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Un augurio per il futuro e un bilancio del passato


Il 2017 sta per finire. L’anno nuovo è alla porta. Vorrei raggiungere ognuno di voi per auguragli il meglio. Senza consultare stelle ed oroscopi, guardo al futuro con speranza tipicamente umana e al passato con rigore.
La 17esima Legislatura è arrivata alla sua naturale conclusione. Per me, è stata la terza consecutiva e, anche se non ho raggiunto il limite dei 15 anni di mandato previsto dallo Statuto del partito, sarà anche l’ultima: torno al mio lavoro di ricercatrice all’Università di Bologna. E’ tempo di bilanci, quindi, e – insieme a una folta schiera di commentatori, editorialisti e politici – provo anch’io a tracciare un consuntivo. Sono stati cinque anni intensi. Questa legislatura, avviatasi in maniera sconsolante con la “non vittoria” del Pd e la necessitata riconferma di Napolitano, si è, invece, rivelata feconda di riforme, soprattutto nel campo dei diritti. L’elenco delle nuove leggi è più ampio e incisivo di quanto i detrattori vorrebbero ammettere: biotestamento, unioni civili, reddito di inclusione, dopo di noi, divorzio breve, reato di tortura, obbligo vaccinale sono solo alcuni dei provvedimenti attesi, in alcuni casi da decenni, dal nostro Paese. A questi si aggiungono le leggi contro il caporalato, contro lo spreco alimentare, contro il femminicidio, la riforma dello spettacolo dal vivo e quella del cinema, l’introduzione dei reati ambientali (e la cosiddetta Buona scuola, sulla quale molto si è dibattuto – seppur restando troppo spesso nel campo del commento ideologico – ha comunque consentito l’assunzione di 140mila persone: e se non è diritto al lavoro questo, dopo anni di tagli …). Si poteva fare di più e di meglio? Certamente, ma non è poco quello, comunque, che è stato fatto. Per i provvedimenti di cui mi sono occupata in Commissione Cultura e Istruzione, desidero citarne quattro, selezionati per le loro future ricadute: la formazione iniziale degli insegnanti della scuola superire, che dispiegherà tutti i suoi potenziali effetti nei prossimi anni; la no tax area per gli studenti universitari provenienti da famiglie poco abbienti, che ha cominciato la sua applicazione concreta proprio da questo anno accademico; i fondi destinati alla tutela e alla manutenzione dei luoghi della Memoria del ‘900, a partire dall’ex campo di transito di Fossoli; e la mole di misure che, negli ultimi cinque anni, siamo riusciti a far approvare per sostenere l’uscita dall’emergenza e l’avvio della ricostruzione nelle aree colpite dal sisma del 2012 e dall’alluvione del 2014. Certo ci sono state anche sconfitte, e alcune ancora mi pesano. La più grande, sicuramente, è quella del mancato riconoscimento del diritto alla pensione per il personale della scuola che aveva raggiunto la cosiddetta “Quota 96” nel 2012. Per me era talmente lapalissiano che quei lavoratori vantavano un diritto sacrosanto, in passato sempre riconosciuto per la peculiarità del calendario dell’anno lavorativo scolastico, che, quando è stato negato, proprio sulla soglia dell’approvazione da parte del Senato, mi sono dimessa dal ruolo di vice-presidente della Commissione Istruzione che, in quel momento ricoprivo. Fu una scelta che ha avuto conseguenze nel proseguo della Legislatura, ma, secondo alcuni avrei dovuto essere più drastica, e dimettermi direttamente dalla carica di parlamentare. Non ho accolto questo suggerimento (che, in sintesi, significa, davanti alla sconfitta “cadere” insieme ai filistei) sapendo che se mi fossi dimessa, non avrei potuto portare a termine il lavoro iniziato, come i quattro progetti citati e dei quali rivendico il valore. Quei provvedimenti, secondo me, valgono una Legislatura. E’ anche per questo che, per quel che mi riguarda, la 17esima Legislatura è sicuramente “più di un bicchiere mezzo pieno”.

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