«Nuove regole per investire sull'università», di Francesco Profumo *
Caro direttore, nell’ormai lontano 1989 fu approvata la legge dell’autonomia universitaria (legge Ruberti), che consentì agli atenei di essere istituzioni che devono rispondere del loro operato ad un soggetto esterno di valutazione. Fu una riforma epocale per un sistema universitario che era stato fino ad allora fortemente centralizzato e privo di autonomia. Il ministero dell’Istruzione «dettava le regole» e le singole università le «applicavano»: per quello che si doveva insegnare, per come si doveva spendere e per come scegliere i temi della ricerca scientifica. L’obiettivo principale della nuova legge fu quello di rendere (in prospettiva) gli atenei autonomi e responsabili, legando una parte del finanziamento del ministero al raggiungimento di specifici obiettivi. Nei primi Anni Novanta, le università scrissero «da sole» la loro mini-costituzione, ovvero lo statuto. Successivamente, il primo passo concreto dell’autonomia fu la responsabilizzazione dei centri di spesa delle università, meglio nota come autonomia finanziaria degli atenei. A seguire, furono attuate l’autonomia didattica e quella relativa al reclutamento del personale docente e tecnico amministrativo. Dopo vent’anni dall’approvazione della legge, si può affermare che …
