Tutti gli articoli relativi a: scuola | formazione

"Obbligo scolastico a 15 anni? Idea povera, per i figli dei poveri", di Mario Rossi Doria

La destra italiana mostra – in campo educativo – una grande competenza nel proporre soluzioni apparentemente chiare a problemi che si trascinano. Ma ogni volta le propone al ribasso. Povere. E soprattutto tali da consolidare, sempre in peggio, lo stato delle cose. Che, però, intanto, lungo i decenni, andavano sfilacciandosi. Mentre noi guardavamo altrove. Tanto che, forse va finalmente detto che vi è un nesso terribile tra la rimozione prolungata dei problemi educativi del Paese di cui molta parte della sinistra è stata co-responsabile e la mannaia semplificatoria della destra. Un esempio? Il tema del presidio del limite a scuola. Da decenni era del tutto evidente che crescevano comportamenti inaccettabili. Come mantenere le regole, come proporre una scuola sì accogliente ma anche capace di sanzionare quel che non va? Alcuni di noi da molti anni facevano proposte. Invece di mettere note sul registro perché non inventiamo dei cartellini gialli, delle ammonizioni? Con momentanea separazione. Come si fa coi giocatori di hockey. E accompagnate da azioni riparative: pulire, aggiustare oggetti. Simbolicamente forti. Coinvolgendo su ciò le …

"Proteste sulla geografia e non solo. Le materie sacrificate dalla riforma", di Salvo Intravaia

Tagli in molti indirizzi per rientrare con i conti, e per le famiglie è ancora rebus A un passo dal varo il Parlamento chiede numerose modifiche Niente, o pochissima, Geografia nel futuro degli studenti italiani, ma non è ancora detta l’ultima parola. Al ministero si stanno apportando gli ultimi ritocchi ad una riforma della scuola superiore che lo stesso ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, non ha esitato a definire “epocale”. L’ultimo articolo su Repubblica di llvo Diamanti sul ridimensionamento della geografia nei curricula ministeriali dei nuovi licei, istituti tecnici e istituti professionali ha suscitato un autentico vespaio. In quattro licei sui sei del nuovo corso, in effetti, lo studio di province, regioni, e continenti (ma non solo: dei climi, delle economie e di tanto altro) è stato relegato all’interno di un’unica materia che, per due sole ore settimanali, prenderà il nome di “Storia e geografia”. Ma solo nei primi due anni. Poi, dopo, basta. Un’ora a settimana di Storia e una di Geografia? Non si sa. E non lo sapranno con tutta probabilità al momento dell’iscrizione …

Scuola, Pd: Governo riduce alternative a ora di religione. Ghizzoni: nelle scuole sempre più incertezze e caos normativo

“Con l’attuale Governo si è aperta per la scuola una preoccupante e lunga fase di incertezza e illegalità. È infatti di questi giorni l’ennesima iniziativa che desta stupore e rammarico: la circolare sulle iscrizioni al primo ciclo, datata 15 gennaio 2010, riduce da quattro a tre le opzioni di attività alternativa previste per gli studenti che non intendono avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica. Così, dopo circa 20 anni dalla prima adozione di disposizioni annualmente riconfermate e richiamate da ben tre sentenze della Corte Costituzionale, è stata eliminata l’opzione della “libera attività di studio e/o di ricerca individuale senza assistenza di personale docente”. Ma non basta. Sul modulo allegato alla circolare, utilizzato dagli alunni per esprimere la scelta dell’attività alternativa all’insegnamento della religione cattolica, sono ulteriormente ridotte a due sole le opzioni già previste dalla circolare stessa, poiché manca quella relativa alle “attività didattiche e formative”, cioè quelle che – guarda caso – necessitano della nomina e dell’impiego di un apposito docente per tutta la durata dell’anno scolastico. Refuso o una mancanza intenzionale? Ci auguriamo che …

"Se dalla scuola (per legge) scompare la geografia", di Ilvo Diamanti

Nei nuovi curricoli dei licei e degli istituti tecnici e professionali, in via di definizione, la geografia scompare del tutto – o quasi. Non si sono sentite proteste, al proposito. Ad eccezione di quelle sollevate, comprensibilmente, dalle “associazioni di categoria” (in testa l’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia e la Società Geografica Italiana), che hanno lanciato un appello accorato (su www.aiig.it e www.luogoespazio.info). Ma c’è da dubitare che troveranno grande ascolto. I problemi che contano e appassionano sono ben altri. Anche se il territorio continua ad essere evocato, per ragioni politiche e polemiche. I confini: vengono chiamati in causa quando c’è da respingere i clandestini. Frontiere invisibili divengono muri visibili per marcare la distanza dagli “stranieri”. Per alimentare domanda di sicurezza, per richiamare la comunità perduta. Il nostro piccolo mondo che scompare, schiacciato dal grande mondo che incombe. Così si invocano le ronde, senza poi formarle. E i “confini” della città sono marcati da cartelli segnaletici che, accanto al nome di città “straniere” gemellate, avvertono: non vogliamo “stranieri”, guai ai “clandestini”. (Quasi che i clandestini si …

"Manovali, garzoni, operai ecco il lavoro senza qualità degli apprendisti-bambini", di Roberto Mania

Manovali e operai senza specializzazione. Garzoni di bottega. Sono i più giovani degli apprendisti, il 6,5 per cento del totale. Oltre 40 mila adolescenti che vivono in un´area pallida tra la scuola e il lavoro. Lavoratori deboli di conoscenza e di potere contrattuale. Sedici-diciassettenni candidati ad arrancare per sempre nel mercato del lavoro, tanto più che l´uscita dalla grande recessione non presterà alcuna cortesia nei loro confronti. La proposta del governo di equiparare il primo anno di apprendistato, a 15 anni, all´ultimo della formazione dell´obbligo, non avrà effetti significativi su questa fascia di età, a meno che non riesca a rendere attivi quei 126 mila ragazzi tra i 14 e i 17 anni che hanno smesso di andare a scuola, e non hanno neanche un lavoro: giovani “né-né”, oppure “dispersi”. Più nelle regioni meridionali (il 7,7 per cento) e nelle isole (il 6,5 per cento), che nel nord-est (il 2,8 per cento). Il governo pensa di ricorrere al lavoro per attenuare una parte dell´abbandono scolastico proprio nel paese che nella vecchia Europa detiene quasi il …

"Per la scuola una scelta miope", di Irene Tinagli

La proposta del ministro Sacconi di abbassare l’obbligo scolastico da 16 a 15 anni nasce da un problema reale: i tanti giovani che interrompono gli studi prima dei 16 anni e che cadono nell’inattività o nel lavoro nero. Il problema quindi esiste, ed è importante affrontarlo. Quello che lascia perplessi però è il tipo di risposta, perché ha il sapore di una sconfitta. Una risposta che prende atto di un fallimento e si adegua al ribasso. Anziché pensare a misure che stimolino e incentivino la frequenza della scuola, magari attraverso sistemi di borse di studio e di coinvolgimento e supporto alle famiglie, o una riorganizzazione vera dei sistemi di formazione lavoro, si lascia perdere. In un certo senso si getta la spugna. Perché affidare i giovani di quindici anni ai sistemi «formativi» extrascolastici significa lasciare soli, vista la totale inconsistenza della formazione extrascolastica in Italia. È vero, le imprese potranno beneficiare di un anno di manovalanza a basso costo e i giovani avranno un anno di esperienza lavorativa (che, attenzione, è ben diversa da vera …

Apprendistato a 15 anni: l'Unione degli Studenti promette battaglia

Organizzeremo mobilitazioni ed iniziative pubbliche nelle scuole e nel mondo studentesco, anche nei prossimi mesi priverili, contro il provvedimento – approvato dalla commissione lavoro della Camera – che darà la possibilità di assolvere l’obbligo scolastico con un apprendistato. Mentre gli altri stati europei stanno progressivamente elevando l’obbligo scolastico a 18 anni, per garantire un’istruzione elevata e gratuita per tutti, il Governo Italiano torna sui passi tracciati dalla Moratti: con l’apprendistato si potrà prendere un titolo di studio, due anni di lavoro saranno come un biennio sui banchi di scuola. A guadagnarci da ciò saranno solo le imprese e non certo i giovani perchè lo stipendio sarà minore di quello che prendono i lavoratori che fanno lo stesso lavoro dell’apprendista, i contributi saranno pagati dallo Stato e non dall’azienda e l’apprendista si formerà solo nel settore dove lavora, restando un indivisuo carente di conoscenze a 360° La scuola si sta trasformando sempre maggiormente in un luogo che forma solo su singoli settori, un posto da cui escono lavoratori la cui conoscenza sarà in un sol campo …