Anno: 2009

«Il diritto alla terapia anti-dolore. Una legge contro la solitudine», di Livia Turco

Nessuno sia solo e senza dignità nella malattia, nessuno sia solo e senza dignità nelle fase finale della vita, nessuno subisca il dolore di una malattia quando può essere evitato. Questi sono gli obiettivi delle cure palliative e delle terapie anti dolore. In Italia ci sono 250.000, di cui 10.000 bambini adolescenti. 160.000 sono malati oncologici e 90.000 affetti da altre patologie. Solo il 40% dei malati oncologici e solo 1% di quelli non oncologici ha accesso alle cure palliative. Il 25% della popolazione vive una malattia cronica con dolore acuto che diventa così malattia nella malattia. Poche sono però le persone che accedono alle terapie antalgiche. Siamo gli ultimi in Europa per l’uso di farmaci antidolore. È dunque molto importante la legge votata all’unanimità alla Camera e da noi tenacemente voluta Disposizioni per la promozione delle cure palliative e delle terapie del dolore. Essa definisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore come un diritto per assicurare la dignità della persona e come una presa in carico complessiva della persona nella sua …

Deliri, Brunetta: “La sinistra prepara un colpo di stato”

Il ministro della Pubblica amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta, attacca ancora la sinistra «elitaria e parassitaria», accusandola di preparare niente meno che un colpo di Stato. Alla «sinistra per male» manda a dire: «Vada a morire ammazzata». Che cosa intenda per sinistra “per male” il ministro lo ha spiegato a modo suo. “Mentre gestivamo la crisi non abbiamo visto l’opposizione. E questo per la democrazia è un problema. Abbiamo visto – ha detto Brunetta – le elite, o sedicenti tali, impegnate a buttare giù il governo. Sono sempre le solite: quelle delle rendite editoriali, finanziarie, burocratiche, cinematografiche e culturali, che hanno combattuto il governo reo di aver cominciato a colpire le case matte della rendita”. Evidentemente un caso di contagio istituzionale: sembra di sentire l’eco delle accuse di Berlusconi ai giornali, alla stampa, ai farabutti e comunque a chiunque non la pensi come lui. Brunetta tuttavia salva almeno una parte della sinistra, che neanche a dirlo è quella “per bene”, alla quale rivolge un pressante invito a liberarsi i dall’oppressione di questa “elite di merda”. …

Congresso, i primi dati. I risultati dei primi congressi di circolo

Facendo seguito alla decisione, già annunciata, di comunicare i primi risultati dei congressi di circolo quando risultano pervenuti i dati di almeno il 10% degli stessi, la Commissione nazionale per le elezioni del 25 ottobre rende noti i risultati relativi a 587 congressi che si sono svolti fino a venerdì 18 settembre, come trasmessi dalle organizzazioni locali del PD. Votanti 19.459 pari al 38,5% degli iscritti aventi diritto. Voti validi 19.332 Pier Luigi Bersani 10.774 voti pari al 55,7% Dario Franceschini 6.883 voti pari al 35,6% Ignazio Marino 1.675 voti pari al 8,7% Maurizio Migliavacca, coordinatore della Commissione nazionale, sottolinea che si tratta di risultati riferiti a un numero ancora limitato di congressi di circolo (il 13% circa del totale) che hanno interessato 50.485 iscritti rispetto al totale nazionale di 824.125 iscritti al PD (6,13% ). Congressi che, per la loro suddivisione territoriale, non costituiscono un campione statistico, rappresentativo della distribuzione degli iscritti su scala nazionale. La prossima comunicazione dei risultati, ancora parziali, dei congressi di circolo sarà data mercoledì 23 settembre. L’elezione del segretario …

«Terzo millennio. Ha ancora più senso nel mondo in crisi parlare di destra e sinistra», di Nadia Urbinati

L’esplosione della crisi finanziaria ha fatto emergere concezioni razziste. Bobbio aveva con grande acume intravisto i sintomi di questa rinascita antidemocratica. Il «come» si risponde all’immigrazione è la misura della moderna democrazia «Destra e sinistra», il classico di Norberto Bobbio Quando uscì questo libro, le categorie di “destra” e “sinistra” sembravano anacronistiche. Norberto Bobbio lo scrisse per contestare questa opinione e dimostrare, col suo inconfondibile metodo che combinava esame analitico dei concetti e riferimenti storici, che quella distinzione era invece non solo pertinente ma anche irrinunciabile, soprattutto nelle società democratiche. Di anacronistico c’era semmai l’abitudine a identificare quelle categorie con le ideologie emerse durante la guerra fredda, quando autorevoli studiosi liberali avevano attribuito a destra e sinistra una identica, seppure opposta nei fini, propensione illiberale e totalitaria: nell’un caso per realizzare l’utopia della perfetta libertà e nell’altro per resistere a quell’utopia con determinazione e anche violenza. Bobbio dimostrava con forti e chiari argomenti che anche quando ne fossero state spuntate le ali estreme e radicali, destra e sinistra restavano comunque distinte, significando anzi «contrapposti programmi …

«I sicari della libertà», di Giorgio Bocca

Che cosa è la libertà di stampa? Per stare al presente e al concreto è qualcosa che l´attuale capo del governo non ha mai apprezzato né coltivato. Guglielmo Zucconi e il sottoscritto, chiamati nel 1983 come esperti d´informazione a preparare il telegiornale di Canale 5, la sua televisione, ci trovammo di fronte a questa sorpresa (nostra non sua): che a lui l´informazione importava solo in quanto pubblicità e potere. E che, avendo già l´una e l´altra con la struttura di Publitalia e con l´alleanza con Craxi, del telegiornale avrebbe fatto volentieri a meno. Infatti lo ritardò per anni. La libertà di stampa per Silvio è un lusso, una stranezza, uno snobismo che viene dopo la pubblicità e «il fare», inteso come buon affare. Che cosa è la libertà di stampa? Per stare al presente e al concreto è un bene di cui l´uomo moderno non può fare a meno e che rimpiange se ne è privato. Generazioni di uomini sono vissute senza democrazia e senza libertà d´informazione nei secoli passati. Oggi, dopo la Riforma, le …

«La comunità degli individui liberati», di Bruno Gravagnuolo

A Modena fino a domani il Festival della Filosofia alle prese con il concetto di comunità. Ma in una chiave alternativa rispetto all’uso conservatore del termine. Ne parlano Remo Bodei, Salvatore Natoli, Carlo Sini e Carlo Galli La tradizione. A destra Il legame comunitario è una piovra contro i singoli Inutile nasconderlo. La nozione di «comunità», per storia, significato ed uso, non appartiene alla costellazione delle idee progressiste. Al contrario, fin da quando nel 1877 il sociologo Ferdinand Toennies, preceduto in Germania da una robusta tradizione romantica, la lanciò nell’arena delle idee filosofiche, «comunità» fu subito sinonimo di insieme di legami naturali, che avvolgevano prescrittivamente il singolo. Fino a dar senso all’interezza della sua vita. E il tutto contro l’aridità e l’anarchia meccanica della Civiltà tecnica. Democratica, anonima, atea e senza valori. Perché invasa da troppi valori in lotta tra di loro, come ribadì Max Weber dopo Toennies. Però malgrado tutti questi presupposti, accade che il Festival della filosofia di Modena in onda sulle piazze a Modena, Carpi e Sassuolo da ieri a domani sera …

“Scuola, sfilano in tremila la protesta monta le tende”, di Ilaria Venturi

Il corteo anti-Gelmini. Cena offerta dallo stand Libera Terra della Festa dell´Unità e servita dai volontari Cgil Una maestra: prima vado in pensione, poi le canterò al ministro IL corteo è aperto dallo striscione “No ai tagli alla scuola pubblica” e sono soprattutto gli insegnanti precari a portarlo. Poi lo striscione dei bambini: “Difendiamo la scuola pubblica”. Loro saltano allegri, gridano “Bhuu Gelmini”. Nemmeno gli organizzatori si aspettavano di essere in tanti, temevano la stanchezza dopo un anno e più di cortei, notti bianche e fiaccolate contro la riforma e i tagli del ministro Gelmini. Invece in tremila sfilano ancora, è il popolo della scuola che ieri si è fatto di nuovo sentire. Ad appena quattro giorni dalla prima campanella. Via Rizzoli, poi via Zamboni, la sosta in via De´ Castagnoli, davanti all´ufficio scolastico regionale, verso le sei e mezza del pomeriggio. I precari cantano, sulle note di Bella Ciao, “La Gelmini non la vogliamo perché la scuola farà morir”, poi il coro “Giù le mani dalla scuola”. Ancora striscioni, insegnanti, genitori e bambini, tantissimi, …