Anno: 2010

"Appello del fisico Cabibbo: Così la ricerca muore, salvatela", di Emanuele Perugini

«È un vero e proprio disastro. Continuare a indebolire la ricerca di base significa tagliare il ramo sul quale siamo seduti. Prima o poi cadremo dall’albero». Nicola Cabibbo, fisico e presidente dell’Accademia Pontificia delle Scienze, non usa mezzi termini per commentare il continuo taglio delle risorse destinate alla ricerca di base nel nostro paese. «Alla lunga pagheremo molto caro questa scelta e forse abbiamo già cominciato a farlo». Cosa sta succedendo alla nostra ricerca? «La stiamo lasciando invecchiare per vederla lentamente morire. Sono anni ormai che è in corso un processo che sembra essere irreversibile. Non c’è quasi più nessun ricambio generazionale all’interno del mondo della ricerca e gli scienziati più anziani non sanno letteralmente a chi trasmettere le loro conoscenze». Non ci sono ricercatori giovani in grado di farlo? «No, assolutamente. Ci sono dei giovani bravi e in gamba, ma non riescono a trovare spazio. Troppo poche le risorse, troppo precari i contratti, per permettere loro di consolidare le posizioni e di fare carriera. Preferiscono andarsene via, all’estero. Eppure, sono loro i rimpiazzi che …

Bologna – Dibattito sulla riforma dell'Università proposta dall'attuale Governo

Fondazione Istituto Gramsci Emilia-Romagna via Galliera 26 Introducono la discussione Carlo Galli , Presidente della Fondazione Istituto Gramsci Emilia-Romagna, il senatore Mauro Ceruti , VII Commissione (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) , l’onorevole Manuela Ghizzoni , VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione) e il senatore Walter Vitali , Commissione Affari Costituzionali e Commissione bicamerale per le questioni regionali .

"Una circolare da leggere (almeno) due volte…", di Loretta Lega*

Il peggior modo di leggere la circolare n. 2 dell’8-1-2010 (quella sul tetto del 30%…) è di farlo con gli occhi dell’emotività e della rabbia, rispetto a ciò che si vede nei centri di accoglienza, nei campi di calcio, nelle periferie devastate delle nostre città, nelle bidonville indegne del nostro Paese. Ma sarebbe un errore opporre ai rischi striscianti dell’intolleranza, di cui ha parlato B.Spinelli su “La Stampa” (1), una sorta di buonismo di maniera, che rifiuta di misurarsi con l’esigenza di una progettualità concreta, di regole certe, di impegni operativi, per rendere effettivo i principi di una scuola inclusiva e di una istruzione di qualità per tutti. E’ evidente che dietro la cm 2/2010 ci sono anche tensioni ed interessi politici, a volte di breve respiro, ma i problemi che la nota ministeriale pone sono reali e richiedono una riflessione approfondita da parte della scuola e dei suoi operatori, come pure della società intera. Partire dai dati Un ragionamento pacato, alla ricerca di soluzioni praticabili, deve partire da alcuni dati di fatto: – nelle …

"Chi non paga per gli errori", di Tommaso Padoa-Schioppa

Mentre le fabbriche chiudono e i lavoratori perdono il posto, le banche, vere responsabili della crisi, fanno profitti; li fanno dopo essere state salvate dai contribuenti e li devolvono in gran parte a se stesse sotto forma di lauti guadagni per dirigenti e amministratori; nello stesso tempo rifiutano il credito alle imprese e, obbligandole a chiudere e a licenziare, affossano l’economia. Sono accuse note; le ripete anche il presidente Obama. Come non farsi travolgere da simili accuse indirizzate a unmestiere già impopolare prima della crisi? Invece bisogna ragionare e non farsi travolgere. E se il ragionare comincia col distinguere, occorre esaminare le accuse una per una. Oggi guardiamo ai salvataggi bancari, questione bruciante perché il denaro usato era del contribuente. Si noti che i salvataggi — cerniera tra il prima e il dopo crisi— sono avvenuti soprattutto in Paesi orgogliosamente predicanti le virtù magiche della proprietà privata e del mercato libero: Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Olanda; non in Italia, dove le banche si sono rafforzate con capitali privati. Si noti anche che il tema …

Napolitano su immigrati e caso Rosarno: "Tutelarne i diritti, ripristinare la legalità "

“Sia consentito agli immigrati di essere in regola”, in un equilibrio tra garantire loro i diritti e ripristinare la legalità: così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato in occasione della Giornata mondiale delle migrazioni, promossa dalla fondazione Migrantes. “Vorrei tornare a esprimere – scrive il capo dello Stato – tutto il mio apprezzamento per quanto la Chiesa cattolica fa in favore dei migranti”. Apprezzamenti che comprendono anche il mondo del volontariato. Poi l’appello a tutelare i bambini: “Il problema su cui si vuole opportunamente richiamare l’attenzione per il 2010 è quello dei minori, in particolare di coloro che sono rifugiati o non accompagnati. Questi ultimi sono esposti in condizioni di estrema fragilità ai rischi più gravi”. Ma c’è anche l’allarme criminalità: “Un rischio che non riguarda solo i minori – sottolinea Napolitano – abbiamo assistito purtroppo alle tragedie che travolgono migranti e cittadini quando un territorio è sottratto alla legge. Mi auguro anche che allo straniero non sia solo giustamente imposto, ma sia anche reso possibile l’essere e il mantenersi in regola …

"L'imbroglio continuo. Martedì 19 gennaio sciopero nazionale dei lavoratori del settore cineaudiovisivo" , di Santo della Volpe3

In tutti i paesi d’Europa la produzione televisiva e cinematografica è considerata una formidabile risorsa strategica per la cultura e per l’economia e, ironia della sorte scelta dal nostro paese, molti di questi stessi paesi sin dal dopoguerra hanno preso la Francia prima e l’Italia poi, come un modello di produzione culturale, anche se da noi c’è sempre stato un problema di risorse e finanziamenti, unito ad una mancanza storica di difesa del prodotto nazionale, quello stesso che veniva poi valorizzato ed ammirato nel mondo. Vecchio difetto democristiano che pensava che la cultura fosse un terreno politico di sinistra. Quel difetto non ha mai mancato però di entrare in dialettica con il mondo della produzione cinematografica e televisiva, valorizzando autori e produzioni quando necessario,producendo in prima persona quando la cultura era intesa come sistema di valori che univa il paese: basti pensare alla Rai di Bernabei, del teatro, degli sceneggiati, sino alle ultime importanti produzioni televisivo- cinematografiche. Perché comunque sia, qualunque governante sapeva e dovrebbe sapere oggi che la produzione di cinema e fiction è …