"27 febbraio, i diritti alzano la voce", di Sergio Giovagnoli *
Girando per l’Italia, per assemblee e manifestazioni, capita spesso che precari, lavoratori, pensionati ci invitino a parlare un linguaggio semplice e diretto per rappresentare in maniera più efficace e concreta il peso drammatico della crisi economica. Ci dicono «non parlate di welfare, parlate di sociale, di disoccupazione, di precarietà e reddito di cittadinanza, di servizi tagliati e sostegno scolastico, parlate di non autosufficienza e di solitudine degli anziani, di spazi negati ai bambini e furto di futuro per le nuove generazioni». Più si esce dalla propaganda e dai talk show e più si allunga la lista dei drammi di milioni di persone che subiscono la crisi. Per spiegare meglio cosa vuol dire welfare, oltre a ribadire il valore della costruzione di un sistema pubblico di protezione sociale che ha accompagnato l’affermazione delle democrazie in Europa, aiuta ricordare cosa non dovrebbe essere il welfare: per esempio erogare miliardi alle banche che hanno predato il mercato finanziario e hanno rischiato di far crollare l’intero sistema economico mondiale per la loro voracità. Il salvataggio delle banche, dopo anni …
