"Pio La Torre, 28 anni dopo: ma quanti ricordano?", di Giorgio Frasca Polara
La mattina del 30 aprile 1982, in un agguato mafioso (commissionato dalla cosca Riina-Greco-Provenzano, tutti acciuffati tanti anni dopo), erano assassinati a Palermo il dirigente e parlamentare comunista Pio La Torre ed il suo stretto collaboratore Rosario Di Salvo. Li avevano trucidati con raffiche di mitraglietta e diecine di pistolettate. Una infame vendetta contro l’uomo che con intelligenza, con determinazione e con enorme coraggio aveva voluto lasciare la segreteria nazionale del partito e si apprestava anche ad abbandonare il seggio a Montecitorio per tornare nell’Isola – lui che un ruolo di dirigente politico nazionale se l’era guadagnato con le grandi lotte contadine del dopoguerra, nella campagna contro la base missilistica di Comiso, nella intransigente battaglia contro il gruppo di potere dc che aveva massacrato la sua città e che a sua volta verrà ferocemente eliminato – e qui riassumere l’incarico di segretario regionale del Pci nella consapevolezza della gravità della situazione siciliana. Parlo della terribile stagione di attentati politico-mafiosi che spazza via presidenti di regione e prefetti, ufficiali dei carabinieri e vicequestori, altissimi magistrati e …
