«Università, i limiti della riforma mancata», di Marco Meloni *
Fallito il “blitz-Gelmini”, che ne sarà dell’Università italiana? Finora la scelta del governo di procedere a spallate ha generato una prevedibile contrapposizione: da un lato, i profeti della “riforma epocale” da approvare subito a scatola chiusa; dall’altro, il “tanto peggio tanto meglio” di chi si augura il fallimento di qualsiasi riforma. Due radicalismi uguali e contrari che si sorreggono a vicenda e rischiano di produrre il solito risultato: nessuna riforma. Oppure una riforma di propaganda, che dice di voler cambiare tutto a patto che “nulla cambi”. Il rischio è che chi protesta senza proporre si trovi a dover ringraziare il governo se trovasse le risorse – una riduzione dei tagli già in vigore, in realtà – per consentire al sistema universitario nel 2011 di sopravvivere e per una norma utile solo per qualche migliaio dei 26.000 ricercatori strutturati, nell’intento di placarne la protesta, e senza nuove posizioni di accesso alla carriera, come ha rilevato Irene Tinagli. Dunque, nessuna prospettiva per le decina di migliaia di ricercatori, specie precari, che chiedono solo un’opportunità di misurarsi. Abbiamo …
