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Sui tetti, in strada e nelle piazze. Oggi si vota la riforma Gelmini

Università in subbuglio Dilaga la protesta contro il testo del ministro dell’Istruzione. Montecitorio In Aula deputati al lavoro, fuori il sit-in di studenti, dottorandi e ricercatori. Ettore Scola guarda verso le ragazze e i ragazzi seduti in terra, ascoltano attenti leggere dalla dichiarazione universale dei diritti, dalla Costituzione italiana, articolo 34, «i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi ». «Vedi come sono attenti, – dice il regista – disponibili a comprendere e esercitare lo spirito critico. Dobbiamo fare qualcosa per loro». Lui è stato il primo a salire sul tetto di Fontanella Borghese con i ricercatori di architettura, perché: «La cultura è una sola, come una sola è l’ignoranza che ispira questo governo, che non vuole cittadini ma oziosi consumatori di Tv». Due scalette metalliche a pioli per inerpicarsi sul tetto, salgono e scendono teste canute e celebrità dello spettacolo: Nicola Piovani è circondato dalle telecamere: «Nei cd e nei lettori prodotti dall’industria c’è anche il contenuto di un poeta o di un …

"E' una riforma sulla pelle dei ragazzi": il famoso fisico Giorgio Parisi stronca la riforma sull'università, di Caterina Perniconi

Nell’intervista il fisica italiano di fama internazionale definisce la riforma “un bel disastro”… La valutazione degli atenei, i bilanci, la sperimentazione, l’emendamento cancellato sui ricercatori…. L’invadenza della politica e il ruolo del privato “Questa riforma è un bel disastro”. E se a dirlo è Giorgio Parisi, uno dei più autorevoli fisici viventi, padre della “teoria del caos”, c’è di che preoccuparsi. Sessantadue anni, professore all’Università La Sapienza di Roma, la scorsa settimana ha ricevuto la medaglia Max Planck per i suoi studi, riconoscimento ricevuto nella storia da scienziati del calibro di Albert Einstein ed Enrico Fermi. In Italia potremmo non avere più un Giorgio Parisi. Perché gli studenti migliori ormai portano il loro cervello all’estero, e non riescono a rientrare nel sistema universitario. Che con questa legge non cambierà in meglio. Professore, l’Italia ha bisogno di una riforma dell’Università. Perché non questa? É vero, c’è una grande necessità di cambiamento. Ma nella direzione contraria a quella in cui va questa legge. Cioè? La prima cosa da fare è valutare gli atenei. Noi conosciamo la situazione …

"No, non torno negli Usa è il momento di lottare"

La ricercatrice Francesca Coin questa sera a “Vieni via con me”. Con una lettera a “Repubblica” Francesca Coin, 34 anni, illustrò lo shock del rientro in un´università italiana dopo otto anni di vita accademica in America: «Negli Usa era venuto a prendermi all´aeroporto il capo dipartimento dell´ateneo, come ricercatrice guadagnavo il triplo, essere giovani là è una risorsa non un problema». Ora è sui tetti di Architettura, a Roma, e questa sera leggerà nello studio di Fazio e Saviano un elenco di cose per lei necessarie all´università italiana. Sono passati 45 giorni da quella lettera, che è successo nel frattempo? «Il ministro Gelmini non mi ha mai risposto e io, da ricercatrice, ho dichiarato l´indisponibilità a insegnare alla Ca´ Foscari. E con l´avvicinarsi del voto parlamentare è cresciuta la necessità di bloccare una riforma sbagliata». Perché sbagliata? «Per tre motivi, fra i tanti. Non trova un posto per i ricercatori precari, saranno precari per sempre. L´autonomia di pensiero che da secoli nutre le università viene compromessa dall´arrivo di un cda con poteri vincolanti. E poi …

Meloni: «Poche assunzioni e scarse risorse, questo governo non investe sull'istruzione», di A. Mig.

Marco Meloni, responsabile Università del Pd, risponde all’intervista rilasciata al Messaggero dal ministro Mariastella Gelmini. «Non è vero che il Pd non vuole la riforma. Noi ne vogliamo una che sia più incisiva di quella del governo». Marco Meloni, responsabile Università del Pd, risponde all’intervista rilasciata al Messaggero dal ministro Mariastella Gelmini. Il ministro dice che il paese è con lei sulla riforma. «Non è vero che questa legge è popolare. Non a caso il ministro Gelmini è fra i meno amati del governo in questo momento. E non è vero che la sinistra non vuole riformare l’università. Noi volevamo una riforma più incisiva, non questa». Più incisiva in che senso? «La legge Gelmini mette molte regole su tutto ciò che riguarda, ad esempio, la governance degli atenei, che vengono oppressi da un iper controllo del ministero. Invece su punti dove andavano messe norme certe la riforma è vaga. Per la valutazione si dice che i meritevoli otterranno più soldi, ma senza dire come. Il Pd aveva messo sul piatto delle idee concrete su come …

"La riforma aiuta i baroni", di Maurizio Ferraris

L´impressione è quella di avere a che fare, più che con un ministro, con un curatore fallimentare che considera l´Università una bad company da dismettere. Non sorprende se gli studenti protestano. Il ministro Gelmini ha commentato le proteste per l´Università dicendo che così gli studenti fanno gli interessi dei baroni, poi ha sostenuto che tra i meriti fondamentali della sua riforma c´è il porre fine a parentopoli. Ora, i baroni sembrano assolvere nello specifico della politica universitaria la stessa funzione retorica di spauracchio generico e inesistente che hanno “i comunisti” nella politica generale della destra populista. E stupisce veder riemergere, in contesti storici radicalmente mutati, una categoria che in effetti è stata azzerata (insieme a molte cose cattive o semplicemente vecchie e ad alcune cose buone) dal Sessantotto, ossia cinque anni prima che nascesse il ministro. Questo il ministro non può non saperlo. Così come non può non sapere che la riforma dei concorsi da lei voluta due anni fa, mettendo nelle commissioni soltanto gli ordinari ed escludendone (diversamente che in precedenza) gli associati e …

"Giù dal tetto, oggi si va in piazza", di Gioia Salvatori

Salirci è difficile, ma più difficile è scendere. Perché il tetto, una volta che ci sei sopra e finalmente qualcuno si accorge che esisti, diventa un impegno, una missione per sé e per i posteri. I ricercatori che da quattro giorni occupano quello della facoltà di Architettura de La Sapienza, alimentano il vento che soffia forte: ci urlano dentro che per niente al mondo diventeranno “invisibili”. Sono gli “ultimi Mohicani”, hanno cuore e coraggio. Più vicini al cielo che al suolo, dominano i ponti di Roma E affrontano i palazzi della politica che da quel tetto si vedono tutti: tanto vicini geograficamente, quanto lontani idealmente. A loro sono più prossimi i lavoratori vittime della crisi, gli immigrati sulle gru, i cassintegrati sardi, i centralinisti dei call center. A loro, portano rispetto: «Di fronte a un metalmeccanico cassintegrato o a un immigrato in nero noi siamo dei privilegiati. Le nostre battaglie, però, sono contigue», dice Gianfranco che per salire sul tetto ha lasciato a casa la moglie e due figli che il primo giorno gli hanno …

"Il “tetto” bipartisan di studenti e professori", di Giulio Peruzzi*

La protesta contro la riforma Gelmini coinvolge docenti e giovani di ogni colore politico ma con lo stesso obiettivo: salvare l’università e la ricerca. Il mondo dell’Università in questi giorni intensifica le proteste contro il cosiddetto ddl Gelmini. A protestare, levando alto il loro disagio, ci sono studenti, docenti universitari (ricercatori, associati, ordinari), rettori, presidi di facoltà, direttori di dipartimento. Migliaia di persone assolutamente non ascrivibili a una definita parte politica. Sono di destra e sinistra, ma non hanno tanto a cuore la loro appartenenza politica. Hanno a cuore l’alta formazione e la ricerca. Hanno a cuore il futuro di questo Paese, avviato a un masochistico declino, la cui rappresentazione metaforica è l’emergenza rifiuti, i crolli del suo patrimonio artistico, la menzogna eretta a sistema, la travolgente parabola dell’illecito che diventa lecito, il successo mediatico che diventa tout court merito. Le forze politiche, che alla Camera stanno approvando il ddl Gelmini di riforma “epocale” (sic!) dell’Università pubblica, vanno avanti senza nessun interesse per quello che questo significa. Se i “futuristi” di fini approveranno la riforma …