Anno: 2010

La campagna porta a porta del Pd «Ecco cosa diremo sull’economia», di Stefano Fassina

Chiariamo subito il PD non teme le elezioni anticipate. Detto questo, è bene ricordare che in un quadro segnato da una grave crisi economica e occupazionale, da una legge elettorale mortificante per gli elettori e per gli eletti, le elezioni anticipate sono un grave atto di irresponsabilità della politica nei confronti del Paese. Davanti a uno scenario politico di tale incertezza, è chiaro che non si può restare in attesa delle mosse dell’avversario. Come indicato da Bersani nei giorni scorsi, di fronte all’implosione della maggioranza, il Pd accelera il percorso politico-programmatico avviato con l’assemblea nazionale del 21 e 22 maggio scorsi e lancia una mobilitazione porta a porta, casa per casa, azienda per azienda, facoltà per facoltà, scuola per scuola per raccontare ai cittadini italiani, ai lavoratori, agli imprenditori, agli studenti, il bilancio fallimentare del decennio berlusconiano e, in particolare, degli ultimi due anni di Governo. Oggi, la scusa per l’inadempienza sulle riforme e per i drammatici tagli ai diritti dei cittadini (dalla scuola al trasporto pubblico locale, dalle integrazioni al reddito all’assistenza agli anziani) …

Cercasi leader “costituzionale”, di Rudy Francesco Calvo

Sono iniziate le grandi manovre per trovare il capo della mega-alleanza antiberlusconiana. Dario Franceschini, nell’intervista pubblicata domenica su la Repubblica, ha chiarito la posizione del Partito democratico sulla via d’uscita dalla crisi politica in corso. La soluzione della “alleanza costituzionale” che unisca temporaneamente da Vendola a Casini per fermare la «svolta autoritaria di Berlusconi», è prospettata anche dal segretario Pier Luigi Bersani e non trova aperte ostilità nel gruppo dirigente del Nazareno. I dem, quindi, dimostrano la propria compattezza in una fase delicata, proprio mentre il finiano Bocchino prova a stuzzicare «i moderati del Pd ormai delusi», invitandoli a far parte di un nuovo governo sostenuto da una maggioranza aperta anche a Fli, Udc e Api. Per Beppe Fioroni si tratta di «colpi di sole», per Gianclaudio Bressa di «una fantasia d’agosto», ma perfino Moffa, Viespoli e Menia (tra le “colombe” finiane) invocano il «bando alle alchimie e ai machiavellismi », invitando a lavorare «alla ricomposizione e al rilancio del centrodestra». Anche nel Pd, la possibilità che il governo continui a vivacchiare per qualche mese …

"Il sindaco zero idee", di Vittorio Emiliani

Radere al suolo Tor Bellamonaca e ricostruirla più vicino al centro di Roma? «Una cavolata», la definisce lapidariamente in tv una residente. Un altro favore ai grandi costruttori. È l’ultima delle proposte-annuncio del sindaco Gianni Alemanno, partorita in vacanza a Cortina, e assomiglia tanto al non saper più che fare per segnalarsi. Sarebbe stato meglio proporre un piano di manutenzione edilizia e di servizi socio-culturali per quella e per altre periferie. Pochi giorni fa aveva proposto (vacanze fertili le sue) di tassare i troppi cortei. Parole in libertà, da tassare magari. Nel suo programma c’era la demolizione della teca di Richard Meier che contiene l’Ara Pacis là dove il piccone mussoliniano si era vigorosamente esercitato nel 1936. Ma Alemanno è meno forte col piccone, per fortuna. Mesi fa giurava sulla Formula 1 all’Eur come terapia per la crisi del turismo (di qualità, figurarsi). Prim’ancora sul Parco tematico della Romanità su 300 ettari di suoli pubblici, una Roma tutta finta.… Alemanno non sembra proprio destinato a passare alla storia del Campidoglio. Il suo bilancio di governo …

"La Costituzione e i beni pubblici", di Salvatore Settis

Nel duro scontro fra interessi privati e bene comune dei cittadini, c´è un dato da cui partire: il più robusto schieramento italiano è il “partito della Costituzione”. Lo mostra l´eloquenza dei numeri: nelle elezioni del 2008, il maggior partito italiano (il Pdl) ebbe 13.629.464 voti, pari al 37,3% dei voti espressi; nel referendum del 2006, la riforma costituzionale varata dal centro-destra fu bocciata da 15.791.293 italiani (il 61,3 % dei voti espressi). La percentuale dei votanti fu assai diversa nei due casi (52,3% nel 2006, 80,4% nel 2008), ma quel che conta (anzi, conta ancor di più) è il dato in cifra assoluta: a difesa della Costituzione, contro una riforma che somiglia anche troppo all´insussistente “Costituzione materiale” invocata dall´onorevole Bianconi contro il Capo dello Stato, votarono allora oltre due milioni di cittadini più degli elettori Pdl di due anni dopo. Come ha osservato il Presidente emerito Scalfaro, i vincitori del referendum del 2006 non seppero trarre le conseguenze di quel risultato, ma è oggi il momento di ricordarsene. Oggi, mentre il Paese è in preda …

"Ma prima va rispettata la legge", di Michele Brambilla

Quando si comincia a parlare di espulsioni di rom, come ha fatto il nostro ministro degli Interni e come stanno facendo in Francia, è inevitabile che tornino subito in mente immagini fra le più sinistre di quel macabro film che per certi versi è stato il Novecento. Viene in mente persino quella celebre poesia di Bertolt Brecht: «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti. E io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare». Anche se erano altri tempi e altri regimi, non c’è dubbio che già il termine «espulsioni» suoni macabro. In Italia si discute ormai da anni se siamo un popolo razzista oppure no, ed è una discussione destinata a finire in un vicolo cieco perché essa pure viziata da quella specie di …

"La badessa del Pdl predica al Meeting Cl", di Francesco Lo Sardo

Un’altra angoscia del Cavaliere: il catto-complotto. E i big del Pdl si gettano all’inseguimento del consenso dei cattolici. Il campanello d’allarme, a palazzo Grazioli, ha cominciato a suonare impazzito dopo le parole di Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere, il “braccio economico” di Cl, che associa 35mila e rotte imprese. E meno male che Sholtz l’ha detto al Corriere della sera: siamo contrari a elezioni anticipate. Meno male perché se a intervistarlo fosse stata Repubblica – com’è avvenuto con Tremonti, che da allora vive in regime da “sorvegliato speciale” – Berlusconi non avrebbe più dubbi sull’esistenza di un catto-complotto ai suoi danni. Anche Cl mette i bastoni tra le ruote all’exit strategy elettorale di Berlusconi per non farsi logorare e arrivare in barella a fine legislatura. No al voto, no governi tecnici, ma «proseguire le riforme iniziate, dare concretezza al lavoro intrapreso », dice Scholtz. Non così la pensano Formigoni, Lupi, Mario Mauro, i ciellin-pidiellini a modo loro simbiotici con Berlusconi, da cui hanno avuto molto e che seguirebbero fino alle porte dell’inferno: «Ma …

"Il diktat di Marchionne", di Gad Lerner

I delegati della Fiom Cgil “confinati” nella saletta sindacale di Melfi, con proibizione di fare ritorno al loro posto di lavoro, nonostante il reintegro disposto dalla magistratura, evocano ricordi lontani. E’ passato più di mezzo secolo, infatti, dagli “anni duri alla Fiat” testimoniati da operai comunisti come Aris Accornero e Emilio Pugno. Destinati in quanto “sabotatori” della pace sociale in apposite officine isolate, i cosiddetti “reparti-confino”. Erano i giorni della guerra fredda, il conflitto di fabbrica era insieme sindacale e ideologico. In quello che Carlo Marx definiva “il segreto laboratorio della produzione”, dove “si dovrà svelare l´arcano della fattura del plusvalore”, si consumava una lotta di classe finalizzata a modificare la condizione operaia, ma anche gli assetti del potere politico. Quel sapore antico che la Fiat italo-americana ha scelto di riproporre nell´estate del 2010 ha però ben poco a che vedere con la cultura di Vittorio Valletta, il padre-padrone di un´epoca superata. Il manager apolide Sergio Marchionne non somiglia al suo predecessore, non concepisce il rapporto con le maestranze come destino ineluttabile di una comunità …