Tutti gli articoli relativi a: scuola | formazione

"Ma davvero è tutta colpa di Rodari e Don Milani?", di Giorgio Pecorini

«Don Milani, che mascalzone!» proclamava su Repubblica del 30 giugno 1992 Sebastiano Vassalli. L’ottimo scrittore (51 anni allora) ricordava d’esser stato insegnante da giovane ma soprattutto fondava la propria sentenza sul giudizio che un professore e preside e ispettore ministeriale in pensione, Roberto Berardi, aveva espresso nel libriccino «Lettera a una professoressa: un mito degli anni Sessanta», edito da Shakespeare and Company. Mascalzone il Milani, spiegava Vassalli, perché «maestro improvvisato e sbagliato manesco e autoritario». E autore con quella “Lettera” di «un libro bandiera più adatto a essere impugnato e mostrato nei cortei che a essere letto e meditato un atto di calcolata falsificazione della realtà e di violenta demagogia». Un libro, gli garantiva Berardi, inteso «con altre forze disgregatrici ad abbassare il livello della scuola dell’obbligo a danno dei ceti più indifesi, e a creare disordine anche nelle scuole superiori» mirando a obiettivi «ben più ideologici (in senso contestativo) che scolastici». Passano 19 anni ed ecco Cesare Segre proclamare il 24 febbraio sul Corriere della Sera che lo sfascio della cultura e della scuola …

"L´uragano di tagli del governo sull´istruzione il prossimo anno saltano altre 20 mila cattedre", di Salvo Intravaia

Anche il personale non docente subirà un nuovo salasso: avrà 14 mila posti in meno. Sono state 45 mila, pari al 51 per cento del totale, quelle eliminate nelle regioni meridionali. Mentre per le scuole paritarie il premier auspica un Buono-scuola, le statali vengono colpite da un autentico uragano di tagli. In tre anni di governo Berlusconi, insegnanti, alunni, dirigenti scolastici, bidelli, assistenti amministrativi, tecnici di laboratorio, supplenti e genitori hanno dovuto fare i conti con “risparmi” su tutti i capitoli: posti in organico, fondi e addirittura ore di lezione. Del resto, il buongiorno si vede dal mattino: nella prima Finanziaria, quella estiva del 2008, il governo somministrò alla scuola pubblica una vera e propria cura da cavallo: 132 mila posti in meno in un triennio e “sforbiciata” per 8 miliardi di euro netti. Meno cattedre. La maggior parte del bilancio del ministero dell´Istruzione, circa il 94 per cento del totale, se ne va in stipendi del personale. E per “risparmiare” occorre tagliare le cattedre. Nel mese di giugno del 2008 il ministro Tremonti presentò …

"Tanti, giovani e arrabbiati. Parlano gli studenti", di Giuseppe Rizzo

Tanti, giovani e arrabbiati. I ragazzi dell’Unione degli Studenti medi si sono dati appuntamento a Roma per rinnovare i vertici del proprio sindacato e ne hanno approfittato per ribadire le loro critiche a Berlusconi e al governo. Due giorni, tra ieri e oggi, in cui mettere sul tavolo le proprie proposte in vista della manifestazione in difesa della Costituzione e della scuola del 12 marzo e definire le linee per le prossime iniziative. Sono più di trecento e tutti censurano l’attacco del premier agli “insegnanti che inculcano principi diversi da quelli dei genitori”. «Quelle di Berlusconi», dice Mariano Di Palma, coordinatore nazionale dell’Uds, «sono frasi che confermano ancora una volta l’azione di distruzione della nostra cultura, per questo scenderemo in piazza il 12 e nei prossimi mesi, ribadiremo che la scuola è un valore e non un feticcio, e lo faremo con le nostre proposte e senza farci strumentalizzare ». La paura maggiore è quella che tutto si riduca all’ennesimo polverone sollevato dal premier. «Non vogliamo che la nostra lotta – aggiunge Di Palma – …

"Stipendi degli insegnanti inadeguati" . Il premier: mai attaccato la scuola pubblica. Cgil: solito gioco delle tre carte"", di C.L.

Aveva detto: Non si può essere costretti a mandare i figli in una scuola di Stato in cui gli insegnanti inculcano valori diversi da quelli delle famiglie. Alla vigilia della campagna elettorale per le amministrative e con gli 800 mila insegnanti italiani sul piede di guerra dopo l´exploit di una settimana fa, il presidente del Consiglio torna sui suoi passi, rettifica, corregge – ma solo in parte – la linea sulla scuola pubblica. Anche perché torna a ripetere che la scuola pubblica insegna valori «diversi» da quelli cattolici. Stavolta però ammette che la categoria è bistrattata e economicamente penalizzata. Il Pd passa al contrattacco: allora aumenti gli stipendi. I sindacati pretendono adesso impegni concreti. Ma con il ministro Tremonti che tre giorni fa ha fatto orecchie da mercante coi colleghi La Russa e Maroni che battevano cassa per gli stipendi del comparto sicurezza, sarà difficile che i cordoni della borsa si aprano per i docenti. Il premier interviene in collegamento telefonico con la convention di “Noi Riformatori” di Avezzano. «Io non ho mai attaccato la …

Scuola, Pd: grave che premier dica che scuola pubblica non garantisce cattolici

“La pezza è peggio del buco, con le dichiarazioni di oggi il premier arriva addirittura a prefigurare che le famiglie cattoliche non dovrebbero mandare i propri figli nella scuola pubblica perché gli insegnanti sarebbero estranei ai loro principi valoriali. Sono parole senza senso che dimostrano che il premier non conosce la ricchezza del nostro sistema di istruzione in cui si impara insieme, si cresce insieme e insieme si diventa cittadini.”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni ****** Ghizzoni ribatte alle dichiarazioni del cavaliere Berlusconi: sì al buono-scuola “Mai attaccato il sistema pubblico” “Non ho mai attaccato la scuola pubblica. Ho solo detto, parlando dei cattolici, che vanno aiutate le famiglie che trovano un insegnante che cerca di inculcare nei loro figli valori e principi diversi da quelli in cui credono. E bisogna farlo con un buono-scuola, in modo che i meno abbienti possano mandare i loro figli a una scuola privata”. Berlusconi torna così a parlare di scuola pubblica e privata intervenendo al convegno Pdl ad Avezzano.

"Professori, pretendete rispetto", di Sofia Toselli

Non c’è democrazia senza uomini e donne in grado di farla vivere e crescere. Questo è il compito prioritario della scuola pubblica. Per questo Berlusconi l’attacca. Il momento è difficile e il malessere degli insegnanti si taglia a fette. In una situazione così, se arriva alla scuola un’offesa ingiusta e spregevole da chi avrebbe, per responsabilità istituzionali, il compito di salvaguardarla, il malessere aumenta, l’irritazione esplode. In realtà si attacca la scuola pubblica, la scuola dello Stato, per quello che essa rappresenta, un luogo dove si cresce e si impara tutti insieme, dove non si fa differenza tra il ricco e il povero, tra chi è italiano e chi non loè,trailbiancoeilnero,trachiè credente e chi no. È spregiudicata irresponsabilità la delegittimazione degli insegnanti. A chi torna utile il qualunquismo di chi parla della scuola come di un fenomeno di degenerazione sociale e culturale, con l’approssimazione superba e acritica di chi pensa che poiché la scuola è di tutti, tutti ne possano parlare? E soprattutto, colleghi, dove siamo noi, insegnanti consapevoli, democratici, responsabili, vincolati indissolubilmente all’etica della …

"Scuola, arriva la nuova sforbiciata. A settembre 19.700 prof in meno", di Alessandra Migliozzi

Scuola, arriva la nuova sforbiciata. A settembre 19.700 prof in meno La scuola pubblica boccheggia, con le aule piene, i supplenti chiamati a singhiozzo, i servizi ridotti all’osso, ma dovrà subire nuovi tagli agli organici. La scuola pubblica boccheggia, con le aule piene, i supplenti chiamati a singhiozzo, i servizi ridotti all’osso, ma dovrà subire nuovi tagli agli organici. Era già tutto scritto nella Finanziaria del 2008: anche per l’anno scolastico 2011/2012 continua l’opera di dimensionamento. Ma è scontro sul tema fra ministro e sindacati, con la responsabile dell’Istruzione che minimizza (“Non si licenzia nessuno”) e la Cisl Scuola che chiede di non “negare la realtà”. Con il governo Berlusconi sono già volate via 68mila cattedre. Quest’anno devono sparirne altre 19.700 per ottenere i risparmi chiesti dal Tesoro: altri docenti di ruolo finiranno in esubero e molti precari, anche se hanno lavorato per anni con contratti di 12 mesi, rimarranno a casa. Il governo, per tamponare la perdita di posti, negli ultimi due anni scolastici è stato costretto ad attivare un meccanismo che offre una …