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Università, Pd: passa ‘Lodo salva rettori’, è il trionfo della gerontocrazia

Ghizzoni: grazie emendamento maggioranza rettori in carica fino a 78 anni. “Nel corso dell’esame del ddl Gelmini è stato approvato un emendamento che consentirà, in sede di prima applicazione della legge, ai rettori in carica di completare il loro mandato oltre i 70 anni e di essere riproposti nell’incarico anche dopo in settant’anni. In sostanza, i rettori potranno restare in carica fino a 78 anni. E’ al trionfo della gerontocrazia altro che il ringiovanimento promesso dalla Gelmini”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni commenta l’esito delle votazioni degli emendamenti al ddl Gelmini che riforma il sistema universitario.

Riforma Gelmini, il 43 % dei ricercatori non salirà più in cattedra per protesta

Su 863 ricercatori dell’Università di Palermo, 485 si dicono «non disponibili» a svolgere attività non previste dal contratto, come la didattica, in segno di protesta contro il disegno di legge Gelmini. A questi si aggiungano 239 ricercatori su 629 dell’ateneo di Messina e 200 su 649 a Catania. Il «no» raggiunge dunque una media del 43 per cento. I dati sono stati forniti dalla Flc-Cgil Sicilia. Il sindacato sottolinea che è a rischio il regolare avvio delle lezioni e la qualità dell’offerta formativa, mentre molti corsi di laurea partiranno senza una copertura degli insegnamenti fondamentali. «Sono i ricercatori a tenere in piedi il sistema universitario italiano», dice Giusto Scozzaro, segretario della Flc Cgil, «il loro problema è quello di una stabilizzazione e di un’attività basati su requisiti certi. Chiediamo il blocco della riforma, che peggiora la qualità della formazione e riduce i finanziamenti». PROTESTA – Atenei siciliani in stato di agitazione e inizio delle lezioni rinviato a metà ottobre a Palermo e Messina, mentre a Catania le lezioni slitteranno al primo novembre solo alla facoltà …

"Ricercatori, ancora alla porta", di Enrico Campofreda

A colloquio con Manuela Ghizzoni, deputata del Partito democratico, che segue alla Camera l’iter di approvazione del decreto Gelmini. Tra i punti deboli la carenza di fondi: «Mancano 1,35 miliardi di euro». L’accelerazione che il governo, tramite il ministro dell’Istruzione Gelmini, voleva dare all’approvazione della Riforma universitaria ha incontrato un primo ostacolo nella riunione dei capigruppo della Camera. La discussione parlamentare è slittata di dieci giorni e la votazione avverrà, come ha sottolineato il presidente Fini, al termine della sessione bilancio che parte a metà novembre. Ad accogliere queste novità con una certa soddisfazione i ricercatori dei comitati in lotta dei vari atenei che considerano il rallentamento frutto della propria mobilitazione. Un’agitazione che ha iniziato a ricevere il conforto di professori anche ordinari, di qualche rettore, e degli studenti che pure si troveranno a vivere il disagio di blocchi e ritardi della didattica. La difesa dell’università pubblica e del diritto allo studio generalizzato è il bene comune che unisce docenti e discenti. Manuela Ghizzoni, deputato Pd e lei stessa ricercatrice, sta seguendo nella VII Commissione …

Università: Ghizzoni (Pd), nessun calendario alternativo La maggioranza ascolti nostre proposte

“La conferenza dei capigruppo della scorsa settimana ha previsto l’inizio del dibattito in aula del Ddl Gelmini per il prossimo 14 ottobre: non esiste al momento nessun altro calendario alternativo”. Lo afferma la capogruppo Pd nella commissione Cultura, Manuela Ghizzoni, la quale aggiunge: “I 600 emendamenti depositati, metà dei quali a firma della maggioranza, dimostrano che il disegno di legge ha bisogno di importanti modifiche e di risorse, sulla cui entità avremo certezza solo con l’imminente legge di stabilità. I pareri favorevoli espressi dal relatore alle nostre proposte di modifica agli art. 1 e 2 del provvedimento, discussi oggi in commissione, riguardano questioni marginali. Andando avanti nella discussione – conclude la deputata democratica – ci aspettiamo una maggiore apertura alle nostre proposte”.

"L’ultimo anatema sulla scienza maligna", di Miriam Mafai

Si chiudano dunque i laboratori. Dietro ogni scienziato chino sulle sue provette è riconoscibile il Maligno. In particolare quando lo scienziato si permetta di indagare su quello che per millenni è stato un mistero imperscrutabile, il mistero della procreazione. Questo era e resta il giudizio della Santa Sede. Questo è il giudizio della Santa Sede anche nel momento in cui a Robert Edwards viene conferito il premio Nobel per la medicina. Ma, se la Santa Sede protesta, centinaia di migliaia di donne saluteranno con soddisfazione questo riconoscimento al medico che ha regalato loro la gioia della maternità. Robert Edwards è infatti lo scienziato inglese che, nel 1978, dopo un lungo periodo di ricerca e di tentativi, è riuscito, per la prima volta a far incontrare in provetta uno spermatozoo e un ovulo. Da quell’incontro nasceva Louise Brown. Oggi Louise è una giovane donna, sana e felice, che ha dato vita, in modo naturale, ai suoi bambini. E in tutto il mondo, grazie al lavoro di Edwards vivono, sani e felici, centinaia di migliaia di bambini …

"Atenei, i ricercatori chiamano precari e studenti. In gioco il destino di tutti, di Jolanda Buffalini

Valle Giulia, facoltà di architettura a Roma 1, a pianterreno studenti seguono attraverso un monitor; primo piano, un altro monitor un’altra piccola folla attenta, un cartello indica: maxischermo in Aula 7. L’Aula magna è gremita, non si respira, sulla cattedra, in fondo, preside e capo-dipartimento delle due facoltà (Valle Giulia e Quaroni), prorettore, ricercatori. Si sta svolgendo una lezione sui generis, l’oggetto è il sistema universitario italiano, i tagli del governo, la riforma Gelmini, il perché della protesta dei ricercatori che chiamano studenti, precari e ordinari a unirsi. Carola Clemente, ricercatrice, fa scorrere le slide, statistiche ufficiali dell’Ocse: il rapporto docenti studenti in Italia è 1 a 19,5, «siamo avanti solo a Slovenia, Turchia, Cile», in Europa le borse di studio sono al 39% mentre in Italia al 29, il finanziamento alla ricerca è sceso in Italia allo 0,8 del Pil mentre la Germania ha triplicato gli investimenti e la media europea è sopra l’1,5%. Una caterva di dati per spiegare agli studenti, attentissimi, quasi tutti dei primi corsi «come si sta smantellando l’università pubblica …

Università, da Pd pacchetto emendamenti per contenere danni e valorizzare i ricercatori

Ghizzoni:risorse adeguate a media Ocse, tutele per precari, in cattedra in 6 anni. “Il partito democratico ha presentato un pacchetto di emendamenti al ddl università volto a contenere i danni di una riforma profondamente sbagliata perché inserita in una logica di tagli, lesiva dell’autonomia degli atenei, che non garantisce le legittime aspettative di chi già lavoro nelle università e chiude le porte ai giovani. La verità è che con questa legge si rischia di perdere un’intera generazione di talenti che ha già pronte le valigie per andare all’estero dove verrebbe valutata solo per il proprio valore scientifico. I nostri emendamenti prevedono che l’Italia raggiunga il livello medio Ocse di investimenti per il sistema universitario; che il 50% dei finanziamenti agli atenei sia ripartito secondo i risultati conseguiti; che i meccanismi per garantire il diritto allo studio tengano insieme merito e reddito; che ai giovani precari sia attivato un contratto di lavoro con adeguate tutele sociali; che si possa entrare in cattedra dopo 6 anni di esperienza come ricercatore a tempo determinato; che sia istituito una …