Anno: 2010

"L’esercito dei «cancellati»: hanno vinto il concorso ma non hanno il lavoro", di Roberto Rossi

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge». Il terzo comma dell’articolo 97 della Costituzione italiana Floriane Messana ce l’ha stampato in testa. Per lei, che si è laureata in giurisprudenza a Palermo con il massimo dei voti a 23 anni, ricordarlo è un gioco da ragazzi. Vederlo applicato, invece, un muro invalicabile. Oggi Floriane ha 28 anni. Di concorsi ne ha già vinti due. Il primo, nel 2007, per un posto di funzionario amministrativo all’Inail. Il secondo, l’anno scorso, come collaboratore amministrativo presso il ministero dell’Interno. Quattordicesima in graduatoria, su ottanta posti disponibili, dopo aver superato quattro selezioni e battuto qualche migliaio di aspiranti statali. Due concorsi vinti, dunque, ma nessun posto di lavoro. Deve aspettare. Non solo lei. Come Floriane, in Italia ce ne sono parecchi. Tra province, regioni, enti di ricerca, enti pubblici non economici, comuni, ministeri e Asl, la conta è quasi impossibile. Una stima del 2007, uscita nelle pagine del Sole 24 Ore , parlava di 70mila. Oggi qualche cosa in più, come …

Federalismo demaniale: il Pd si astiene e l'IDV vota con il governo

Il testo riscritto in Parlamento. Franceschini e Causi: “Impegnati per un federalismo equo. Troppa fretta e poca chiarezza sui costi, non potevamo votare a favore”. Enrico Letta: “Non ci sono tattiche, i miglioramenti non sono bastati a dire sì. Di Pietro non ha contribuito alla discussione di merito”. Il primo decreto di attuazione della legge 42 del 2009 (il cosiddetto federalismo fiscale) è stato varato dalla commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo, con l’astensione del Partito democratico. E’ il decreto sul federalismo demaniale relativo al trasferimento del patrimonio a regioni, comuni e altri enti territoriali. Astensione che Dario Franceschini, capogruppo PD alla Camera, rivendica in una lettera al Corriere della sera come “una meditata scelta politica, non un modo di non scegliere tra due linee opposte. L’astensione è arrivata perché la copertura economica della manovra non è chiara e non ha permesso un voto favorevole. Su norme che riguardano il futuro assetto della Repubblica un grande partito riformista non può sottrarsi al dovere di migliorare i testi e trovare trasparenti punti di incontro sulle regole”. …

"Una legge che ferisce la Costituzione", di Carlo Federico Grosso

La commissione Giustizia del Senato ha approvato a maggioranza gli emendamenti del governo al disegno di legge sulle intercettazioni. Sono previste limitazioni inaccettabili ai poteri dell’autorità giudiziaria, una cappa plumbea di silenzio nei confronti delle indagini penali in corso. Inoltre, sanzioni severe per i giornalisti che contravvengono al nuovo regime e, soprattutto, per gli editori che consentono le pubblicazioni illegittime. Una disciplina che lascia stupefatti e che, se dovesse diventare davvero legge dello Stato, cambierebbe il volto delle indagini penali e di parte dell’informazione nel Paese. Nonostante le critiche, le osservazioni e le proteste di una porzione consistente dell’opinione pubblica, l’azione non si è fermata. Non sono serviti i problemi economici urgenti, gli scandali della «cricca», il crollo di credibilità della classe politica, la necessità di affrontare finalmente il nodo della corruzione. In altre parole, le vere urgenze. La priorità, per il governo, era, ed è rimasta, tagliare le unghie alla magistratura che indaga e togliere voce e penna ai giornalisti che informano. Ne prendiamo atto con sconcerto, cercando di fare un bilancio di ciò …

«Povera Gelmini con questi consiglieri!», di Osvaldo Roman

Ma questo Giorgio Israel, prezioso consigliere della Gelmini nonché sessantottino pentito, lo fa o lo è veramente? Prendiamo due delle principali considerazioni che svolge nel suo articolo sul Giornale.it del 20 maggio. La prima riguarda l’insegnamento dell’inglese nella scuola primaria dice il nostro scienziato: “Parliamo tanto, a vanvera, di educare bambini che sappiano perfettamente l’esperanto dei nostri giorni, l’inglese, ma l’insegnamento di questa lingua inizia in modo carente e poco intensivo soltanto dalle elementari. Non sarebbe sensato che fin dalle scuole materne i bambini sentano parlare, ovviamente in termini semplici e giocosi, anche in inglese? Invece no. Ritardiamo i processi di apprendimento in nome dell’idea che i bambini non vanno tormentati e oppressi, quando chiunque sa che un bambino è tanto più nervoso, annoiato, distratto e mentalmente labile quanto più non viene impegnato in svariate attività.” Ma lo sa il prof-consigliere che il suo ministro sta tagliando oltre 11.000 posti di insegnamento svolti da specialisti per assegnare tali compiti a docenti che non hanno avuto alcuna preparazione specifica? Le sue accurate letture pedagogiche lo portano …

"Il governo cambia lo Statuto del lavoratori", di Roberto Mania

Cambiare lo Statuto dei lavoratori. Esattamente dopo quarant´anni dall´entrata in vigore della legge sui diritti di chi lavora, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha voluto confermare che il governo intende mettere mano a quelle norme. E che lo farà in tempi rapidi: nei prossimi giorni arriverà il Piano triennale per il lavoro al quale seguirà un disegno di legge delega sullo “Statuto dei lavori”. Un vecchio progetto di Sacconi articolato su due livelli: il riconoscimento dei diritti di tutti i lavoratori indipendentemente dalle dimensioni aziendali e dal tipo di contratto (lo Statuto attualmente si applica a poco meno della metà dei lavoratori) e un sistema di tutele variabili a seconda del settore di appartenenza, del territorio e della stessa impresa. «Un attacco alla Costituzione», secondo il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, convinto che lo Statuto «non sia il caro estinto» . I quarant´anni dello Statuto sono stati celebrati da Cgil, Cisl e Uil in tre distinti convegni. Segno delle divisioni di questa stagione sindacale. Eppure, al di là dei toni e degli argomenti, …

"20 maggio '70: è legge lo Statuto dei lavoratori", di Alberto Papuzzi

La gestazione era durata anni. La prima idea fu di Di Vittorio. Lo varò il ministro Donat-Cattin, segnò uno spartiacque storico. Quando in data 20 maggio 1970 entra in vigore la legge chiamata Statuto dei lavoratori siamo nella fase forse più cruenta della vita italiana dopo fascismo e guerra: sono trascorsi solo cinque mesi dalla bomba di piazza Fontana e non più di un anno dalla rivolta degli operai veneti a Valdagno. A Torino grandi scioperi martellano le officine Fiat. Mentre nel paese è ancora vivo il ricordo degli eccidi di Avola in Sicilia e di Battipaglia nel Salernitano, dove la polizia aveva sparato sui braccianti in sciopero, con un bilancio di quattro morti e oltre duecento feriti. La nuova legge è anche una risposta a questi drammi. In realtà era un progetto che veniva da molto lontano: Giuseppe Di Vittorio, da Cerignola, il celebre leader della Cgil, aveva invocato nuove norme a protezione del lavoro fin dall’inizio degli anni cinquanta. Ma bisogna aspettare che la società italiana cambi identità, da paese agricolo a realtà …

"Controriforma, così i ricercatori perderanno la voce", di Rino Falcone*

Negli ultimi tempi sta emergendo con forza e su differenti ambiti della vita del Paese il tema dell’autonomia. Su un primo fronte, con spericolati argomenti, si aggrediscono autonomie fondamentali come quelle che tutelano la funzione della magistratura e dei mezzi di comunicazione di massa. Su un altro fronte si dibatte del percorso politico, istituzionale e finanziario che dovrà portare all’effettiva applicazione del federalismo nel nostro Paese. L’attenzione sembra riguardare il costo dell’operazione, ma anche qui il nodo è l’autonomia. Questa volta però il Governo sembra mosso da una volontà d’ampliamento degli spazi autonomi e non sembra molto preoccupato della necessità di adeguare contropoteri d’equilibrio e responsabilità (come mostrato nelle polemiche recenti sui beni demaniali da affidare ai Comuni e ai rischi per la loro tutela). Molto interessante, poi, il caso del nuovo modo di concepire l’autonomia dell’Università e delle Istituzioni di alta cultura e ricerca. La riforma universitaria Gelmini riduce significativamente l’autonomia introdotta in passato, trasformando tra l’altro ilCdA in un organo di governo partecipato per almeno il 40% da esterni all’Ateneo. Ancora più inverosimile …