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"Otto euro per la formazione e aiuti dalle famiglie. Chi è l'insegnante del 2012", di V. San.

Non più giovanissimi, a volte demotivati, pieni di voglia di fare nonostante le difficoltà oggettive moltiplicate dalla crisi economica: sono gli insegnanti italiani, oltre 700 mila persone che ogni anno cercano di istruire i quasi 8 milioni di studenti delle 9.500 scuole statali di ogni ordine e grado. Non ci sono solo i 600 mila docenti di ruolo, che percepiscono regolarmente uno stipendio che va dai 1.300 a 2.000 euro in base all’anzianità, con ferie e tredicesima retribuite: ci sono anche 60mila insegnanti di sostegno e 50 mila precari, che in questi giorni aspettano con ansia di essere richiamati in servizio per cominciare a lavorare, ma senza ferie retribuite e con la malattia pagata solo al 50% se l’incarico non è annuale. La maggior parte è donna, il 79,4%. E moltissimi non sono più giovani: se l’età media degli insegnanti di ruolo è 49 anni (dati del ministero dell’Istruzione), nel 2007-2008 più della metà dei docenti italiani in servizio nella scuola secondaria era over 50, tra i più vecchi in Europa, mentre nella scuola primaria …

"Università, al via i test di ammissione. A Milano in 4.000 per 500 posti", di Valentina Santarpia

Quando c’è stato il test di ammissione a Medicina alla Cattolica, ad aprile, sull’Aurelia a Roma c’erano 22 km di coda per le auto che si dirigevano verso la sede dell’esame. La scorsa settimana, alle prove del Campus biomedico, i candidati erano così tanti che i quiz sono stat spostati alla Fiera di Roma perché l’ateneo non aveva abbastanza aule disponibili. E all’università di Palermo, in vista della sfida a suon di crocette di martedì prossimo, hanno già predisposto «speciali misure di sicurezza». Bastano questi tre esempi per avere un’idea della massa di studenti che anche quest’anno sta cercando disperatamente di indossare un camice bianco e intraprendere un corso di laurea in Medicina e chirurgia. Secondo le stime di Angelo Mastrillo, docente dell’università di Bologna e membro dell’Osservatorio conferenza nazionale dei corsi di laurea Facoltà di medicina e chirurgia, saranno 77 mila i diplomati che martedì 4 settembre sosterranno gli esami per cercare di accaparrarsi uno degli 11 mila posti disponibili (10.173 per Medicina e chirurgia e 931 per Odontoiatria) a cui vanno aggiunti i …

"Università, al via i test di ammissione. A Milano in 4.000 per 500 posti", di Valentina Santarpia

Quando c’è stato il test di ammissione a Medicina alla Cattolica, ad aprile, sull’Aurelia a Roma c’erano 22 km di coda per le auto che si dirigevano verso la sede dell’esame. La scorsa settimana, alle prove del Campus biomedico, i candidati erano così tanti che i quiz sono stat spostati alla Fiera di Roma perché l’ateneo non aveva abbastanza aule disponibili. E all’università di Palermo, in vista della sfida a suon di crocette di martedì prossimo, hanno già predisposto «speciali misure di sicurezza». Bastano questi tre esempi per avere un’idea della massa di studenti che anche quest’anno sta cercando disperatamente di indossare un camice bianco e intraprendere un corso di laurea in Medicina e chirurgia. Secondo le stime di Angelo Mastrillo, docente dell’università di Bologna e membro dell’Osservatorio conferenza nazionale dei corsi di laurea Facoltà di medicina e chirurgia, saranno 77 mila i diplomati che martedì 4 settembre sosterranno gli esami per cercare di accaparrarsi uno degli 11 mila posti disponibili (10.173 per Medicina e chirurgia e 931 per Odontoiatria) a cui vanno aggiunti i …

"Cattedre, non escludere i giovani", di Fausto Raciti*

In tempi di strettezze economiche riuscire a istruire percorsi per l’assunzione stabile di nuovi docenti per la scuola pubblica è un risultato da accogliere positivamente. Certo, gli errori del passato si riflettono negativamente sulle soluzioni del presente. In tempi di strettezze economiche riuscire a istruire percorsi per l’assunzione stabile di nuovi docenti per la scuola pubblica è un risultato da accogliere positivamente. Certo, gli errori del passato si riflettono negativamente sulle soluzioni del presente. E oggi ne leggiamo i caratteri più torvi nella diatriba che ha aperto l’annuncio del concorso. Senza uno diminuzione pesante delle risorse all’istruzione pubblica avremmo potuto evitare questo dibattito annoso, magari avremmo potuto godere di qualche posto in più nel concorso, che presenta un numero troppo esiguo di cattedre disponibili. La Gelmini, che oggi esulta per il concorso, qualche anno fa parlava della docenza italiana come sinonimo di ammortizzatore sociale, come funzione decrescente della qualità del sistema di istruzione pubblica, un corpo da snellire insomma. Giusto per darci qualche promemoria e sgombrare il campo dalle ambiguità. Mentre passava strisciante nell’informazione pubblica …

"Levi, il maestro dei premi Nobel" di Pietro Greco

Il 13 agosto 1912, cento anni fa, a Torino nasceva Salvatore Luria. Per le sue ricerche sui virus vincerà il premio Nobel per la medicina nel 1969. Primo dei «tre torinesi» che in meno di 15 anni saranno laureati a Stoccolma. Luria precede, infatti, Renato Dulbecco, premio Nobel per la medicina nel 1975 per le sue ricerche sui virus oncogeni, e Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina nel 1986 per la scoperta del fattori di crescita (Ngf) del sistema nervoso. Salvatore Luria condivide con Renato Dulbecco e con Rita Levi Montalcini tre elementi che molto spesso caratterizzano la scienza italiana. Il primo è la ricerca di punta – la ricerca da Nobel – realizzata all’estero: elemento che caratterizza tutti i Nobel italiani nel dopoguerra. I «tre torinesi» effettuano i loro studi da Nobel tutti negli Stati Uniti. Ma realizzano all’estero le ricerche per cui saranno premiati anche i fisici Emilio Segré (Nobel nel 1959), Carlo Rubbia (1984), Riccardo Giacconi (2002); l’economista Franco Modigliani (Nobel nel 1985) e il genetista Mario Capecchi (Nobel 2007). …

"Atenei, il quiz è un affare trionfa il numero chiuso", di Salvo Intravaia

Non saranno soltanto aspiranti camici bianchi, insegnanti e architetti a dovere fare i conti col quizzone ministeriale per accedere all’università. A settembre, uno studente su due dovrà cimentarsi con un lungo elenco di domande se vorrà frequentare la facoltà desiderata: in pratica, oltre 200 mila neodiplomati, per un “giro d’affari” per gli atenei pari a 10 milioni. Oltre ai corsi di laurea a numero programmato (chiuso) a livello nazionale — Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Professioni sanitarie e Architettura — sono in aumento i corsi universitari che prevedono lo sbarramento del test. Prendendo in considerazione le sole università statali, a settembre più di metà dei corsi sarà a numero chiuso: il 27 per cento a programmazione nazionale e il 27,2 per cento con programmazione locale degli accessi. Per affrontare il test si pagano da 50 a 100 euro “non rimborsabili” e i maligni ritengono che questo sia un modo anche per fare cassa. Una settimana fa, il rettore dell’università di Palermo, Roberto Lagalla, ha annunciato che nel capoluogo siciliano da quest’anno tutti i corsi universitari saranno a …

"Fuoricorso: le tasse più alte colpiscono gli studenti lavoratori", di Andrea Cammelli*

Il recente provvedimento del Governo sulle tasse più alte per i fuoricorso, in base al reddito, fa molto discutere. Così come si moltiplicano gli interventi degli atenei a favore di chi è bravo. Ma per affrontare questi temi, occorre prima leggere la realtà attraverso i numeri: secondo i dati AlmaLaurea tra i laureati 2011 i fuoricorso sono il 62% nei percorsi triennali, il 52,8% in quelli biennali e il 65% nelle lauree a ciclo unico. Tutti uguali? Non è così, come vedremo. Senza dimenticare che nel 2000, prima dell’avvio della riforma, fuori corso erano 90 laureati su 100. Undici anni dopo, distinguendo fra chi studia e lavora (magari per mantenersi agli studi) e chi studia soltanto, emerge che fra i laureati di primo livello del 2011 a dedicarsi esclusivamente allo studio, sono soltanto 27 su cento. Degli altri, quasi il 10% conclude gli studi avendo lavorato continuativamente, a tempo pieno, per almeno la metà del percorso universitario; altri 64 su cento hanno avuto esperienze lavorative durante gli anni di studio. Il ragionamento sarebbe diverso se …