"Reggio Emilia: il benessere sotto l'assedio leghista", di Pietro Spataro
«Loro sono contro tutti tranne loro. Loro si chiamano Lega Nord e sono contro il Sud, l’Ovest e l’Est». Naima ha 11 anni, va a scuola a Reggio Emilia e ha capito meglio di altri che cosa vuol dire essere leghisti. La sua testimonianza è stata raccolta dal suo maestro, Giuseppe Caliceti, ed è uno spaccato di questa città d’Italia che dista appena 30 chilometri dalla Lombardia ed è al terzo posto per concentrazione di immigrati. In superficie Reggio Emilia mostra tutta la sua perfezione riformista, con i servizi migliori d’Italia, le migliori scuole del mondo, la rete di coop che ti segue passo passo e un partito che ancora oggi supera il 45% dei voti. Eppure sotto pelle gorgoglia un tempo meno clemente: la paura di perdere il benessere, il disorientamento di chi vede vacillare le certezze. La crisi lascia ferite profonde, gli immigrati danno la percezione dell’insicurezza, anche la ‘ndrangheta ha piazzato i suoi artigli. Ci vorrebbe forse di nuovo un San Prospero, il patrono della città che secondo la leggenda salvò Reggio …
