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Puglisi: "Pacchetto-merito? Non c'è merito senza equità"

Il ministro Profumo prepara un ‘pacchetto per il merito”, Francesca Puglisi risponde che serve una scuola inclusiva che garantisca l’uguaglianza delle opportunità, così come stabilito dalla Costituzione. Apprendiamo da indiscrezioni di stampa che il Ministero dell’Istruzione sta preparando un pacchetto per il merito. Ma non c’è merito senza equità. E il Partito Democratico continua a credere fermamente che serva una scuola inclusiva e dell’uguaglianza delle opportunità, non competitiva. Ogni centesimo disponibile, in questa fase di crisi economica, deve essere investito per combattere la dispersione scolastica, che non è problema solo del mezzogiorno, e per dare un posto nella scuola dell’infanzia ai bambini e le bambine. Le liste d’attesa nella scuola dell’infanzia stanno esplodendo in tutt’Italia, perché lo Stato scarica ogni responsabilità sui Comuni che i bilanci al collasso. Noi, come afferma la Costituzione, chiediamo che “i capaci e meritevoli anche se privi di mezzi, possano raggiungere i più alti gradi di istruzione”. Questo tristemente non è più vero a causa dei drastici tagli al diritto allo studio. Per questo proponiamo che le risorse aggiuntive vengano …

"Ci mancano i cervelli", di Pietro Greco

L’Italia non fa nulla per trattenere i suoi giovani scienziati ma scoraggia anche le eccellenze che dall’estero scelgono il nostro Paese. La burocrazia èla principale colpevole. Dallo scorso autunno Alessio Figalli, 27 anni, romano è “full professor” presso l’Università di Austin in Texas. Si è formato alla Normale di Pisa e in pochissimi mesi sulla base del solo merito ha ottenuto posizioni al Consiglio nazionale delle ricerche francese, all’università di Parigi e all’università di Princeton prima di ottenere una cattedra da professore ordinario ad Austin. Molti, anche tra i docenti che lo hanno conosciuto a Pisa, gli riconoscono qualità superiori. Ma con Alessio Figalli siamo stati ancora vittima di quel fenomeno che molti chiamano «cervelli in fuga»? La risposta è no. Non perché, nel caso specifico di Figalli, l’Italia non abbia perso un altro genio. Ma perché il fenomeno generale non esiste. Non c’è una fuga dei cervelli dall’Italia. Semmai – come riconoscono una serie di studi dell’Ocse, della Fondazione Rodolfo De Benedetti e dell’Aspen Institute – c’è un mancato sbarco di cervelli in Italia. …

"La battaglia contro Celli e sullo sfondo la partita Rai" di Sergio Rizzo

Il passato a volte ritorna, come sa bene Pier Luigi Celli. E inaspettatamente. Magari attraverso una frase dolorosa come quella scritta in una lettera indirizzata a suo figlio tre anni fa: «Dammi retta, questo Paese non ti merita». Ma c’è da giurarci. Celli l’avrebbe scritta ugualmente, anche se avesse saputo che quelle parole gli avrebbero un giorno scatenato contro l’ira di quarantasette senatori, determinati nel chiederne la testa di presidente dell’Enit proprio alla vigilia del suo debutto nel consiglio di amministrazione. Il bello è che la petizione, promossa da Maurizio Gasparri e Carlo Giovanardi, porta la firma anche di quattro parlamentari che quando si è trattato di dare in commissione il via libera alla sua nomina, hanno votato a favore: Alfredo Mantica, Aldo Scarabosio, Ada Spadoni Urbani e Tomaso Zanoletti. Avendo ora evidentemente cambiato idea sono andati a ingrossare le fila del gruppo dei rivoltosi, assieme a Sandro Bondi, Giuseppe Ciarrapico, Diana De Feo (la moglie di Emilio Fede), Adriana Poli Bortone, Guido Possa, Salvatore Sciascia, Domenico Gramazio… Non basta. Gira persino voce (la fonte …

"TFA, un puzzle ancora tutto da comporre", di A.G. da La Tecnica della Scuola

A meno di 20 giorni dalla scadenza dei bandi, sono diverse le questioni da chiarire. Come l’allargamento degli ambiti disciplinari. O la novità dei 36 mesi utili all’accesso diretto,: serviranno tre supplenze annuali o continuative per almeno 180 giorni. Ciò comporterebbe l’esclusione di diverse migliaia di candidati. Con alti rischi di ricorso. In compenso sarebbe imminente l’avvio per infanzia e primaria. Per l’Afam se ne riparla nel 2013/2014. Mancano ancora tanti pezzi per comporre il sempre più complicato puzzle sui Tfa abilitanti. Almeno a detta dei sindacati, che hanno reso noto i particolari dell’incontro (in alcuni tratti molto vicino allo scontro tra le due parti) tenuto il 14 maggio al ministero dell’Istruzione con l’amministrazione rappresentata dal capo dipartimento, Lucrezia Stellacci, dal direttore generale del personale scolastico, Luciano Chiappetta, e dal direttore generale dell’Università, Daniele Livon. A far partire l’incontro su un binario inatteso è stata la novità, espressa dai rappresentanti dell’amministrazione, di avviare la preselezione non sulle classi di concorso ma utilizzando ambiti disciplinari in alcuni casi veramente troppo allargati (con il caso limite della …

«L'educazione digitale», di Federico Rampini

Da Harvard a Stanford, le grandi università americane si lanciano nei corsi sul web per conquistare i nuovi mercati degli studenti cinesi e indiani Ti accorgi che qualcosa di grosso sta succedendo nell´insegnamento universitario quando due “gemelle rivali” della West Coast come la statale University of California – Berkeley e la privata Stanford si uniscono per un progetto comune. Ti sorprende ancora di più scoprire che la loro alleanza – il progetto Coursera – nasce all´insegna della “imprenditoria sociale”: offre corsi universitari online gratuiti, non profit. Clamoroso, visto che per i corsi tradizionali, nel suo paradisiaco campus qui nella Silicon Valley, Stanford può fatturarti fino a 60.000 dollari l´anno per un master in economia. Le sorprese non sono finite: i corsi in formato digitale e interattivo su Internet non riguardano solo le discipline più remunerative su cui le superfacoltà americane hanno costruito la loro rendita – come l´informatica o il management – ma anche le scienze umane, la filosofia, la sociologia. Stanford e Berkeley sono spesso all´avanguardia, due poli d´innovazione la cui presenza nella Baia …

Sette super prof per la ricerca Profumo sceglie i suoi «garanti», di Alessandra Arachi

Sono sette professori in tutto. Due sono donne, uno è straniero. A loro in mano le sorti dei finanziamenti della nostra ricerca. Li ha nominati ieri Francesco Profumo: il ministro dell’Istruzione ha dato così il via libera (con un decreto che andrà ora alla Corte dei Conti) al primo comitato nazionale dei garanti per la ricerca. Con qualche decennio di ritardo rispetto all’Europa. «Sull’Europa abbiamo molto da recuperare», dice il ministro Profumo. E spiega: «Basti questo dato: nel settimo programma quadro (in corso) il contributo del nostro paese in Europa è del 14,5%. A fronte di questo la quota che le nostre aziende, le università e gli enti di ricerca riportano indietro è dell’8,5%. Ovvero con una perdita secca di 500 milioni ogni anno. Abbiamo avuto difficoltà proprio nei sistemi di valutazione, ma anche nei team, nei laboratori. Adesso abbiamo possibilità di attivare una palestra italiana per allinearci all’Europa. L’obiettivo è arrivare preparati alla partenza di Horizon 2020, l’ottavo programma quadro, nella primavera del 2014: prevede 80 miliardi europei. I nostri investimenti per enti di …

"Se i genitori sono più istruiti dei loro figli", di Beppe Severgnini

Gli Stati Uniti d’America, se le università perdono iscritti e smalto, rischiano il futuro. Noi rischiamo subito: lo dicono il buon senso, l’osservazione e i numeri. Gli americani nati nel 1980, quando hanno compiuto 30 anni nel 2010, avevano studiato soltanto otto mesi più dei genitori. Un’inezia, destinata presto a scomparire. Claudia Goldin e Lawrence Katz, gli economisti di Harvard University autori della ricerca, sostengono che questa tendenza avrà conseguenze pesanti. In un mercato globale competitivo, gli Stati Uniti si troveranno presto in difficoltà. «La ricchezza delle nazioni non dipende più dalle materie prime. O dal capitale fisico. Sta nel capitale umano» afferma Ms. Goldin. Alcuni dei motivi del declino nell’istruzione appaiono decisamente americani: i costi del college (primo livello universitario); la scelta degli studenti di non indebitarsi, com’è stata finora la regola. Altre ragioni sembrano comuni a tutto l’Occidente, con poche fortunate eccezioni: il numero crescente di ragazzi che lasciano (drop out) durante le scuole superiori; il fatto che lunghi studi non garantiscano più maggiori guadagni; la fragilità psicologica di una generazione cresciuta in …