasi prezzo per evitare che il governo sia travolto dalla crisi. Bossi (e sotto sotto anche Tremonti) non escludono invece che a un certo punto risulti politicamente più conveniente andare ad elezioni anticipate, che non rassegnarsi alla rincorsa della speculazione finanziaria. Un’eventualità, quest’ultima, esclusa dal Quirinale, che ritiene che il governo debba fronteggiare la congiuntura cercando anche di …

"Il nuovo Medioevo del ministro che vuole dividere", di Michele Prospero

Un governo all’altezza delle sfide drammatiche che si presentano, non crea le emergenze, le scongiura con ogni mezzo. In una situazione di crisi, che rischia di lasciare aperte sofferenze di lungo periodo, il governo dovrebbe ricercare le condizioni della coesione sociale.Perché ritrovare un legame di cittadinanza è una risposta, la più importante, alla catastrofe incombente. Il teorema Sacconi è invece il manifesto di un governo che fa della irresponsabilità e della lacerazione sociale il proprio programma fondamentale. Tutto è cambiato in una manovra ballerina. Tutto, tranne l’aggressione al sindacato, alla cooperazione e alla contrattazione collettiva. Quando cade ogni credibilità del sistema Paese, assediato da investitori scettici dinanzi a un esecutivo screditato ma irremovibile, il governo avrebbe il compito prioritario di tracciare un patto sociale solido che renda sopportabili i sacrifici necessari, sostenga la prospettiva di una ripresa e prepari le condizioni della crescita. La destrutturazione completa delle relazioni sociali e la mortificazione del sindacato non possono essere spacciate come delle misure strutturali indispensabili per la salvezza del Paese. Quando il disagio sociale galoppa sfrenato, la …

"La riduzione del danno", di Massimo Giannini

Se non li puoi convincere, confondili. È la legge di Truman. Berlusconi e Tremonti, ormai svuotati di spessore politico, la applicano alla manovra con rigore scientifico. Dopo quattro tentativi miseramente falliti in appena due mesi, spunta ora la quinta versione del decreto anti-crisi. Già questa abnorme bulimia quantitativa sarebbe sufficiente a giudicare disastrosa l´azione del governo. Ma quello che stupisce, e indigna di più, è la totale schizofrenia qualitativa delle misure messe in campo. A giugno Tremonti aveva garantito che, d´accordo con l´Europa, l´Italia non aveva bisogno di una vera e propria manovra di bilancio, e per questo aveva annunciato una modesta leggina di minima «surplace» contabile. Ai primi di luglio abbiamo scoperto che eravamo sull´orlo dell´abisso. Così è cominciata la folle teoria estiva dei decreti usa e getta. Prima la stangata del contributo di solidarietà sui ceti medio-alti. Poi la batosta sulle pensioni d´anzianità cumulate con il riscatto della laurea e della naja. Poi ancora la finta caccia agli evasori fiscali a colpi di «carcere & condono». Trovate estemporanee di questo o quel ministro, …