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Scuola, sempre più presidi part-time. Già 1.500 sedi coperte da “reggenti”, di Alessandra Migliozzi

Millecinquecento scuole italiane per tutto il prossimo anno scolastico saranno “governate” da un preside part-time, un dirigente preso in prestito da qualche istituto vicino. A causa dei numerosi pensionamenti e dei tempi biblici che intercorrono fra un concorso e l’altro, infatti, quest’anno è boom di posti vacanti. Fino al 2007 si ricorreva ai presidi incaricati, professori prestati al ruolo di dirigenti. Poi questa figura è stata abolita (restano al loro posto solo gli incaricati già esistenti) e ora l’unica soluzione, quando le graduatorie si svuotano, è ricorrere ai “supplenti” anche per i presidi, che in gergo tecnico si chiamano reggenti. Quest’anno, calcola l’Anp, l’Associazione nazionale di categoria, saranno circa 1.500. Con inevitabili disagi: un solo preside dovrà coprire due istituti. Di solito l’amministrazione scolastica va a caccia del reggente nelle scuole vicino a quella con la poltrona vacante. Ma non sempre si trova il candidato. Così, a volte, il dirigente part-time deve affrontare un bel viaggetto per fare la spola fra una sede e l’altra. Il che comporta meno tempo a disposizione di prof, segretari, …

Quanti precari non avranno la conferma di nomina?

L’anno scorso, di questi tempi e con il decreto salva-precari in discussione, infuriava la polemica sulla possibile mancanza di conferma delle nomine dei docenti non di ruolo; si parlava di strage nelle nomine dei precari, stimando in decine e decine (c’era chi parlava di oltre un centinaio) le non conferme di nomina dei precari che l’anno precedente aveva toccato le 131.145 unità (20.405 annuali e 110.740 fino al termine delle attività didattiche). Alla fine un calo di nomine effettivamente ci fu, come previsto, ma più contenuto di quanto temuto. Le nomine furono infatti complessivamente 117.285 con un calo, rispetto al 2008-2009, di “sole” 13.880 unità. Se poi si considera che contemporaneamente c’erano state anche 8mila nomine in ruolo, i precari rimasti senza nomina furono poco meno di 6mila, in qualche modo recuperati dal decreto salva-precari. Nel 2008-09, quando l’effetto di riduzione degli organici era ancora quello delle Finanziarie Prodi, c’erano state, appunto, 131.145 nomine di docenti con contratto a tempo determinato, e già allora c’era stato un calo di nomine, rispetto al 2007-08, di quasi …

Ferragosto amaro per i precari

Il Miur ha scelto il mese di agosto, anzi la settimana di ferragosto, per comunicare in dettaglio l’entità e la distribuzione delle nuove assunzioni: una buona notizia per alcuni, ma una pillola amara per molti precari aspiranti alla immissione nei ruoli, considerando anche la forte incidenza dei posti riservati al sostegno, già segnalato da Tuttoscuola. Il trend decrescente delle assunzioni è impressionante: nell’anno scolastico 2007-2008 le immissioni in ruolo furono 50.000, praticamente dimezzate nei due anni successivi, e ridotte a 10.000 con il prossimo anno 2010-2011. Ciò che più impressiona è che per la prima volta ci sono molte province (27) e tre intere regioni (Campania, Puglia e Sicilia) che a livello di scuola primaria non avranno neanche una nomina. Anche nella secondaria superiore si registra una notevole frenata: gli effetti combinati dei tagli disposti dalla legge 133/08 e della riforma degli ordinamenti (e degli orari) si fanno sentire: a Roma i docenti assunti con contratto a tempo indeterminato saranno 69, a Milano 46, a Napoli 44, a Torino 25, a Bologna 9, a Palermo …

"Assunzioni all'insegna dello squilibrio", di A.G.

La scuola di questa estate sembra proprio non fare rima con equità. Le “avvisaglie” si sono avute con la manovra Finanziaria, che aveva inizialmente condannato (solo!) la scuola ad un triennio di doppie penalità (mancato rinnovo del contratto e niente scatti d’anzianità). Poi è stata la volta delle lodi alla maturità, con Calabria e Puglia a fare il pieno e la Lombardia come al solito buona ultima. La ruota, sempre all’insegna della disomogeneità, si è poi ribaltata quando l’Invalsi ha reso pubbliche le risultanze degli apprendimenti fatti registrare prima con il test standardizzato rivolto agli alunni di terza media, lo scorso 17 giugno, e poi con le verifiche cui sono stati sottoposti gli alunni delle classi seconde e quinte della scuola primaria e della classe prima della secondaria di primo grado (in questi ultimi due casi la sfida sulle competenze è stata stravinta dal Nord, in particolare dalle regioni più ad Ovest).In linea con gli sbilanciamenti dell’ultimo periodo è anche la (magra!) tornata di immissioni in ruolo prevista dal ministero dell’Istruzione dopo il via libera …

"Problemi per l'inizio delle lezioni. Migliaia di cattedre saranno vacanti", di Salvo Intravaia

Avvio dell’anno scolastico nel caos. Quasi certamente, i primi giorni di scuola vedranno migliaia di cattedre ancora vuote. Le operazioni che precedono l’inizio delle lezioni sono infatti in forte ritardo rispetto agli anni passati e al suono della prima campanella in metà delle regioni italiane mancano appena quattro settimane. Un tempo che potrebbe sembrare sufficiente, ma ci sono di mezzo il Ferragosto, le ferie dei dipendenti di uffici scolastici provinciali e regionali, la sistemazione dei docenti sovrannumerari, le assegnazioni provvisorie, le immissioni in ruolo e solo alla fine la nomina dei supplenti. Per comprendere che quest’anno, nel corso dei primi giorni di scuola, parecchie classi non troveranno uno o più insegnanti in cattedra, basta dare un’occhiata ai siti degli ex provveditorati agli studi e degli uffici scolastici regionali. Tutto tace: nessun calendario di convocazioni neppure per le immissioni in ruolo dei pochi fortunatissimi (10.000 docenti e 6.500 Ata) designati dalla coppia Tremonti-Gelmini. “L’anno scolastico partirà nel caos”, tuona Francesca Puglisi, responsabile Scuola della segreteria del Pd. In dieci regioni italiane si parte il 13 settembre …

Precari della scuola: Gelmini assume 817 docenti. La Cgil: «Una goccia nel mare», di Alice Loreti

Dopo la doccia fredda di mercoledì, ieri è arrivata un’altra notizia che ha fatto raggelare i sindacati della scuola, innescando una guerra di numeri. Se il ministero ha autorizzato solo 91 posti nell’organico delle scuole emiliano-romagnole, contro un fabbisogno di almeno 350 cattedre, «una nota positiva – scrivono l’assessore regionale alla Scuola, Patrizio Bianchi e il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Marcello Limina – è la stabilizzazione di quasi 1.300 precari». Dati alla mano, le immissioni in ruolo di docenti nella nostra regione saranno 817: 338 andranno al sostegno; 155 posti saranno per le maestre delle materne; 145 cattedre andranno alle elementari;116allemedie e 61 alle superiori. Suddividendo questi numeri per provincia, vediamo che a beneficiare maggiormente delle nomine sarà Bologna, con 196 docenti assunti a tempo indeterminato. Nel dettaglio, 47 alle materne; 41 alle elementari; 21 alle medie; 9 alle superiori e 78 per il sostegno. Per quanto riguarda il personale Ata, preziosi collaboratori come bidelli e segretarie, all’Emilia-Romagna spettano 474 assunzioni. «Un passo importante da parte del ministero» continuano Bianchi e Limina, anche se «resta …

Chi parla male pensa male «Generazione presente indicativo», intervista a Tullio De Mauro di Maria Serena Palieri

Maria Giuliana Bigardi, direttrice dell’ufficio scolastico di Treviso, nei giorni scorsi ha lanciato su queste pagine l’allarme-lingua: dal suo osservatorio di Nord-Est il mondo giovanile appare in un drammatico regresso, il cui sintomo è l’uso sempre più ristretto che gli studenti fanno di tempi e modi verbali. Vado, non andrò, faccio, non farei… Siamo alla «generazione presente indicativo»? E, se sì, quali rischi questo comporta? I cervelli dei più giovani. senza ginnastica verbale, si contraggono? Lo chiediamo a Tullio De Mauro, in quanto linguista, ma anche in quanto ex-ministro della Pubblica Istruzione. «Detto così» obietta De Mauro, «ci mette fuori strada. Come nell’intera società italiana, anche nel linguaggio vi sono e si scontrano tendenze contraddittorie. E anche nel mondo giovanile. Mai in tremila anni abbiamo condiviso in pari grado il riferirci a una stessa lingua. Le generazioni giovani in realtà hanno toccato livelli di istruzione ignoti a padri e nonni, le ragazze specialmente. Le prove oggettive Invalsi accennano perfino a piccoli miglioramenti, poca cosa, certamente, dinanzi alla massiccia persistente presenza di insufficienze nel controllo di …