Anno: 2010

"Edilizia al palo. Nel 2009 persi 210mila posti e 2mila imprese", di Luigi Venturelli

Per l’economia è l’ultimo campanello d’allarme. Quando crolla il mattone, si prepara a crollare buona parte del sistema produttivo. Così è stato nel corso del 2009, come gli Stati generali delle costruzioni avevano predetto, e come certificano gli ultimi dati presentati ieri al Cnel: nell’arco di dodici mesi sono stati persi 210mila posti di lavoro, 137mila diretti e 73mila nell’indotto, sono fallite oltre 2mila imprese, il30%in più rispetto al 2008, senza contare un ulteriore aumento del 30% di aziende che hanno chiuso i battenti nel primo trimestre del 2010. Un quadro «drammatico», di fronte al quale le associazioni datoriali e i sindacati di categoria chiedono di essere convocati con urgenza a Palazzo Chigi. Lo scorso anno sono nate 9mila imprese di costruzioni in meno rispetto all’anno precedente, in tre anni gli investimenti si sono ridotti del 18%, mentre le compravendite di abitazioni sono diminuite del 30%, e negli ultimi sei anni il numero dei bandi di gara per i lavori pubblici è calato del 55%. LE PROPOSTE ANTICRISI «Il terremoto economico-finanziario ha determinato una situazione …

"Nessuno è al sicuro", di Massimo Riva

Non è vero che l´Italia può starsene tranquilla al riparo del così pur decantato rigore del ministro Tremonti. Ora, infatti, è lo stesso governo ad ammettere che una manovra di tagli alla spesa pubblica va allestita al più presto nella classica forma delle procedure d´urgenza, con un decreto-legge da varare entro il mese di giugno. Con ogni probabilità non saranno provvedimenti da lacrime e sangue, come quelli adottati dapprima in Grecia e poi in Spagna e Portogallo, ma non potranno nemmeno essere carezze. È significativo, del resto, di un destino comune dei paesi mediterranei il fatto che anche a Roma si stia pensando di agire sugli stessi fronti contabili, che sono al centro delle manovre altrui. Segnatamente sulla componente principale della spesa che, da noi come altrove, è rappresentata da salari e stipendi delle pubbliche amministrazioni. Le prime indiscrezioni sui lavori in corso dicono, infatti, che non si pensa magari a sforbiciare di netto le buste paga dei dipendenti pubblici e però si punta a fermare la crescita del monte salari del pubblico impiego con …

"La crisi dell'Europa incompiuta", di Teodoro Chiarelli

Che fosse una fragile tregua, che l’intervento concertato a sostegno della Grecia non sarebbe bastato a placare i mercati, si era capito dai sinistri scricchiolii dei giorni scorsi. Ieri, puntuale, è arrivato l’ennesimo venerdì nero. Le Borse europee hanno tutte chiuso con tonfi rovinosi bruciando 166 miliardi; malissimo pure l’euro sceso sotto 1,24 dollari. Sono bastate un paio di sparate intempestive per favorire nuovi allarmismi, seminare panico e scatenare la speculazione. Giovedì sera il numero uno della Deutsche Bank, Josef Ackerman, ha sollevato nuovi dubbi sulla solvibilità della Grecia. Seguito dal consigliere economico di Barack Obama, l’ottantatreenne Paul Volker, ex presidente della Fed con Carter e Reagan, secondo cui se l’Europa non procede verso una maggiore integrazione l’euro verrebbe messo in discussione. La presa di distanza dei mercati è evidente e vanifica l’effetto calmierante delle massicce misure stabilizzatrici annunciate nello scorso weekend da Ue e Bce. Placate le tensioni sul mercato dei bond, restano ancora troppe le incognite sull’attuazione e l’efficacia delle misure anti-deficit, mentre inevitabilmente si profila il loro impatto negativo in termini di …

"Il corpo delle donne come una merce in TV", di Giovanni Valentini

Si può rischiare anche di passare per censori, bigotti o bacchettoni, o addirittura di compromettere la propria virilità, a denunciare lo sfruttamento e la mercificazione dell´immagine femminile nella televisione italiana, in quella privata e a maggior ragione in quella pubblica. Ma il degrado è arrivato ormai a tal punto che si pone un´autentica questione di civiltà, di costume civile o meglio incivile. E dunque, di malcostume. Per riconoscimento generale, non c´è nessun Paese al mondo in cui la tv esponga le donne, trattate come oggetti più o meno oscuri del desiderio, a questa continua “umiliazione mediatica”. Vallette, veline e troniste a tutte le ore del giorno e della notte; seni, cosce e sederi in primo piano e in bella mostra; atteggiamenti ammiccanti e seducenti, spesso al limite dell´adescamento. Per dirla chiaramente, la televisione italiana è un puttanaio catodico, all´interno del quale Mamma Rai gestisce come una maîtresse un´alcova di Stato. D´accordo: anche le donne avranno le loro colpe. Almeno quelle che si prestano, per scelta o per necessità, a uno sfruttamento così intensivo. Ma le …

"Il problema non è più Berlusconi: è come aiutare il Paese", di Alessandro Maran

Ha ragione Reichlin, la crisi finanziaria europea si è incaricata di dimostrare che è la mancata modernizzazione, il principale problema dell’Italia. Con la crescita di paesi come la Cina, l’India, il Brasile, il Sudafrica, il Kenya e moltissimi altri (la più grande uscita di massa dalla povertà nella storia del mondo), l’Europa non è più il centro della storia mondiale. C’è bisogno di più Europa, ma dobbiamo chiudere la forbice tra l’adesione ideale, puramente politica, e la necessità che il nostro Paese diventi europeo anche nei fatti. Converrà perciò abbandonare l’illusione che, tolto di mezzo Berlusconi, tornerà l’età dell’oro. Quello che è avvenuto in questo ventennio non è una parentesi antistorica, un’invasione degli Hyksos. Oggi il punto di vista della Lega (il peso insopportabile di un Mezzogiorno parassita, improduttivo e preda dell’illegalità criminale) è diventato senso comune. Anche in conseguenza del fallimento nel Sud del compito riformatore che si era assegnato il centrosinistra. Ormai un pezzo del Nord vuole separare il suo destino dal Mezzogiorno e il pezzo che rimane non è comunque disposto a …

Due anni buttati via. Governo al fallimento

“Trentaquattro fiducie, una e mezza al mese. Tutto questo cosa ha portato per le prospettive del Paese? Credo niente, sono stati due anni buttati via”. E’ questo il giudizio del segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani a 24 mesi esatti dalla fiducia votata il 14 e 15 maggio 2008 da Camera e Senato al governo Berlusconi. “Due anni – ha dichiarato il leader del Pd ai microfoni di YouDem Tv – nei quali abbiamo avuto il picco più profondo di crisi economica rispetto alla media europea, due anni persi dal punto di vista delle riforme, nessuna riforma vera e anzi alcune controriforme”. Dal punto di vista economico, ha insistito Bersani, “sono stati creati più problemi che soluzioni, non è stato messo nessun elemento di crescita e nel controllo della finanza pubblica”. Guardando alla situazione generale, “questi due anni fanno parte di un ciclo, la destra ha governato per 7 degli ultimi 9 anni”. Il bilancio è chiaro: “Questa curvatura plebiscitaria della nostra democrazia, l’idea che dando più potere a uno solo potessimo risolvere i …

"Un premio troppo piccolo per il merito", di Luigi Oliveri

Almeno negli enti locali, la riforma Brunetta rischia di fallire proprio nel suo punto di forza, il rilancio della meritocrazia. In media ai dipendenti pubblici meritevoli sarà riconosciuto un premio appena superiore ai 400 euro. Troppo poco per indurre i più passivi e improduttivi a mutare atteggiamento. Intanto, però, il nuovo sistema di valutazione determinato dalla riforma è assai complesso e richiede notevoli sforzi organizzativi. Con il rischio che a crescere sia la spesa per le consulenze necessarie per comprendere e applicare il sistema. Molto rumore per nulla. La “riforma Brunetta”, almeno per il comparto degli enti locali, rischia di fallire proprio lì dove aveva puntato decisamente, cioè il rilancio della meritocrazia.Troppo poche, infatti, sono le risorse distribuibili per incentivare i più meritevoli, rispetto agli sforzi organizzativi richiesti dalla riforma. UN INCENTIVO MOLTO POVERO Il censimento del personale locale relativo al 2008, effettuato dal ministero dell’Interno in base al Conto del personale elaborato dal ministero dell’Economia, rileva che “le risorse complessivamente destinate alla produttività individuale nell’anno 2008 ammontano a euro 191.610.983 e hanno riguardato in …