Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

La vicenda umana di Bettamin e il percorso parlamentare del biotestamento

Davanti alla sfida finale della vita, aveva scoperto che il suo terrore non era di morire, ma di morire soffocato: così, con lucidità, racconta la moglie, ha chiesto di andare incontro alla fine dormendo profondamente, senza staccare le macchine, ma anche senza ulteriore dolore. La vicenda umana del macellaio 70enne di Montebelluna, che da ben 5 anni lottava con la Sla, ci mette di fronte a un tema inevitabile per tutti noi, quello della fine della vita. Tema difficile da affrontare, per ragioni etiche e religiose, soprattutto in una società che fa dell’edonismo e del successo vincente la cifra della felicità e della riuscita dell’individuo. La “scelta” di Bettamin avviene in concomitanza con il rush finale, in Commissione Affari sociali, alla Camera, della discussione sugli emendamenti al provvedimento sulle Dat, cioè le Dichiarazioni anticipate di trattamento – meglio conosciuto nelle nostre terre, anche grazie alle battaglie dell’associazione Libera Uscita, come Biotestamento (per chi fosse interessato a questo link si trova l’iter parlamentare del provvedimento con il testo base e gli emendamenti in discussione http://www.camera.it/leg17/126?tab=4&leg=17&idDocumento=1142&sede=&tipo= ). Quello …

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Centro Italia, parlamentari Pd “No allo sciacallaggio politico”

Il coraggio dimostrato a dispetto delle difficoltà materiali, fisiche e psicologiche, l’incessante voglia di lottare frammisto a umano scoramento e dolore delle popolazioni del Centro Italia meritano il nostro rispetto e il nostro sostegno. Insieme ai colleghi modenesi del Pd Davide Baruffi, Maria Cecilia Guerra, Edoardo Patriarca, Giuditta Pini, Matteo Richetti e Stefano Vaccari, vogliamo stigmatizzare coloro che, in queste ore drammatiche per il Centro Italia, invece approfittano per fare squallido sciacallaggio politico sulla disperazione di intere popolazioni. Lo sforzo messo in campo dalla Protezione civile, dal commissario Vasco Errani, dall’Esercito, dalle Amministrazioni centrali e locali è immane. La contemporaneità di eventi calamitosi, il rinnovarsi delle scosse di terremoto e l’imponente nevicata, hanno creato condizioni oggettivamente eccezionali. L’impegno del sistema nazionale di Protezione civile e della Struttura commissariale per il sostegno ai terremotati viene portato avanti con rinnovata determinazione e competenza, un’opera di valore e di enorme complessità. A Curcio e a Errani può andare solo il nostro plauso e il nostro incoraggiamento. A Salvini, ma anche a detrattori malpancisti come Bertolaso, consigliamo di provare …

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Tempa rossa, dalla gogna mediatica all’indifferenza per le richieste di archiviazione

Un’altra vicenda giudiziaria che si avvia alla chiusura con l’archiviazione; dal clamore mediatico si passa al generale silenzio dei media. Forse avete dimenticato la vicenda di Tempa rossa e della sguattera guatemalteca – archiviata alla categoria “indignazione” – ma a marzo occupò le prime pagine dei giornali con ripercussioni politiche non banali. Il ministro Federica Guidi fu travolta dallo scandalo sollecitato dalla pubblicazione di telefonate con l’allora compagno Gianluca Gemelli: telefonate non penalmente rilevanti, ma che rivelavano anche aspetti privati di un rapporto al capolinea, dati in pasto all’opinione pubblica che si fissò su quel termine (“sguattera guatemalteca”) che sviliva la donna e il suo ruolo pubblico. Il ministro non fu indagato, ma si dimise. La vicenda fu cavalcata, con indignata gravità dalle opposizioni, Movimento 5 stelle in primis, traendone un vantaggio in termini di consensi. A distanza di poco meno di un anno, la  Procura di Roma, a cui per competenza è arrivata l’indagine, chiede l’archiviazione per i principali indagati, inclusi Gianluca Gemelli e l’ammiraglio De Giorgi, accusato di abuso d’ufficio e che in estate è andato silenziosamente in …

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M5s, il matrimonio mancato e il naufragio degli opportunismi

  Quanto il tentativo di pilotare dall’alto finisce in débâcle. Vale per Grillo, ma vale anche per Verhofstadt. Entrambi avevano mire altre, rispetto alla motivazione politica, per creare un unico Gruppo al Parlamento europeo. Entrambi, abbastanza sorprendentemente viste le derive populiste vincenti negli ultimi anni, sono rimasti con il cerino in mano e sono state proprio le argomentazioni politiche a prevalere. Gli iscritti del M5stelle avevano votato per l’abbraccio con Alde, ma lo stesso Di Maio, vista l’assoluta incongruenza politica dei due programmi, aveva cercato di buttarla sul tatticismo, parlando di un’operazione tecnica e non politica. Verhofstadt, che aveva cercato la sua personale resurrezione politica rimpolpando numericamente il suo Gruppo, si è visto contestato dalle delegazioni dei più importanti Paesi europei. Qui non c’è stata la fantomatica rivolta dei Poteri forti, come ha cercato di argomentare Grillo. Gli opportunismi di entrambe le fazioni sono semplicemente naufragati in un sussulto della politica dei valori e dei principi. Forse c’è ancora speranza per questa Europa… Condividi

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Europarlamento, quel trasloco “di opportunità” dai 5stelle da Farage ai liberali di Alde

Decidere l’appartenenza ad una famiglia politica europea è questione di non poco conto per la missione di un partito. La discussione nel Pd è durata anni e solo con Matteo Renzi segretario si è riusciti a chiudere, in una delle prime Direzioni nazionali della sua segreteria, sull’ingresso nella famiglia socialista europea che, per l’occasione, al Parlamento europeo, è diventata Gruppo dei Socialisti e Democratici. Nel Movimento 5 stelle la questione del trasloco dagli euroscettici di Farage al gruppo dei liberali “ultraeuropeisti” dell’Alde è stata resa nota, proposta e sottoposta a votazione degli iscritti nel giro di 36 ore. Alla base dell’iniziativa, più che le motivazioni politiche – cioè, in altre parole, la coincidenza di valori e di una visione per il futuro –  ci stanno ragioni pratico-organizzative. Sul suo blog Grillo scrive: “Far parte di un gruppo politico significa avere diritto di parola durante le sessioni plenarie del Parlamento, essere rappresentati all’interno della Conferenza dei Presidenti, avere la possibilità di seguire l’iter legislativo come autori di regolamenti europei, ottenere fondi da spendere sul territorio, per …

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Ma davvero il presidente della Repubblica in Italia non è un “mestiere per donne”?

Nel luglio scorso, per volere della presidente Boldrini, l’atrio che conduce alla Sala della Regina a Montecitorioè stato trasformato nella Sala delle donne:il nuovo spazio è un riconoscimento e un tributo alle donne protagoniste dei primi 70 anni della Repubblica. L’allestimento è sobrio, ma non perde in efficacia. Ci sono i ritratti delle 21 costituenti, su 556 eletti. Poi seguono le foto delle prime dieci sindache elette nel corso delle elezioni amministrative del ’46: una di esse parla modenese, quella che ritrae Elena Tosetti, sindaca di Fanano dal 1946 al 1950. Ci sono poi alcune immagini di Tina Anselmi, scomparsa il 1 novembre scorso, prima donna ministro nominata nel 1976 (a ben trent’anni dalla conquista dei diritti politici per le donne!); quelle della prima Presidente della Camera, Nilde Iotti, nel 1979 e della prima Presidente di Regione, Anna Nenna D’Antonio, nel 1981. E, poi, ci sono degli specchi a ricordare quei ruoli che, in Italia, non sono mai stati occupati da una donna: presidente del Senato, presidente del Consiglio, presidente della Repubblica. L’idea è che …

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Serve un piano «Formazione Italia» per salvare l’educazione superiore

Il 12 settembre, quindi in tempi relativamente lontani dai commenti del post-voto referendario, pubblicai un articolo nel quale individuavo una parte della cura utile a comporre, a mio avviso, le gravi fratture del Paese. Dico subito che non fu frutto di una particolare capacità precognitiva, ma solo dell’osservazione del corpo sociale italiano negli ultimi 10 anni da un osservatorio particolare (quello di parlamentare). Mentre in treno scendo a Roma per il voto di fiducia al nuovo Esecutivo, ripenso a queste 4 fratture (Sud e Nord, generazionale, di genere, sociale) e mi auguro che il presidente Gentiloni possa affrontare il tema nel proprio intervento alle Camere   Italia terra di tutti dottori? No, è un luogo comune: l’Ocse certifica che l’Italia ha la più bassa percentuale di laureati in Europa. Questo deficit formativo è un enorme ostacolo alla crescita solidale, sostenibile e intelligente del nostro Paese ed è anche il miglior sostegno all’immobilità sociale e al mantenimento delle rendite di posizione, perché la laurea non è un pezzo di carta, bensì un percorso di formazione che …

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