"Cossiga, l'uomo che si inventò quattro vite diverse", di Mario Calabresi
Francesco Cossiga si è spento in giorni che gli sarebbero stati congeniali, giorni in cui il Parlamento è tornato al centro dell’attenzione, in cui le manovre politiche abbondano, in cui deputati e senatori si spostano e si contano, giorni in cui si creano nuove fedeltà e si costruiscono alleanze inedite. Giorni in cui si sarebbe appassionato a far emergere contraddizioni, a presentare interrogazioni parlamentari urgenti, a dare interviste pepate e ad alzare il dito citando precedenti e consuetudini a un mondo politico che sembra sempre più ignorare le regole del gioco. Ma questi giorni sono arrivati troppo tardi. Francesco Cossiga non era capace di stare fermo e gli ultimi due anni per uno come lui erano stati privi di ossigeno, con un Parlamento completamente esautorato dal governo e dai voti di fiducia e con un’informazione totalmente concentrata sul presidente del Consiglio. Due anni in cui il Presidente emerito della Repubblica – una carica inventata e fortemente voluta da lui, che ne aveva perfino stabilito diritti, simboli e riti – aveva trovato sempre meno spazio per …
