Anno: 2011

"La Libia, il governo, l'Italia", di Marina Sereni

Non è la prima volta che la politica estera, e in particolare l’uso della forza da parte della comunità internazionale, diviene terreno di distinzione all’interno di una maggioranza di governo. La Lega espresse già sulla ex-Yugoslavia un atteggiamento del tutto diverso rispetto agli alleati del centrodestra di allora. L’Unione attraversò su questo nodo più di un momento critico nell’ultima esperienza del Governo Prodi, per le posizioni presenti nelle forze della cosiddetta “sinistra radicale”. Tuttavia i toni e i protagonisti che si confrontano in questi giorni sul ruolo dell’Italia nella missione internazionale in Libia hanno un carattere diverso e manifestano in tutta la sua profondità il logoramento irreparabile di un’esperienza di governo fondata sul rapporto Berlusconi-Bossi (più che sull’asse Pdl-Lega). Sin dall’inizio della crisi libica il Governo ha mostrato incertezze e contraddizioni inconcepibili per un Paese importante come il nostro. Certo, tutto l’Occidente, e l’Europa in particolare, è stato colto impreparato dalla “primavera araba”. Ancora oggi poco sappiamo e poco riflettiamo sui movimenti in atto e sui mutamenti in corso. La notizia di un accordo tra …

"Politica estera: Quirinale garante", di Stefano Folli

Se si esclude una battuta del ministro Calderoli («si va di male in peggio»), ieri la Lega non ha buttato altra benzina sul fuoco in cui arde la politica estera dell’Italia. Non è poco, pensando che proprio ieri i Tornado hanno volato per la prima volta con il loro carico di bombe nel cielo sopra Misurata. Quando un partito vuole dissociarsi e provocare la caduta del governo di cui fa parte, di solito insiste, alza il tono, non dà tregua. Viceversa, Bossi e i suoi, pur nella loro irritazione, hanno evitato di compiere altri passi verso la crisi e sembrano in attesa; mentre l’offensiva di carta è affidata alla “Padania”, il foglio che riflette gli umori della base. Un altro dato: non è in vista, almeno fino a stamane, alcun autonomo documento leghista per la seduta di martedì alla Camera. Ci sono le mozioni delle diverse opposizioni, ma non c’è il testo che segnerebbe la vera, irrimediabile frattura fra il Carroccio e il governo Berlusconi. Questo non significa che il peggio sia passato. Al contrario, …

"Per difendere la società civile ritorniamo a fare cultura", di Carlo Fontana

La cultura ha fatto il pieno» . Così ha di recente titolato, con opinabile eleganza, uno studio pubblicato online da un centro studi economico di deciso orientamento liberista, senza darsi briga di verificare quanto, dell’ipotizzato aumento di due centesimi delle accise sulla benzina, fosse effettivamente necessario al reintegro del Fus e dei fondi per i beni culturali, e quanto per altri scopi. E senza neppure la preoccupazione di sottoporre a critica la rigida e poco assennata strategia di tagli lineari fino a quel momento difesa dal governo contro ogni ragionevole obiezione. Nessun accenno a tutto questo, nello studio sopracitato: piuttosto, la solita giaculatoria di presunti rimedi di stampo economicistico contro una cultura sprecasoldi, maldiretta e incapace di stare sul mercato. Purtroppo (e, ahimè, prevedibilmente) i commenti apparsi all’indomani del provvedimento si sono perlopiù espressi nello stesso modo, cavalcando l’onda di malumore dell’utente motorizzato. Ora, che il finanziamento delle attività culturali, musicali e dello spettacolo, peraltro previsto dalla nostra Costituzione, rappresenti un problema economico è fuor di dubbio. Giunge però a proposito, anche ad illuminare il …

"Sgarbi ai Beni culturali come ministro-ombra Galan avverte: mi dimetto", di Paolo Griseri e Dario Pappalardo

Sgarbi ai Beni culturali come ministro-ombra Galan avverte: mi dimetto Per il critico ipotesi di un “alto commissariato” Sponsor politico dell´operazione sarebbe la Lega. Il nodo dei piani paesaggistici. Voci anche di una nomina a sotto- segretario. Ma l´interessato le smentisce. Vittorio Sgarbi si fa sponsorizzare dalla Lega e dichiara guerra a Giancarlo Galan. La lotta tra il critico e il ministro, iniziata quando Sgarbi è stato escluso dal concorso per la soprintendenza di Venezia, è ormai diventata uno dei capitoli dell´eterno conflitto tra Galan e Gianluca Zaia, due veneti che si sono scambiati i ruoli di governatore del Veneto e ministro delle Politiche agricole. Oggi Galan guida i Beni culturali e si è già meritato da Sgarbi non pochi improperi. L´ultima raffica è di ieri pomeriggio: «Galan? È un pigro che preferisce la pesca al lavoro. Lo definirei un “banal grande”». La baruffa goldoniana è in realtà una tessera dello scontro tra Berlusconi e la Lega. Ma potrebbe sfociare, se le voci di ieri pomeriggio diventassero realtà, nelle dimissioni lampo del ministro dei Beni …

"I risultati della xenofobia", di Gad Lerner

Convinta fino a ieri di veleggiare trionfalmente, in sintonia con gli umori popolari e lo spirito dei tempi, la Lega d´un colpo s´imbatte nella maledizione della politica. Vent´anni dopo, non si può permettere di tornare all´opposizione. Ma l´abuso propagandistico dello strumento legislativo, adoperato come orpello simbolico a prescindere dalla sua funzionalità, quasi che le istituzioni potessero impregnarsi di stati d´animo, ora rivela platealmente i suoi limiti. In poche settimane il popolo cui veniva promessa la salvaguardia dall´”invasione straniera” ha visto sbriciolarsi l´architrave normativo della xenofobia leghista. La partnership con il dittatore-amico Gheddafi ridotta a carta straccia; la pena detentiva per chi non ottempera al decreto di espulsione bocciata dalla Corte di Giustizia dell´Unione europea. Una sequenza inesorabile perché il vento della storia soffia in tutt´altra direzione, e la rendita parassitaria sugli effetti perduranti del terrorismo islamico non basta più a orientare la rotta, trascorso un decennio dall´11 settembre 2001. Sta inceppandosi il meccanismo di accumulazione leghista: protesta e potere sono addendi che alla lunga non si sommano neppure dietro la maschera del populismo. Né si …

"Una guida ai profili più gettonati nei prossimi anni", di Iolanda Barera

Quali saranno le “professioni calde”del 2017? Abbiamo chiesto una previsione a un gruppo di esperti in materia. Risultato: nessun architetto galattico o hacker del pensiero umano, ma sicuramente qualche novità interessante per curricula diversi. Partiamo dall’ambito green: l’attenzione all’ecosistema è vista in crescita all’unanimità o quasi. Figure nuove nel campo? «I Sustainability Engineer, tecnici specializzati in tematiche legate alle fonti rinnovabili, che affiancheranno il Chief Sustainability Officer, la posizione al top su questo fronte in azienda — risponde Stefano Griccioli, responsabile in Accenture della service line Talent &organization performance —. E, per chi ha competenze più soft, i Change Sustainability Ambassador, agenti di cambiamento che si relazionano con la business community» . Altra possibile new entry è l’Energy Auditor, «un esperto in certificazione dei bilanci in campo energetico» spiega Giovanna Brambilla, ad di Value Search. Ma anche l’Ingegnere focalizzato sul project financing ambientale ed energetico potrebbe essere molto richiesto. «Ci sarà un’evoluzione dei grandi progetti impiantistici nel settore» prevede Fabio Ciarapica, senior partner di Praxi. Nonmeno importante la “rivoluzione web”su marketing e comunicazione. E un’ipotesi …

"Rinnovabili, il governo non cede oggi arriva il decreto ma le Regioni già lo bocciano", di Antonio Cianciullo

Le Regioni lo hanno bocciato, il Parlamento all´unanimità ha chiesto di modificarlo, il governo va avanti con il decreto soprannominato «ammazza rinnovabili». Oggi, ha annunciato il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, il testo sarà reso noto, ma la giornata di ieri ha chiarito il segno dell´operazione. «Questo decreto non risolve il problema dei diritti acquisiti e la riduzione degli incentivi ci sembra troppo brusca», ha sintetizzato il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani. Il parere della Conferenza Stato-Regioni non è vincolante, ha ribattuto Romani. Si profila dunque una chiusura muscolare della trattativa che rischia di creare complicazioni di non poco conto. Il responsabile energia della Cgil, Antonio Filippi, ha ricordato che «questo testo ha avuto il parere negativo delle Regioni, della maggioranza delle imprese del fotovoltaico, del commissario europeo per l´Energia, del sindacato. Vogliono andare avanti? Ma chi pagherà le multe di Bruxelles per il mancato raggiungimento degli obiettivi europei?» «E´ singolare che il governo ignori anche il parere della maggioranza che lo sostiene», commenta Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd. «Il …