“Il fisco mediatico di Tremonti”, di Stefano Fassina
Dall’arrivo del ministro Tremonti a via XX Settembre, l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza hanno moltiplicato la loro presenza sui media per magnificare i risultati raggiunti nella lotta all’evasione fiscale. Le loro uscite mediatiche seguono sempre a ruota la diffusione di preoccupanti dati sulle entrate da parte della Banca d’Italia o del Dipartimento delle Finanze. È la via scelta dal ministro per coprire, con la complicità di media servili, gli inequivocabili segnali di allargamento dell’evasione fiscale. La propaganda di Tremonti gioca su un equivoco: fa coincidere la lotta all’evasione con i controlli. Ma, non è così. I controlli sono soltanto un pezzo della strategia da attuare. Nei sistemi fiscali moderni, tanto più in situazioni come l’Italia, segnate da elevata propensione morale ed economica all’evasione e sanzioni troppo spesso virtuali, è decisivo prevenire oltre che scoprire e possibilmente punire il reato. Ossia, è decisivo innalzare barriere all’evasione. Quelle barriere innalzate dal Governo Prodi ed eliminate con i primi decreti del Berlusconi IV (dalla tracciabilità dei compensi, all’elenco clienti fornitori). Oggi, l’offensiva mediatica di Tremonti …
