"L'agricoltura insegna il buongoverno", di Ernesto Ferrero
Ogni riforma della scuola si è sempre dimenticata di introdurre una innovazione piccola ma fondamentale. Mi riferisco all’istituzione di un orto di classe, in cui dalle elementari i bambini possano fare esperimenti di coltivazione. Imparerebbero molto con poca fatica e grande divertimento, e si vaccinerebbero contro i pericoli di una vita troppo virtuale, che preoccupa giustamente pedagogisti, psicologi, neuroscienziati e genitori responsabili. Oggi più che mai occorre ripartire dalla terra come momento fondamentale di conoscenza, crescita e di autoformazione. Parlerò di tre italiani diventati grandi attraverso esperienze agricole dirette. Molto ha imparato Cavour dalla sua esperienza di imprenditore agricolo, avviata nel 1835 e durata una dozzina d’anni, sino alla discesa in politica. Ne è teatro la vasta tenuta di Leri, nel Vercellese. Quando il padre Michele deve onorare le cariche pubbliche cui è chiamato a Torino, di Leri si deve occupare Camillo. All’inizio non è semplice passare dai salotti torinesi a un reclusorio in cui non si parlava che di riso, fieno e letame. L’apprendistato è faticoso. Poi la nuova attività lo appassiona. Nel 1841 …
