"La Libia, il governo, l'Italia", di Marina Sereni
Non è la prima volta che la politica estera, e in particolare l’uso della forza da parte della comunità internazionale, diviene terreno di distinzione all’interno di una maggioranza di governo. La Lega espresse già sulla ex-Yugoslavia un atteggiamento del tutto diverso rispetto agli alleati del centrodestra di allora. L’Unione attraversò su questo nodo più di un momento critico nell’ultima esperienza del Governo Prodi, per le posizioni presenti nelle forze della cosiddetta “sinistra radicale”. Tuttavia i toni e i protagonisti che si confrontano in questi giorni sul ruolo dell’Italia nella missione internazionale in Libia hanno un carattere diverso e manifestano in tutta la sua profondità il logoramento irreparabile di un’esperienza di governo fondata sul rapporto Berlusconi-Bossi (più che sull’asse Pdl-Lega). Sin dall’inizio della crisi libica il Governo ha mostrato incertezze e contraddizioni inconcepibili per un Paese importante come il nostro. Certo, tutto l’Occidente, e l’Europa in particolare, è stato colto impreparato dalla “primavera araba”. Ancora oggi poco sappiamo e poco riflettiamo sui movimenti in atto e sui mutamenti in corso. La notizia di un accordo tra …
