Ma nel "suo" Veneto nessuno piange per Aldo, di Michele Brambilla
Reportage di MB INVIATO A BARDOLINO (Verona) L’ufficio di Aldo Brancher è ad Affi, sopra un grande centro commerciale. Sulla porta d’ingresso c’è una scritta: «Meno male che Silvio c’è». Ci riceve un signore che ci lascia sull’uscio: «Il signor Brancher? Non è qui. Lo abbiamo visto in tv impegnato in altri luoghi». Chiediamo almeno della fedele segretaria, Mary: «Non c’è neanche lei, è impegnata in Comune. Adesso mi scusi ma ho una telefonata in corso». La caccia al ministro dal ministero più breve della storia (è durato la metà del pontificato di un altro veneto illustre, Albino Luciani) prosegue a casa sua, a Cisano di Bardolino, sui colli. Una stradina dove appare, a un certo punto, una siepe immensa. In mezzo, un cancello. Sul citofono due campanelli. C’è scritto semplicemente «Azienda agricola» e «Rustico A. B.». Al primo non risponde nessuno. Al secondo una gentile voce femminile informa: «Il signor Brancher non c’è, non so se torna, non ha lasciato detto niente». Dal cancello si vede, molto in lontananza, il «rustico» e, sullo sfondo, …
