Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Suona il de produndis per le politiche assistenziali", di Elena Granaglia, Angelo Marano

Nell’ultimo trentennio, le politiche assistenziali non sono mai entrate fra le priorità dell’agenda politica della nostra Repubblica, con l’esclusione del periodo a cavallo del secolo, caratterizzato dalla sperimentazione del reddito minimo di inserimento e dall’introduzione della Legge 328/2000, e del biennio di governo del centro-sinistra della scorsa legislatura. Paradigmatiche sono l’assenza in Italia di uno schema generale di reddito minimo (condivisa, nella UE, con la sola Ungheria) e la mancata definizione a livello nazionale, nel settore dell’assistenza, dei livelli essenziali delle prestazioni, delle figure professionali, di un sistema informativo, mancanze che hanno provocato una elevata frammentazione, con alcune regioni che hanno cercato di inventarsi qualcosa e altre nelle quali la rete dei servizi sociali, di fatto, non è mai partita (cfr. www.nelmerito.com , 4 febbraio 2011). Da quest’anno, però, la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente. Vittima collaterale della crisi e del federalismo, vaso di coccio fra i vasi di ferro della sanità, della previdenza, degli interventi sulla cassa integrazione, il sistema assistenziale rischia nei prossimi anni di essere cancellato in buona parte del paese, …

Non è vero che Bersani non fosse presente alla votazione della fiducia sul decreto milleproroghe

Il Fatto Quotidiano rettifica l’articolo. Non è vero che Bersani non era in Aula, come ha scritto ieri il Fatto Quotidiano. Precisiamo che il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, era presente alla Camera dei Deputati durante le votazioni del decreto Mille Proroghe. Bersani ha partecipato alle votazioni sulla fiducia ed a tutte quelle sugli ordini del giorno presentati. Il voto finale su cui sono state registrate alcune assenze riportate sulla stampa avrebbe avuto l’unica conseguenza di far cadere il decreto e far ripetere la votazione. Oggi l’autore dell’articolo, Dino Amenduni, rettifica: OpenPolis oggi mi comunica che quel verbale era riferito al voto finale, che non era sottoposto a voto di fiducia, e non al voto sul maxiemendamento al decreto Milleproroghe, su cui era stata posta la questione di fiducia e il cui verbale è qui. In questo voto la maggioranza ha vinto di 22 voti e gli assenti nei banchi dell’opposizione non erano sufficienti a portare alla sfiducia. OpenPolis, e dunque il sottoscritto, si scusa per l’errata informazione alla fonte. www.partitodemocratico.it

"Ora l'orizzonte della legislatura non può limitarsi al rimpasto", di Stefano Folli

Ora che l’ipotesi di elezioni anticipate è stata congelata, rimane un interrogativo: cosa fare della legislatura? È una domanda che riguarda l’insieme delle forze politiche, l’opposizione non meno della maggioranza, ma che tocca in modo particolare l’area del governo. Ed è un punto decisivo perché due anni sono lunghi e se di deve giungere alla fine naturale della legislatura, nella primavera del 2013, è necessario che l’agenda dell’esecutivo sia ricca e convincente. Per ora sappiamo due cose. Primo, che la stabilità della coalizione garantisce a Berlusconi la permanenza a Palazzo Chigi e questa circostanza, a sua volta, rappresenta una carta irrinunciabile nell’eterno duello con la magistratura, quale che sia la strategia processuale affinata dal presidente del Consiglio con i suoi legali. Secondo, che la coesione della maggioranza ha un prezzo ed è il cosiddetto “rimpasto” di governo, con l’aumento del numero di ministri e sottosegretari. L’operazione è inevitabile, visto che il gruppo dei Responsabili ha diritto di far pesare il proprio contributo. Come ha detto ieri sera Saverio Romano, il leader di questo gruppo, alla …

"Un premier non di parte", di Enzo Bianco e Adolfo Battaglia

Per riparare i danni causati da Berlusconi all’Italia in sede internazionale ci vorrà almeno il tempo di una generazione, fatta di persone serie e politiche coerenti. In sede interna i danni sono altrettanto grossi, e tuttavia la loro riparazione potrebbe essere compiuta più rapidamente. Ma che cosa esattamente sembra richiedere? La “sfrontatezza” delle nuove mosse berlusconiane di questi giorni non riesce a nascondere l’intensità del disfacimento dell’impero in corso da tempo. Significativo rimane che il carismatico capo del governo abbia potuto evitare la ghigliottina, tra dicembre e gennaio, soltanto ricorrendo all’inconsueto strumento giuridico della compravendita. Adesso ci avviamo verso una nuova fase di accelerazione, che avrà il culmine verso la fine di maggio, generata da tre elementi: i risultati delle elezioni amministrative, l’esito dei processi al premier e l’emanazione dei decreti federalisti (dei quali, per una ragione o per l’altra, si discuterà comunque in parlamento). Si saranno definitivamente chiariti, a quell’epoca, alcuni punti importanti. Anzitutto, l’orientamento del Terzo polo non sarà incerto. Esso è già avviato verso l’obbiettivo di nuove elezioni, in cui potrebbe presentare …

"Referendum, i rischi del voto politico", di Marcello Sorgi

La decisione del ministro dell’interno Maroni di fissare le elezioni amministrative il 15 e 16 maggio (con ballottaggi il 29 e 30) condanna i referendum, che dovrebbero svolgersi il 12 giugno, a una probabile morte per astensione e mancanza di quorum. Le consultazioni ammesse dalla Corte costituzionale riguardano la privatizzazione degli acquedotti, il ritorno al nucleare e il legittimo impedimento. Se, come chiedono i promotori, fossero abbinati al secondo turno delle amministrative, aumenterebbero le probabilità di raggiungimento del quorum della metà più uno degli elettori, necessario per rendere valido il voto referendario. Se invece, com’è quasi certo, il governo alla fine imporrà il 12 giugno, la morte dei referendum per scarsa affluenza alle urne sarebbe difficile da evitare. Maroni ha spiegato che intende rifarsi a una prassi consolidata che ha visto nelle ultime tornate elezioni e referendum separati nelle urne. La legge prescrive che le consultazioni referendarie si svolgano in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno, e la scelta del 12, seppure al limite, rientra tranquillamente nelle previsioni. Con i precedenti …

"Berlusconi leghista, ecco cosa c’è sotto", di Francesco Lo Sardo

L’eclissi del Pdl costringe il Cavaliere ad abbarbicarsi al Carroccio rampante per continuare a tirare a campare. Il Pdl si svuoterà sempre di più al nord a favore della Lega mentre al meridione farà sempre più spazio a Forza Sud, filiazione del partito di Berlusconi per il tramite di Gianfranco Micciché. Resterà, il Pdl: ma ridotto a sottiletta, simbolico tessuto connettivo tra Carroccio e Forza del Sud, sempre meno partito dotato di vita propria e sempre più simbolo e “partito del presidente”: del presidente Silvio Berlusconi, beninteso, che nel 2012 vuole ricandidarsi premier di una “federazione” di centrodestra. Una volontaria, ulteriore destrutturazione e miniaturizzazione del Pdl come prezzo in cambio dell’assicurazione di restare a galla fino alla fine dei suoi giorni. Una prospettiva fantasiosa. Eppure c’è chi nel Pdl afferma che sarebbe questo lo schema di gioco dietro il patto stretto da Berlusconi con un robusto pezzo di Lega, quella di Bossi, del suo ristretto clan e di Calderoli che però, all’interno del Carroccio, pare abbia scatenato un putiferio. Un patto venuto a galla dietro …

"Federalismo, le Regioni tornano all´attacco", di Silvio Buzzanca

“Impegni disattesi su trasporti e patto di stabilità”. Calderoli: il governo li rispetterà. Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legislativo sui Comuni. «Il governo non ha onorato i contenuti dell´accordo siglato nel dicembre scorso: l´intesa sul federalismo regionale per noi non c´è». Vasco Errani, che di mestiere fa il governatore dell´Emilia Romagna e il presidente della Conferenza Stato-Regioni, suona la sveglia a Palazzo Chigi. Una doccia fredda che arriva mentre governo, maggioranza, leghisti, giornali amici stavano ancora festeggiando l´approvazione del federalismo municipale. Tutti poi gongolavano per il sollecito varo ieri mattina in Consiglio dei ministri del decreto legislativo che rende leggi dello Stato quelle norme. Tutto andava bene, quindi. Anche se c´è un piccolo caso sulla proroga di quattro mesi della delega per discutere gli altri aspetti del federalismo. Roberto Maroni aveva annunciato che il Consiglio aveva detto sì. L´altro Roberto, Calderoli, invece spiega che c´è stato solo il preavviso della richiesta e che servirà per «eventuali altri decreti che dovessero rendersi necessari. L´obiettivo resta quello di chiudere il federalismo il prossimo 20 …