Tutti gli articoli relativi a: scuola | formazione

"Come sostenere i docenti di sostegno", Andrea Gavosto*

Affrontare i problemi degli allievi disabili con logica burocratica tradisce i principi dell’integrazione e, quel che è peggio, danneggia i ragazzi. Purtroppo, ciò avviene sempre più spesso nella scuola italiana, come ci segnala il caso scoppiato a Torino pochi giorni fa. Al momento delle assegnazioni di circa 300 posti di sostegno, si è scoperto che oltre due terzi erano stati attribuiti a docenti «soprannumerari», vale a dire insegnanti curricolari di ruolo che, non potendo più insegnare nella loro scuola a causa della riduzione del monte ore della loro materia, della diminuzione delle classi o dell’arrivo di un collega con maggiore anzianità di servizio, avrebbero accettato una posizione di sostegno nello stesso istituto invece del trasferimento in un’altra scuola. Peccato che la quasi totalità di costoro non avesse la qualificazione per lavorare con i ragazzi con disabilità. Dopo molte polemiche, c’è stata una parziale marcia indietro. L’idea di assegnare al sostegno docenti senza una preparazione specifica è sbagliata, doppiamente sbagliata. Da un lato, poiché nessuno penserebbe mai di fare insegnare matematica a chi fino a ieri …

Rischio di “classi pollaio”: nasce un numero verde, di Carlo Gregori

Le “classi pollaio” non si potranno fare: lo ha ribadito anche il Tar del Molise che i dirigenti scolastici non possono superare la soglia di 25 studenti più un insegnante per classe. E a Modena, secondo quanto ha riferito l’ex dirigente provinciale Gino Malaguti a inizio mese davanti ai sindacati (proprio mentre andava in pensione), di “classi pollaio” non ce ne saranno: nessuna classe supererà i 29 studenti. Tuttavia, i sindacati mantengono lo stato di allerta e hanno già chiesto all’Ufficio scolastico provinciale (ex Provveditorato) i tabulati con la composizione delle classi di tutti gli istituti. In attesa che arrivino, è già anche stata attivata la commissione provinciale mista, che comprende sindacati e Rls (responsabili lavoro e sicurezza) per monitorare le condizioni di sicurezza e di agibilità delle classi e degli istituti. Ma non tutti sono allineati coi sindacati. L’associazione di insegnanti modenesi Politeia e il Codacons fanno appello alle misure previste dalla legge e sono categoriche sui tetti massimi di studenti per classe: non 29, ma 25+1. E per questo motivo il Codacons ha …

"Apriamo il cantiere della speranza", di Marco Rossi Doria

Riaprono le scuole. Bisogna raccontare tutto quello che non va. Ma c’è anche da immaginare possibilità, sogni da costruire, speranze. Parlare di scuola oggi vuol dire immaginare una sua rinascita, un cambiamento. Del resto si apprende solo grazie ai cambiamenti. E se lo fanno i nostri ragazzi lo deve fare il Paese. Bisogna partire da una constatazione: non si può guardare alle generazioni future senza permetterne i sogni. Ed è la scuola ben fatta la prima sorgente di quei sogni. Ovunque nel mondo. Eppure, in questa brutta stagione italiana, due tsunami si stanno abbattendo sulle scuole. Il primo tsunami è partito dai tagli lineari del governo. Otto miliardi in tre anni. Che riducono classi, numero dei dirigenti e docenti, ore di scuola e per l’integrazione dei bambini in difficoltà. Il secondo ci arriverà addosso come diretta conseguenza dei tagli agli enti locali, che li costringerà a ridurre i soldi per asili nido, mense, progetti per i giovani, scuole d’infanzia, assistenza ai disabili, edilizia scolastica e sicurezza. Nessun Paese occidentale o emergente lo ha fatto, nonostante …

"Dossier: Istruzione, orizzonti perduti", di Benedetto Vertecchi, Mariagrazia Gerina, Giuseppe Caliceti, Adriana Comaschi e Francesca Puglisi

Cinquant’anni fa solo un allievo su quattro proseguiva il percorso di studi dopo la scuola elementare. Doveva ancora trovare attuazione la norma costituzionale che prevedeva otto anni d’istruzione obbligatoria per tutti. L’ esclusione era prevalentemente l’effetto, diretto o indiretto, dell’agire di un filtro sociale. Solo parte delle famiglie era, infatti, in condizione di assumersi l’onere dell’educazione scolastica dei figli, rinunciando ai proventi derivanti da un inserimento precoce nelle attività produttive. D’altra parte, anche quando la ragione dell’esclusione si collegava alle difficoltà intervenute nel processo di apprendimento, solo per un senso comune semplificatore (peraltro non troppo diverso da quello che oggi è tornato di moda quando si fa riferimento al merito) si poteva attribuire l’insuccesso alla scarsa attitudine degli allievi verso lo studio. Negli anni sessanta, in un contesto segnato da profonde trasformazioni economiche e sociali, furono poste, con la riforma della scuola media, le condizioni per assicurare a tutti otto anni di istruzione nella scuola. Questo obiettivo fu conseguito abbastanza rapidamente, aprendo la via al passo ulteriore, che consisteva nel favorire, anche per analogia con …

La scuola dei tagli a rischio “implosione”, di Michele Brambilla

Domani le insegnanti della scuola elementare Aristide Gabelli di Torino riceveranno un testo di Roberto Benigni. S’intitola «Amare il proprio lavoro». È il regalo di primo giorno di scuola della loro direttrice, Nunzia Del Vento, che spiega: «L’ho scelto perché noi insegnanti possiamo continuare solo se c’è quello: l’amore per il nostro lavoro. Non ci rimane altro». L’anno scolastico che sta per partire è il primo dopo la serie di cure – qualcuna da cavallo – somministrate da almeno tre ministri – Moratti, Fioroni e Gelmini – con l’ausilio di uno specialista, il dottor Tremonti. Tagli e ristrutturazioni: tutto per far quadrare i conti che non tornano. «La cura è finita e la scuola è depressa», dice Nunzia Del Vento, che oltre che dirigere la Gabelli e altre tre scuole è vicepresidente dell’Asapi, l’associazione delle scuole autonome della sua regione. «In Piemonte», dice tanto per fare un esempio, «mancano 182 dirigenti su 650 scuole». È l’effetto della manovra economica di luglio: sono stati decisi gli accorpamenti di molte scuole, così parecchi direttori o presidi ne …

"Gelmini sotto accusa: scuola sbarrata per i neolaureati", di Mariagrazia Gerina

Anche Cl contro il ministro, poi arriva la promessa di 13 mila posti. Ma l’accesso all’insegnamento resta di fatto una chimera. Con un bacio, a favore di telecamere, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e il ciellino Maurizio Lupi, ieri, hanno annunciato la pace (temporaneamente) ritrovata. Sarà persino deposto l’appello contro il decreto Gelmini che – come scrivevano i promotori – «chiude ai giovani l’accesso all’insegnamento». Dodicimila firme, molte quelle di peso, scagliate contro la titolare del dicastero su un tema sensibilissimo: l’accesso alla scuola dei giovani aspiranti insegnanti. Completamente bloccato dal giorno in cui Mariastella Gelmini è diventata ministro. «Mi fa piacere che della vicenda si siano accorti anche i ciellini: noi lo diciamo da tre anni che di fatto Mariastella Gelmini dal giorno in cui è diventata ministro ha bloccato ogni accesso alla scuola, con l’unica eccezione delle 30mila assunzioni per i precari finalmente sbloccate questa estate», fa notare Giovanni Bachelet, che, il primo agosto, ben prima che la corazzata ciellina si mettesse in moto, aveva presentato sull’abilitazione negata alle nuove generazioni di laureati …

Festa Pd Modena, un decalogo per la scuola

Il programma in dieci punti del Partito democratico sarà illustrato domattina alle 10.30 a genitori, studenti e insegnanti a Ponte Alto. Il Partito democratico presenta il suo “decalogo” per la scuola a genitori, studenti e insegnanti modenesi. L’appuntamento è per domani, domenica 11 settembre, alle 10.30 nella sala Abitcoop della Festa del Pd di Modena. A illustrare il programma in 10 punti del Pd ci saranno Francesca Puglisi, responsabile Scuola della segreteria nazionale del Pd; la sen. Mariangela Bastico; l’on. Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd in commissione Istruzione e Cultura della Camera; Elena Malaguti, assessore all’Istruzione della Provincia di Modena. Gli obiettivi di Europa 2020 chiedono a tutti gli Stati membri di promuovere una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile. Per il futuro dell’Italia, per tornare ad avere alti tassi di occupazione, produttività e coesione sociale, bisogna dimezzare il tasso di dispersione scolastica e triplicare il numero di laureati. Il recente rapporto Ocse 2010 evidenzia come la media di investimenti in istruzione dei paesi membri, sia cresciuta fortemente negli ultimi anni e risulti pari al 5,7% del …