Anno: 2009

“Il fisco mediatico di Tremonti”, di Stefano Fassina

Dall’arrivo del ministro Tremonti a via XX Settembre, l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza hanno moltiplicato la loro presenza sui media per magnificare i risultati raggiunti nella lotta all’evasione fiscale. Le loro uscite mediatiche seguono sempre a ruota la diffusione di preoccupanti dati sulle entrate da parte della Banca d’Italia o del Dipartimento delle Finanze. È la via scelta dal ministro per coprire, con la complicità di media servili, gli inequivocabili segnali di allargamento dell’evasione fiscale. La propaganda di Tremonti gioca su un equivoco: fa coincidere la lotta all’evasione con i controlli. Ma, non è così. I controlli sono soltanto un pezzo della strategia da attuare. Nei sistemi fiscali moderni, tanto più in situazioni come l’Italia, segnate da elevata propensione morale ed economica all’evasione e sanzioni troppo spesso virtuali, è decisivo prevenire oltre che scoprire e possibilmente punire il reato. Ossia, è decisivo innalzare barriere all’evasione. Quelle barriere innalzate dal Governo Prodi ed eliminate con i primi decreti del Berlusconi IV (dalla tracciabilità dei compensi, all’elenco clienti fornitori). Oggi, l’offensiva mediatica di Tremonti …

Bastico: “Cie, sull’immigrazione solo slogan dal governo”

Criminalizzare tutti gli immigrati aumenta le tensioni sociali e non fo rniscesicurezza. Gli immigrati in Italia sono necessari, aiutano in particolare l’occupazione femminile. “Episodi come quello accaduto al Cie di Modena sono gravi , e per questo è doveroso trovare e punire i responsabili. Tuttavia questa protesta è l’ennesimo segnale che i provvedimenti del governo sulla sicurezza non solo producono tensioni e arroventano il clima sociale, ma si rivelano slogan completamente inefficaci se non sono seguiti da impegni veri in termini di risorse e finanziamenti, e da un nuovo modo di concepire politiche per l’immigrazione”. Con queste parole Mariangela Bastico – candidata alla segreteria regionale del Partito Democratico – commenta la rivolta al Centro di identificazione ed espulsione di Modena. “Il pacchetto sicurezza – continua Bastico – contiene solo promesse, perchè se a parole il governo sembra usare il pugno duro, nei fatti non risolve nulla, aumentando le tensioni sociali. Non si può criminalizzare l’intero fenomeno dell’immigrazione, ma si deve riconoscere quanto dimostrato dalla banca d’Italia nel Rapporto sulle economie regionali: e cioè che, al …

“L’italiano, una lingua democratica”, di Vittorio Messori

Il guaio dell’età che avanza — parlo per esperienza — è soprattutto la noia . Quella di chi subisce il ciclico ritorno degli stessi dibattiti, degli stessi temi, degli stessi equivoci. È naturale: ogni generazione deve ricominciare da capo. Ma, per il povero anziano, è pur sempre tedioso. Tra i «tormentoni» ricorrenti, ecco di nuovo, in queste settimane, la questione — rinfocolata periodicamente dalla Lega — del rapporto tra lingua nazionale e dialetti locali. Qui, i seguaci di Bossi hanno un grosso, irrisolvibile handicap rispetto a molti movimenti stranieri federalisti o separatisti. In effetti, non vale per l’Italia quanto – osservava Ernest Renan – è vero per altri grandi idiomi. Il francese imposto da Parigi a occitani, bretoni, normanni, còrsi, alsaziani, lorenesi. Il castigliano imposto da Madrid a catalani, baschi, valenciani, galiziani, aragonesi. L’inglese imposto da Londra a gallesi, scozzesi, irlandesi. Il russo imposto da Mosca a ucraini, bielorussi e altre etnie slave. Il mandarino di Pechino imposto a tutti i cinesi. Due sole, grandi lingue, divenute ufficiali per uno Stato, non sono state imposte …

“Le donne dimenticate di Kabul”, di Chiara Saraceno

Si è persa memoria dei motivi ufficiali per cui gli Stati Uniti e i loro alleati, tra cui l´Italia, sono intervenuti militarmente in Afghanistan. Il principale motivo ufficiale era vendicare l´attentato alle due torri di New York, catturandone il mandante, Bin Laden, che si riteneva si trovasse, appunto, in Afghanistan protetto dal regime dei talebani. Quel Bin Laden e quei talebani i cui misfatti a danno della popolazione afgana e in particolare delle donne afgane erano stati tollerati fino a quel momento in funzione prima antisovietica e poi antirussa. Proprio la liberazione della popolazione civile da una dittatura insieme militare e religiosa feroce, e in particolare la liberazione delle donne afgane dallo stato di segregazione e subordinazione in cui erano state ridotte anche nelle città e nei ceti ove in precedenza avevano goduto di qualche libertà ha costituito il motivo retorico “positivo” dell´intervento. Ricordo Barbara Bush che si rivolse alla nazione, al posto del marito, chiedendo che si intervenisse per liberare le donne afgane. E i giornali del mondo occidentale erano pieni di foto di …

“Bankitalia: gli immigrati non ci tolgono lavoro”, di Felicia Masocco

Gli immigrati non tolgono lavoro agli italiani. Uno studio della Banca d’Italia smentisce il luogo comune e toglie argomenti a chi lo strumentalizza. Al contrario di quanto si pensa, la presenza dei lavoratori migranti si traduce in maggiori opportunità di occupazione per gli italiani più qualificati. Non solo. Un beneficio significativo lo ricavano le donne del nostro paese: grazie a colf e badanti reclutate in massa tra le straniere, recuperano tempo prima impiegato nel lavoro di cura e lo spendono per lavorare. COMPLEMENTARIETÀ I ricercatori la chiamano «complementarietà» e si spiega con il fatto che l’arrivo di lavoratori che fanno i tecnici, gli operai o i braccianti, «può aver sostenuto – dice Bankitalia – la domanda di lavoro per funzioni gestionali e amministrative che richiedono qualifiche più elevate, maggiormente rappresentate dagli italiani». Tradotto: gli stranieri fanno lavori umili o che gli italiani non fanno più. Si tratta di mansioni con minore contenuto professionale, svolte per lo più in imprese piccole o meno produttive. «Il 44% degli immigrati è impiegato in occupazioni non qualificate o semi …

“Addio a Fernanda Pivano. Portò l’America in Italia”, di Dario Pappalardo

La sua prima traduzione fu quella, parziale, dell’Antologia di Spoon River “I miei adorati scrittori americani mi accompagnavano durante la guerra facendomi coraggio con le loro storie”. E lei, Fernanda Pivano, la compagna italiana degli scrittori americani, si è spenta in una clinica privata di Milano, un mese dopo il suo novantaduesimo compleanno. Scrittrice, giornalista, traduttrice e critica, nasce a Genova il 18 luglio 1917. A ventiquattro anni – e in piena seconda guerra mondiale – si laurea in Lettere con una tesi in letteratura americana su Moby Dick. Il capolavoro di Melville è la chiave che le apre la porta sul mondo della grande letteratura made in Usa. Nel 1943, pubblica la prima parziale traduzione dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Il suo mentore è Cesare Pavese, già suo professore al liceo D’Azeglio di Torino e il primo di una serie di incontri fondamentali, tra cui quello con il marito, il grande architetto e designer Ettore Sottsass. L’incontro del 1948, a Cortina, è con Ernest Hemingway. Nasce un rapporto di amicizia e …

“L’Aquila, l’incubo di trasformarsi in città fantasma”, di Roberto Giovannini

Le associazioni: rivogliamo le case nel centro. L’Aquila è morta, ora. Nessuno si azzarda a stimare quanti soldi, quanto lavoro, quanto tempo servirà per rimettere in piedi una città che, circondario compreso, contava centomila abitanti. Un problema che per adesso non si pone nessuno: la priorità, dicono alla Protezione Civile e al Comune, è risolvere l’emergenza, far uscire prima dell’inverno dalle tendopoli le quasi 20.000 persone ancora alloggiate nei campi, riaprire le scuole. Ma dopo l’emergenza si rischia di trovare un deserto economico, sociale, urbanistico. Oggi la «popolazione assistita» dal commissario straordinario Guido Bertolaso ammonta a 47.961 persone: 19.857 nelle tendopoli, 18.729 negli alberghi, 9.631 in case private. Di questi 48.000 sfollati, 27.886 vivevano in case attualmente del tutto inagibili (il 30,7% del totale). Circa 15.000 (4500 entro la fine di settembre, altrettanti dopo il 16 ottobre, e poi a seguire) finiranno nei 4950 appartamenti delle C.A.S.E. antisismiche realizzate in 19 aree, alcune distanti anche diversi chilometri dall’Aquila. Altri 5000 circa andranno nelle case sfitte, ne sono state censite 2600; 1000 negli alloggi usati per …