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Ponteggi scuola

Scuole sicure, oltre 6 milioni di euro per il modenese

Ponteggi scuola
E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero dell’Istruzione che distribuisce alle Regioni le risorse previste dal programma “Scuole sicure”. Sono previsti, in totale, a livello nazionale, 321 milioni di euro da destinare a interventi di edilizia scolastica in 478 istituti. La nostra regione beneficerà di quasi 30 milioni di euro, nel modenese ne arriveranno 6 milioni e 635mila. 1 milione e 335mila euro serviranno per il primo stralcio degli interventi di miglioramento e adeguamento alla normativa antisismica dell’Istituto Barozzi di Modena; 2 milioni di euro sono destinati all’ampliamento del polo scolastico degli istituti superiori Levi e Paradisi di Vignola; 2 milioni e 100mila euro per l’ampliamento del polo scolastico degli istituti modenesi Selmi e Corni; infine, 1 milione e 200mila euro vengono indirizzati alla ristrutturazione dell’edificio, con messa in sicurezza e adeguamento sismico, funzionale ed energetico, che ospita lo Spallanzani di Castelfranco Emilia. Spetta ora alle Province e alle Città metropolitane approvare le progettazioni esecutive degli interventi ed effettuare l’aggiudicazione almeno in via provvisoria entro dodici mesi dalla pubblicazione del decreto. Si tratta di risorse importanti che la nostra Provincia stava attendendo per poter far fronte alle esigenze di manutenzione e riqualificazione delle sedi degli istituti scolastici superiori modenesi.

Di nuovo a scuola da soli


E’ finalmente in via di risoluzione il problema, sollevato da una sentenza della Cassazione, dell’uscita autonoma da scuola dei minori di 14 anni. La Commissione Bilancio del Senato ha infatti dato il proprio ok a uno specifico emendamento al Dl Fisco, a prima firma dei senatori Pd Marcucci e Puglisi. Nell’emendamento si stabilisce che i genitori, o comunque chi esercita la responsabilità genitoriale, possano autorizzare le scuole a consentire l’uscita autonoma dei minori di 14 anni dai locali della scuola al termine dell’orario delle lezioni: l’autorizzazione in questione esonera il personale scolastico dalla responsabilità connessa all’adempimento dell’obbligo di vigilanza. Un emendamento di buon senso che riporta la decisione sul se andare o meno a prendere il proprio figlio all’uscita della scuola in capo ai genitori, gli unici che sono in grado di valutare il grado di autonomia dei ragazzi e il contesto logistico in cui si muovono (vivere in un piccolo paese o in un quartiere tranquillo è, ad esempio, molto diverso che in una grande metropoli). Il tema è molto sentito anche nel modenese ed era già stato sollevato dalla consigliera comunale del Pd Grazia Baracchi. La sentenza della Cassazione, che pure muoveva da un caso drammatico, rinforzando un obbligo del Codice Penale finora superato dalle autorizzazioni dei genitori, rischiava di vanificare anni di progettualità delle scuole sui percorsi di auto-responsabilizzazione dei ragazzi (si pensi, da noi, ai vari piedibus, vado a scuola con gli amici etc…) e aveva creato grande preoccupazione tra le famiglie di genitori che lavorano, ma anche tra tutto il personale scolastico su cui, improvvisamente, veniva ricondotta totalmente la responsabilità di tutela in assenza di altri adulti. I percorsi pensati a livello locale non sono un semplice aiuto alla organizzazione familiare, ma un vero e proprio progetto educativo di crescita dei ragazzi. Con questo emendamento non si deresponsabilizza certamente la scuola, anzi si afferma una responsabilità diffusa e reciproca tra tutti i soggetti coinvolti. Viste le ricadute pratiche della sentenza della Cassazione, come Pd abbiamo deciso di risolvere il problema sollevato percorrendo la strada legislativa. Il Dl Fisco sarà approvato, insieme alla Legge di bilancio, entro la fine dell’anno. Dopo la pausa natalizia, quindi, si potrà contare su una norma chiara che consentirà una organizzazione coerente anche sul territorio, costituendo un indirizzo unitario per tutte le scuole coinvolte

Il saluto romano a Marzabotto e i 60mila xenofobi riunitisi a Varsavia


Il saluto romano e l’aquila della Repubblica sociale ostentati in un campo da calcio a Marzabotto hanno fatto il giro dei media nazionali. Unanime la condanna, netta la presa di distanza della società sportiva, più o meno spontanee le scuse del calciatore che, nelle foto pubblicate dai giornali, ostenta “baffetti” di sospetta memoria storica. Non ha fatto, invece, notizia in Italia (per questo allego il link a Globalist che, invece, ne parla diffusamente), la manifestazione di estrema destra che si è tenuta a Varsavia, in occasione delle celebrazioni dell’anniversario della ritrovata indipendenza della Polonia. Ben 60mila persone provenienti da tutta Europa si sono date appuntamento nella capitale polacca scandendo slogan razzisti e xenofobi, inneggianti all’Europa bianca e contro i neri e gli ebrei. Più volte, su questa pagina ho richiamato il pericolo di uno “sdoganamento” di ideologie che credevamo definitivamente condannate dalla Storia. Ogni volta, tra l’altro, raccogliendo pareri discordanti, con persone che mi invitavano a guardare avanti, che siamo nel 2017, che le cose sono cambiate, che sono discorsi vecchi agitati per coprire i guai del presente… Non lo credo. E la manifestazione polacca, nelle sue dimensioni e nel suo sostrato culturale, mi dà ragione. Anche l’atleta che ha inneggiato alla RSI in campo a Marzabotto ne è un vivido segnale. Ha fatto bene il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini a invocare – per lui, ma forse anche per altri – l’obbligatorietà di una visita al Sacrario delle vittime civili dell’eccidio a Monte Sole. Come per i “turisti” polacchi, compresi gli italiani di Forza Nuova, sarebbe utile una visita al campo di sterminio di Auschwitz. Nella convinzione che solo la conoscenza può evitarci di ricadere nei tragici errori del passato.

L’eccezionale scoperta del professor De Luca e della sua équipe

Un bambino può camminare, correre, vivere una vita normale, grazie al lavoro dei ricercatori del Centro di medicina rigenerativa Ferrari dell’Università di Modena e Reggio Emilia guidati dal professor Michele De Luca. Il “bambino-farfalla” si stava letteralmente esfoliando, senza speranza alcuna di guarigione: il professor De Luca e la sua équipe sono riusciti a ricostruire, rigenerandoli, ampi lembi di pelle che poi è stata trapiantata in Germania, a Bochum, dove vive il bambino affetto da questa rara patologia. La rivista internazionale Nature ha dato conto di questo incredibile risultato. Vent’anni di ricerche si sono tradotti in una soluzione terapeutica innovativa e mai sperimentata che apre inedite speranze a tanti malati nel mondo. Siamo di fronte a un’eccezionale conquista scientifica nel campo della medicina rigenerativa tutta “Made in Mo”. Mi unisco anch’io alla grande mole di ringraziamenti che arrivano da tutto il mondo scientifico, accademico e politico nazionale e internazionale. Ora occorre unire le forze per far sì che questo centro di eccellenza mondiale sia messo in condizioni di continuare a lavorare al meglio delle sue potenzialità.

Per non dimenticare quelle 26 ragazze


Al massimo, un titolo di spalla. 26 ragazze morte, 26 cadaveri di giovanissime tra i 14 e i 18 anni, ma erano nigeriane, viaggiavano sull’ennesimo barcone e, quindi, sembra non scattare l’orrore accorato che la fine prematura di tante giovani vite dovrebbe naturalmente far nascere nelle coscienze. Vince, invece, la paura dell’invasione, il sentimento di accerchiamento, l’incognita di un futuro incerto. Il fenomeno migratorio, l’insicurezza delle periferie, la disillusione verso la politica saranno i grandi temi che accompagneranno le prossime campagne elettorali, peraltro sempre più disertate se le percentuali di voto in Sicilia possono essere un indicatore. Ricette salvifiche non esistono, solo il pragmatismo di una comunità solidale e coesa potrebbe costruire un percorso di azioni, progetti e politiche.

Bologna diventa “Polo mondiale del meteo”, una scelta, per molti versi, rivoluzionaria


Costruire opportunità di crescita per il futuro. E’ questo uno degli obiettivi più lungimiranti che ci aspettiamo si pongano le amministrazioni pubbliche. A Bologna, grazie all’impegno di Regione e Governo, ci stanno (stiamo) riuscendo. Perfino gli addetti ai lavori sono rimasti piacevolmente sbalorditi dal “doppio colpo” messo a segno sul fronte della meteorologia. Dopo aver ottenuto il trasferimento sotto le Due Torri della sede del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine che lascerà la città inglese di Reading entro il 2020, Bologna ospiterà anche la nuovissima Agenzia nazionale per la meteorologia e climatologia ribattezzata «ItaliaMeteo». L’Emilia-Romagna, quindi, si candida a diventare il centro mondiale di una disciplina, lo studio del clima e le previsioni meteo, che incide profondamente sulla vita dei cittadini, come le preoccupazioni per la siccità nelle nostre campagne e l’inquinamento stagnante sulle nostre città dimostrano anche in questi giorni. Perché Bologna e non altri? Perché qui si è saputo costruire le condizioni sia di competenze che di logistica necessarie a impiantare il nuovo “polo del meteo”. C’è il Cineca con il suo supercomputer. C’è l’Università con i suoi studi e i suoi tecnici specialisti di Big Data. C’è il luogo, il Tecnopolo, dove si trasferiranno entrambe le agenzie, sia quella europea che quella italiana. Ci sono la volontà amministrativa e la lungimiranza necessarie a comprendere il valore, anche economico e di potenziali posti di lavoro, di una scelta così innovativa. Ancora una volta, possiamo essere orgogliosi del buon governo emiliano.

Democrazia è rispetto delle regole e degli altri: solidarietà a Rosato, l’odio non può vincere


La solidarietà è stata immediata e già attestata al diretto interessato, quindi non è di questo che voglio scrivere. Ma dovrebbero far riflettere tutti le minacce via social che un assessore in pectore del M5S in Sicilia ha indirizzato al capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, in quanto promotore di una legge elettorale avversata dal suo movimmento. Per chi non avesse seguito la vicenda, la minaccia consiste nella promessa di “bruciare vivo” l’avversario politico. Ho letto anche il post successivo dell’autore delle minacce, il quale sostiene di non essere un “hater”, uno che usa un linguaggio di odio, eppure lo ha fatto. Un odiatore inconsapevole, quindi? Come è possibile che persone insospettabili, davanti alla tastiera di un telefonino o di un computer, si “trasformino” in questo modo? E’ capitato anche a me di ricevere minacce nel momento più caldo del dibattito sull’approvazione della legge 107. E proprio da una insospettabile docente, che insegna nella scuola a 100 metri da casa mia. Come è possibile che persone anche colte e preparate non comprendano che un commento detto al bar, in piazza, o su un social richiede, sempre e comunque, un’assunzione di responsabilità rispetto a quanto si afferma? Questo naturalmente se vogliamo continuare ad essere comunità. L’atteggiamento generale è, invece, di sottovalutazione del fenomeno. Non è vero che affermazioni grondanti odio rimangano confinate al “regno immateriale delle.parole” poiché esse diventano propellente per passare ai fatti. A Srebrenica, nel conflitto tra gli Hutu e i Tutsi, solo per citare casi eclatanti, abbiamo visto vicini di casa bruciare l’abitazione o diventare carnefici e aguzzini di coloro con i quali, fino a poco tempo prima, avevano pranzato insieme la domenica! L’odio, una volta messo in moto, è una valanga che rotola e trascina con sé tutto ciò che incontra. Quando è stata approvata la legge sui vaccini, alcuni colleghi usciti dalla Camera sono stati accerchiati dai manifestanti e hanno rischiato la loro incolumità. Non può essere questa la normalità dei rapporti all’interno di una comunità. Quando abbiamo inaugurato la nuova sede dell’Anpi di Carpi, una che di democrazia un po’ se ne intende, la partigiana Aude Pacchioni ha raccontato un piccolo episodio sul senso della democrazia che voglio riferire: alla fermata dell’autobus ha ripreso un ragazzo che imprecava e scalciava per il ritardo del mezzo. Lui le ha risposto “Siamo in democrazia, io faccio quello che mi pare!”. Non è vero, proprio perché siamo in democrazia (per fortuna), ognuno di noi è libero nel pensiero e nell’agire finché rispetta le regole su cui si basa la nostra convivenza comune. E il rispetto dell’altro, soprattutto quando non la si pensa come lui, è uno dei principi cardine della democrazia.