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La selezione della classe dirigente e le peripezie giudiziarie di alcuni politici

Giusto un anno fa, di questi tempi, scrivevo un post sul mio blog dedicato al tema – secondo me cruciale per il futuro non solo nella vita dei partiti, ma anche del valore della rappresentanza politica dei cittadini – della selezione della futura classe dirigente (a questo link https://www.manuelaghizzoni.it/2016/05/05/sulla-questione-morale-sulla-selezione-della-classe-dirigente-sulla-trasparenza/). E lo facevo partendo da tre casi di cronaca che avevano portato tre amministratori, legati al Pd, ad essere o indagati o condannati o arrestati. Sono ancora assolutamente convinta di quanto scrissi allora, del fatto cioè che “la politica, se vuole salvare la propria bellezza, deve essere in grado di selezionare, con modalità stringenti, la propria classe dirigente, a livello territoriale e nazionale”, e che “a chi vuole entrare in politica deve essere fatto lo screening non solo delle competenze, ma soprattutto dei sogni e dei valori”. Il mio era, e rimane, un ragionamento generale che ha trovato, ad esempio, nuova linfa nella recente decisione del confermato segretario nazionale del Pd Matteo Renzi di inserire, in Direzione nazionale del partito, un piccolo plotone di giovani, 20 …

Sulla questione morale, sulla selezione della classe dirigente e sulla trasparenza

Caserta: il presidente del Pd regionale Graziano, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa; Lodi: il sindaco Pd Uggetti arrestato con l’accusa di turbativa d’asta senza finalità di lucro ma per ricavare vantaggi di consenso politico-elettorale; in Sardegna il segretario regionale Pd Soru è stato condannato, in primo grado, a 3 anni per evasione fiscale. A leggere in sequenza queste notizie il cuore sobbalza e la mano trema. Che succede al mio Partito? Non è certo vittima di un complotto della magistratura. Non c’ho mai creduto prima e non ci credo ora (e le opinioni del giudice Morosini, oggi al centro della polemica pubblica, le valuto per quelle che sono: valutazioni personali, ovviamente non attribuibili all’intera magistratura). Vadano avanti i giudici nelle loro indagini e si giunga in fretta ai giudizi, i soli a poter confermare l’eventuale colpevolezza dei rei. In fretta, sì, perché nel frattempo i processi mediatici colpiscono non solo la vita delle persone coinvolte, ma attaccano in realtà le fondamenta del nostro impianto giuridico democratico, fondato sulla presunzione di innocenza. E non …