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«Nuove regole per investire sull'università», di Francesco Profumo *

Caro direttore, nell’ormai lontano 1989 fu approvata la legge dell’autonomia universitaria (legge Ruberti), che consentì agli atenei di essere istituzioni che devono rispondere del loro operato ad un soggetto esterno di valutazione. Fu una riforma epocale per un sistema universitario che era stato fino ad allora fortemente centralizzato e privo di autonomia. Il ministero dell’Istruzione «dettava le regole» e le singole università le «applicavano»: per quello che si doveva insegnare, per come si doveva spendere e per come scegliere i temi della ricerca scientifica. L’obiettivo principale della nuova legge fu quello di rendere (in prospettiva) gli atenei autonomi e responsabili, legando una parte del finanziamento del ministero al raggiungimento di specifici obiettivi. Nei primi Anni Novanta, le università scrissero «da sole» la loro mini-costituzione, ovvero lo statuto. Successivamente, il primo passo concreto dell’autonomia fu la responsabilizzazione dei centri di spesa delle università, meglio nota come autonomia finanziaria degli atenei. A seguire, furono attuate l’autonomia didattica e quella relativa al reclutamento del personale docente e tecnico amministrativo. Dopo vent’anni dall’approvazione della legge, si può affermare che …

«Studenti a prova di fiducia», di Roberto Ciccarelli

Dopo il 14 dicembre e l’incontro con Napolitano, i giovani più «sfiduciati» d’Europa preparano le nuove iniziative per bloccare la riforma dell’università. A partire dallo sciopero Fiom del 28 gennaio Il movimento no-Gelmini ha dunque avuto un esito rassicurante. Dopo avere distinto i «violenti» protagonisti del tumulto del 14 dicembre a Roma dagli studenti «non violenti» che hanno parlamentato con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una settimana dopo, l’ordine del discorso è stato riportato allo zero. Gli studenti, cioè i ragazzi tra i 18 e i 30 anni più disoccupati d’Europa (il 28 per cento, mentre più alto è il tasso di «sfiduciati» che il lavoro nemmeno lo cercano o, più semplicemente, lavorano «in nero») hanno avuto un buon voto sui quaderni delle loro doglianze e sono andati in vacanza soddisfatti. L’«unico interlocutore» ha ribadito che sul loro futuro si gioca il destino della democrazia. All’apice della commozione nazionale, nessuno però ha ricordato la «profezia» del presidente dell’Inps Antonio Mastropasqua il quale ha sostenuto che «se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati …

"È vero, siamo un Paese per vecchi anche se abbiamo le università migliori", di Elena Dusi

L´oncologo Gattinoni a 30 anni è andato negli Usa: qui ti prendono sul serio a prescindere dall´età. «Ero un medico specializzando e con alcuni colleghi riuscii a pubblicare una ricerca su una rivista importante. Avevamo trovato una terapia efficace per un paziente con un melanoma che in genere lascia solo sei mesi di vita. Fu una soddisfazione enorme. Ma quando lo raccontai al mio primario, lui mi disse “Pensa a fare cose più importanti” ritenendo che non sarebbe mai stato pubblicato». È uno degli ultimi ricordi italiani di Luca Gattinoni, che ha lasciato l´Italia a 30 anni alla fine della specializzazione in oncologia all´università di Milano e all´Istituto Nazionale Tumori e oggi è “staff scientist” (qualcuno lo tradurrebbe con “scienziato col posto fisso) al Center for Cancer Research, la punta di lancia del settore della ricerca oncologica dei National Institutes of Health americani. Ha ragione il presidente Napolitano a dire che in Italia le opportunità per i giovani sono soffocate? «L´Italia è un Paese per vecchi. Una delle prime cose che ti colpiscono quando arrivi …

"E gli studenti anti-Gelmini esultano", di G.D.M.

“Ci ha messi al centro della scena”. Dai partiti applausi bipartisan. Polemica del Carroccio sui 150 anni dell´Italia Borghezio: “Unita dalla mafia”. Berlusconi chiama il Colle. Bersani: “Il Quirinale pone in primo piano i problemi reali”. Il discorso di fine anno di Giorgio Napolitano è piaciuto a quasi tutti. Alle forze politiche, con l´eccezione polemica della Lega sempre in prima fila per le elezioni anticipate, ma in particolare ai giovani studenti che hanno contestato la riforma Gelmini sull´università. Il richiamo a loro ha commosso i ragazzi. «Ci ha messo al centro della scena. Vuol dire che abbiamo proprio ragione, non è una nostra impressione – dice Claudio Riccio, uno dei 12 delegati che il 22 dicembre fu ricevuto dal presidente della Repubblica -. E il fatto che abbia dedicato a noi il suo intervento significa che siamo riusciti a modificare il dibattito pubblico. Un´impresa assolutamente non facile». La politica tira le parole del capo dello Stato dalla parte che più fa comodo a ciascuno. Evitando clamorose forzature, fatta salva la posizione di Umberto Bossi che …

"L'Arroganza sconfitta", di Stefano Rodotà

L´anno si chiude con un significativo segnale istituzionale e civile. Il presidente della Repubblica ha firmato la legge sull´università (non oso definirla “riforma”), e ciò conferma il suo scrupolo nell´esercizio del delicatissimo potere di dare il definitivo via libera alle leggi, sottolineando che nel testo approvato dal Parlamento non ha ravvisato «motivi evidenti e gravi per chiedere una nuova deliberazione alle Camere». Ha, però, accompagnato questa sua decisione con una lettera al presidente del Consiglio nella quale non solo si mette in evidenza che nella legge sono presenti “criticità” che dovranno essere affrontate e risolte, ma si richiama il governo all´osservanza di ordini del giorno approvati dal Senato «contenenti precise indicazioni anche integrative» su contenuti e risorse. E soprattutto Napolitano ha concluso la lettera auspicando che, «su tutti gli impegni assunti con l´accoglimento degli ordini del giorno e sugli sviluppi della complessa fase attuativa, il governo ricerchi un costruttivo confronto con tutte le parti interessate». Proprio da queste ultime parole bisogna partire. Il lungo iter legislativo è stato caratterizzato dalla “disattenzione” del Governo per ogni …

"Tra i quattro "vizi" indicati dal Colle i sussidi regionali voluti dalla Lega", di Alberto D'Argenio

Ecco la lettera a Berlusconi: attuare le promesse sui fondi. Il testo prevede che il 10% degli assegni sia riservato a chi vive nella regione sede dell´università. Quattro punti specifici e due richiami generali di grande portata, come la richiesta di aumentare le risorse a disposizione degli atenei e la necessità di «confrontarsi» con tutte le parti interessate nella lunga fase attuativa che la riforma Gelmini dovrà superare prima di diventare realtà. Sono queste le «criticità» contenute nella lettera che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al premier Berlusconi firmando la tanto contestata riforma dell´università. Missiva che contiene anche un bacchettata – per quanto ammantata da rilievo tecnico – alla Lega che, a gran voce, aveva ottenuto (articolo 4) di destinare il 10% delle borse di studio ai residenti nella regione in cui si trova l´ateneo. Una norma che vista dal Colle «appare non pienamente coerente con il criterio del merito». La battaglia del Carroccio era stata aperta dal governatore del Piemonte Roberto Cota, spalleggiato dal pasdaran Mario Borghezio che accusava: «I ragazzi …

Presidente Napolitano firma il Ddl Gelmini ma con rilievi

Ghizzoni: su riforma resta il giudizio negativo ma siamo disponibili al confronto per il futuro del Paese. “La lettera del Presidente della Repubblica conferma la grande attenzione e sensibilità riposta dal Quirinale sulla legge di riforma delle università. Altresì impegna il governo a un confronto con le parti interessate in tutta la complessa fase attuativa della legge Gelmini. Pur mantenendo, fermo il giudizio negativo sui contenuti del provvedimento, il Pd non farà mancare le proprie sollecitazioni anche su quei decreti ministeriali che non prevedono ulteriori passaggi parlamentari e sugli atti che il governo dovrà mettere in campo per ottemperare precisi impegni contenuti negli ordini del giorno approvati alla Camera e al Senato. Sarà quello uno dei banchi di prova per verificare la reale disponibilità al dialogo dell’esecutivo. Non ci siamo mai sottratti nè mai ci sottrarremo a un confronto di merito su un tema, come quello dell’università, da cui dipende il futuro del nostro Paese”. Cosi la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera commenta le osservazioni del Quirinale alla riforma Gelmini. ****** “Si …