Tutti gli articoli relativi a: università | ricerca

"Una legge burocratica che affossa gli atenei", di Marco Meloni

Ridicolo sul diritto allo studio, centralista e burocratico soprattutto «coerente con la politica di questo governo: disinvestire sul sapere, affossare il sistema universitario, mandare a casa migliaia di precari senza alcuna tutela sociale». Per Marco Meloni, coordinatore del Pd sulle politiche universitarie, il ddl governativo che si sta discutendo al Senato sarebbe una presa in giro se non fosse qualcosa di peggio: «1,4 miliardi di tagli degli anni scorsi e il blocco del turnover hanno paralizzato gli atenei. Con la manovra si aggiungono altre pesantissime misure che rendono carta straccia il progetto di riforma. Anche Napolitano, a Trieste, ha detto che ci deve essere la copertura finanziaria per la riforma». Il Pd, però, sostiene che la riforma si deve fare e Michele Salvati, sul Corriere, contro la vostra proposta di abbassare l’età pensionabile, cita Isaac Asimov: l’estrema scarsità di risorse aveva indotto a sopprimere gli ultra sessantacinquenni. «Salvati fa considerazioni giuste sulla valutazione, mentre da altri vengono resistenze di semplice conservazione. La nostra proposta non impedisce ai professori bravi di fare didattica e ricerca, sarebbero …

"Università, valutiamo le qualità", di Irene Tinagli

Come periodicamente accade nel nostro Paese, si riaccende il tormentone vecchi contro giovani, con l’eterno tema del ringiovanimento dell’università italiana. L’occasione stavolta è la proposta del Pd di mandare in pensione tutti i professori sopra i 65 anni, un’idea lanciata già qualche mese fa ma tornata d’attualità dopo l’apertura del ministro Gelmini. Chiaramente numerosi professori vicini o già sopra la soglia si sono indignati, sentendosi rottamati come vecchie auto, rivendicando l’enorme patrimonio culturale e scientifico che in questo modo andrebbe buttato al vento. Altrettanto prevedibilmente i sostenitori della proposta hanno accusato chiunque fosse contro di voler difendere i baroni, di essere i peggiori nemici dei giovani e così via. C’è tuttavia qualcosa che non torna in questo dibattito un po’ scontato. Dal lato dei «giovani», per quanto sia facile simpatizzare per i ricercatori che lavorano nel sistema universitario italiano con contratti precari e stipendi da fame, non torna affatto il ragionamento per cui chiunque abbia più di 65 anni rubi lo stipendio mentre i giovani che verrebbero immessi nel sistema sarebbero tutti grandi talenti iperproduttivi. …

«Così l’università muore Non è un’azienda ma un vessillo di cultura», intervista a Umberto Mura

Umberto Mura, 63 anni e 40 di anzianità professionale, è il preside della facoltà di Scienze Matematiche Fisiche Naturali all’Università di Pisa. Ha scritto una lettera aperta per denunciare le «insostenibili limitazioni finanziarie e di prospettiva imposte dalle scelte scellerate » del governo,ma anche il «silenzio istituzionale» del suo ateneo dove tutte le facoltà (tranne una) hanno lanciato l’allarme. Professore, cosa succede all’università italiana? «Da tempo, perché l’onda lunga arriva dal governo precedente, c’è un’indiscriminata azione di distruzione di quanto di buono esiste nell’università. Non nego che ci siano dei guai nelle pieghe dell’accademia, ma si sta facendo di tutta l’erba un fascio». In che modo? «Attraverso una disinformazione da cui usciamo malconci. I docenti devono vergognarsi? Io entro alle 8,30 ed esco alle 20,30, e come me tantissimi. E senza cartellino. Che gran privilegiati, direbbe il ministro Brunetta. Invece siamo dei fessi che non fanno vita beata». Il consiglio di facoltà teme che a settembre ci siano corsi di laurea impossibilitati a partire, con offerta didattica insufficiente o inadeguata. Sarà così? «Io, da vero …

"La riformetta dell'università", di Massimo Livi Bacci

Sull’università si sa tutto, o quasi. Ci sono analisi e saggi approfonditi, documenti e statistiche. Do per scontato che la maggioranza conosca la situazione e capisca la necessità di un rinnovamento. Essa si era posta (almeno originariamente) obbiettivi non troppo lontani da quelli della mia parte politica e sui quali una convergenza, magari parziale, avrebbe potuto essere costruita. Attendevamo dunque una riforma, con la R maiuscola, una riforma capace di ammodernare il modo di creare scienza e conoscenza, di diffonderle, di trasmetterle. Ma al governo è mancato il coraggio. Chi volesse ergersi a difensore dello stato attuale – e io non sono tra questi – qualche buona ragione potrebbe anche trovarla. Faccio solo un esempio. Lo stato della ricerca nel nostro paese non è poi così catastrofico: dalle graduatorie – quasi sempre citate per mostrare che gli atenei italiani stanno ai piani bassi delle classifiche – apprendiamo che la produzione scientifica nel campo della fisica pone l’Italia al settimo posto in campo internazionale, e ancora al settimo posto sta il nostro paese nell’ambito della biologia …

"La riforma immaginaria dell'università che muore", di Tito Boeri

Oggi il disegno di legge del Governo sulla riforma dell’università andrà in Aula al Senato. Dopo la riforma Brunetta della pubblica amministrazione, sacrificata sull’altare della manovra economica, anche questa riforma sembra destinata a svanire nel nulla. Nel dibattito in Commissione, i pochi aspetti innovativi del provvedimento, quelli sulla governance delle università, sono stati accuratamente disinnescati dalle lobby accademiche, ben rappresentate in Parlamento. Lunga vita avranno le facoltà, destinate nel disegno originario ad essere soppiantate da dipartimenti molto più vicini all’organizzazione della ricerca, il peso degli esterni nei consigli di amministrazione è stato ulteriormente ridotto e l’obbligo di programmazione triennale, un tentativo di rendere le università maggiormente lungimiranti, abolito perché avrebbe legato le mani, meglio vincolato i bilanci, del Ministero. Non che fossero grandi cambiamenti, ma almeno una parvenza di innovazione la davano. Forse per salvare le apparenze, il ministro Gelmini negli ultimi giorni è stata molto attiva nel fare le uniche riforme di cui questo governo ha sin qui dato prova, quelle annunciate a mezzo stampa. Ecco allora una serie di notizie distillate ai giornali …

Manovra, Pd: anche su cultura centrodestra traballa

Ghizzoni: parere maggioranza certifica fallimento governo. “Anche la maggioranza riconosce che per il settore della conoscenza, per la cultura e l’editoria la manovra economica fa acqua da tutte le parti e deve essere cambiata”. Lo dice la capogruppo democratica della commissione Cultura della Camera Manuela Ghizzoni commentando il parere che la maggioranza ha espresso in commissione per chiedere al governo maggiori risorse per le università, per le attività culturali e per l’editoria. “Questo parere è la classica dimostrazione che su questi settori il governo ha fallito perché li ritiene solo strumenti per fare cassa e non su cui investire per lo sviluppo del paese. Ai deputati della maggioranza che hanno votato il parere – conclude Ghizzoni – chiediamo adesso atti conseguenti e coerenza e quindi di votare i nostri emendamenti alla manovra”.

"L’opposizione e le proposte del PD sono nei fatti, e negli atti parlamentari", di Marco Meloni

Una risposta all’Assemblea dei docenti e dei ricercatori di Salerno. La posizione espressa dall’Assemblea dei docenti e dei ricercatori dell’università di Salerno è un’occasione per riflettere profondamente e, al contempo, per corrispondere alle sollecitazioni che manifesta. Quelle che stiamo attraversando sono, per l’Università italiana, giornate difficili. Manovra economica e ddl Gelmini, infatti, assestano un ulteriore duro colpo al sistema dell’università e della ricerca, oltre che dell’istruzione nel suo complesso. Di fronte all’accusa, rivolta all’opposizione, di silenzio o, peggio, di sostanziale condivisione con le scelte del governo, la risposta migliore sono i fatti. E i fatti sono che la principale forza di opposizione, il Partito Democratico, sta svolgendo il suo compito in diversi modi. Primo, contrastando, con gli strumenti parlamentari e nel dibattito pubblico, il disegno del governo. Secondo, avanzando proposte alternative. Terzo, dialogando con chi, in questo caso, in particolare nelle università, sta lottando per la tutela non solo dei propri diritti, quanto soprattutto per rafforzare il ruolo centrale che il sistema universitario e della ricerca hanno per il futuro del Paese. Quarto, rivolgerci, per …