«La legge che ordina il silenzio stampa», di Stefano Rodotà
Se la legge sulle intercettazioni verrà approvata nel testo in discussione al Senato sarà fatto un passo pericoloso verso un mutamento di regime. I regimi non cambiano solo quando si è di fronte a un colpo di Stato o a una rottura frontale. Mutano pure per un’erosione lenta che cancella i principi fondativi di un sistema. Se quel testo diverrà legge della Repubblica, in un colpo solo verranno pregiudicati la libertà di manifestazione del pensiero, il diritto di sapere dei cittadini, il controllo diffuso sull’esercizio dei poteri, le possibilità di indagine della magistratura. Ci stiamo privando di essenziali anticorpi democratici. La censura come primo passo concreto verso l’annunciata riforma costituzionale, visto che si incide sulla prima parte della Costituzione, quella dei principi e dei diritti a parole dichiarata intoccabile? Se così sarà dovremo chiederci se viviamo ancora in uno Stato costituzionale di diritto. Questa operazione sostanzialmente eversiva si ammanta del virtuoso proposito di tutelare la privacy. Ma se questo fosse stato il vero o biettivo era a portata di mano una soluzione che non metteva …
