Anno: 2011

"Le riforme immobili", di Tito Boeri

«Si tratta di azioni e risorse già previste». Insomma, state cercando di venderci cose già fatte (e risorse già stanziate) spacciandole per nuove. È un´affermazione ricorrente nell´audizione di Confindustria alle commissioni di Camera e Senato. Le due commissioni si sono riunite ieri per discutere i documenti preparati dal governo per il cosiddetto semestre europeo. Le 465 pagine elaborate dall´esecutivo lasciano in effetti poca speranza. L´esame rivela che l´acronimo Pnr dovrebbe essere declinato come “Proprio nessuna riforma”. Del Piano nazionale delle riforme non c´è traccia se non nel senso che si prevedono piani (sul lavoro, la conciliazione tra lavoro e famiglia, etc.), insomma piani che generano altri piani. Doveva delineare un piano d´azione per i prossimi tre anni. Ma la politica economica contemplata da qui a fine legislatura ha come obiettivo strategico il rinvio ai posteri di manovre molto pesanti senza avere nel frattempo varato alcun provvedimento favorevole alla crescita, quindi tale da ridurre l´entità dell´aggiustamento dei conti pubblici necessario dal 2013 in poi. Vediamo i numeri. Il governo in carica nella prossima legislatura dovrà immediatamente …

No, alla “BerluSchool“!, di Pippo Frisone

Che non tutti i politici conoscano la Costituzione è notorio ed è stato anche dimostrato. Che Berlusconi non conosca la scuola italiana è sotto gli occhi di tutti e non c’è neanche bisogno di dimostrarlo. Ma ormai siamo in piena campagna elettorale e il Nostro è qui che dà il meglio di sè anche se la tecnica e gli argomenti usati sono sempre gli stessi. Il pericolo comunista, le toghe rosse, il golpe giudiziario, la stampa ostile e buon per ultima, la scuola statale, inculcatrice di valori contrari alla famiglia. E lo fa , alzando sempre di più il livello dello scontro. Ora che anche la scuola sia diventata di colpo tutta comunista , credo che neanche il Nostro lo creda. Alle ultime elezioni politiche del 2008 gran parte degli insegnanti, secondo alcuni sondaggisti , pare abbiano voltato le spalle al centrosinistra! La categoria tra l’altro non è mai stata molto sindacalizzata e la CGIL, tanto per citare il sindacato confederale maggiormente collocato all’opposizione di questo governo , ha una rappresentatività tra i docenti del …

"Il Buco c'è veramente", di Osvaldo Roman

Come qualcuno forse ricorderà, la polemica sul significato da assegnare al comma 23 dell’articolo 9 della legge 122/2010, quello che ha cancellato dalla carriera di oltre un milione di dipendenti della scuola gli anni di servizio 2010, 2011 e 2012, ha riguardato il fatto che questa amputazione, recuperata economicamente con quel 30% di economie derivanti dal taglio degli organici previsto dall’art.64 della “riforma” Gelmini(v. D.M n. 3 del 14 gennaio 2011 per l’anno 2010), rimanesse invece tale sul piano della loro validità giuridica. Cioè dal 2013 in poi, nel passaggio nei successivi scaloni, quei tre anni non potranno essere valutati, perché ciò prevedeva quel comma 23 mai abrogato dalle modifiche apportate. Tali modifiche riguardavano solo la possibilità del recupero del valore economico degli scatti maturati in quel triennio utilizzando le risorse di quel famoso 30% già iscritte in bilancio con altre finalità. E’ utile al riguardo ricordare l’intervento del Sen. Giovanni Procacci(PD) nella discussione avvenuta in Senato sullo schema di decisione di finanza pubblica il 16/10/2010 come è noto discusso e approvato successivamente alla legge …

"Il premier si toglie un peso", di Marcello Sorgi

Non capita molto spesso che Berlusconi e Bersani possano brindare insieme, ma stavolta invece sì. La decisione del governo di cancellare i piani per il nucleare, pur salvando l’Agenzia preposta al settore per non dare la sensazione di una completa (e prematura) smobilitazione, annulla di fatto il referendum promosso in materia da Di Pietro e dagli ambientalisti. Anche se sarà la Corte di Cassazione a doversi pronunciare per sospendere materialmente la consultazione, la delusione dei promotori, accompagnata dalla moderata soddisfazione del Pd e dal silenzio governativo (è sempre spiacevole dover ammettere di esser tornati sui propri passi), lasciavano intendere già ieri che la sorte del referendum è segnata. E con quello del voto sul nucleare, probabilmente, anche il destino degli altri due, sul legittimo impedimento e sulla privatizzazione dei servizi di distribuzione dell’acqua. L’unione di tre argomenti così eterogenei era stata considerata strategica per tentare di superare, dopo quasi tredici anni, l’endemica crisi attraversata dalle consultazioni referendarie, tutte fallite negli ultimi tempi perché l’affluenza alle urne non ha più raggiunto la fatidica soglia della metà …

"I professionisti del trucco", di Giovanni Valentini

Nell´incauta megalomania sviluppista del governo in carica, il piano nucleare aveva assunto il valore emblematico di una “guerra santa”, una crociata per affrancare l´Italia dalla dipendenza energetica e restituirla alle “magnifiche sorti e progressive” di una vagheggiata ripresa economica. Ora, dunque, lo stop alla proliferazione delle centrali atomiche non è soltanto un dietrofront, una retromarcia, una ritirata strategica per non urtare la corrente d´opinione alimentata dall´incubo di Fukushima ed evitare così il referendum in calendario a metà giugno. È anche l´ammissione esplicita di una sconfitta annunciata. Una fuga dalle responsabilità. Una dichiarazione di impotenza programmatica. Ma è soprattutto la più smaccata e plateale rinuncia a governare un processo di crescita economica e sociale, in una prospettiva responsabile di sostenibilità: cioè di rispetto dell´ambiente, della sicurezza e della salute collettiva. Tanto il nucleare era diventato il perno di una “politica generale” per la maggioranza parlamentare di centrodestra, quanto appare adesso l´opzione scellerata e impraticabile di un´effettiva minoranza elettorale. Forse non c´è metro di paragone più concreto e preciso per misurare la distanza fra Paese (il) legale …

Bersani: «Serve un concorso di forze ampie. C’è il rischio di vedere Berlusconi al Quirinale», di Maria Zegarelli

«Napolitano ha ragione. Io sono sicuro che la Milano democratica saprà rispondere». Il Pd rilancia: «Un’alleanza tra moderati e progressisti». «Il tramonto di Berlusconi sarà drammatico». Bersani definisce «sacrosante» le parole di Napolitano. Alle opposizioni: «Serve un’alleanza tra le forze progressiste e moderate per sconfiggere il berlusconismo». «Sacrosante e precise», le parole di Giorgio Napolitano, reale il rischio «di pericolose degenerazioni» evocate dal Capo dello Stato, perché «siamo dentro a questa degenerazione, certamente». Pier Luigi Bersani commenta così il duro monito del presidente delle Repubblica e definisce «vergognoso» l’episodio dei manifesti contro i magistrati a Milano, «le destre stanno seminando mentalità barbarica e anticostituzionale» aggiunge parlando ad una iniziativa elettorale a Civitanova Marche. È alla luce di questo che secondo il segretario dei democratici è necessaria una coalizione elettorale fra le forze progressiste e moderate del Paese, «non sante alleanze», ma un cartello forte e unito «perché se ci si divide, con un solo voto in più Berlusconi può fare il presidente della Repubblica il prossimo giro». Il Berlusconismo non si esaurirà con l’uscita da …

"Il doppio obiettivo del Colle", di Federico Geremicca

Ha aspettato un giorno, poi due, poi tre. Ha sperato fino all’ultimo che, dopo la dissociazione di questo o quell’esponente della maggioranza di governo, «l’ignobile provocazione del manifesto affisso nei giorni scorsi a Milano» (parole del Quirinale) venisse finalmente stigmatizzata dallo stesso presidente del Consiglio. Alla fine, quando ha avuto chiaro che questo non sarebbe accaduto, la decisione: e stavolta non una nota di critica per i toni e i modi, non un generico invito alla moderazione e nemmeno un messaggio alle Camere oppure al Paese. Piuttosto, il passo più istituzionale possibile, un’iniziativa che coinvolgerà e rappresenterà tutte le istituzioni: comprese quelle che mai avrebbero voluto che il prossimo Giorno della Memoria (9 maggio) venisse dedicato alle vittime del terrorismo, magistrati in testa a tutti. Attesa da molti e temuta da altrettanti, ecco – dunque – la mossa del Quirinale. Che il Capo dello Stato intervenisse di fronte all’ormai incontrollabile escalation polemica in materia di giustizia era inevitabile: più difficile – piuttosto – era scegliere modi e toni capaci di evitare che a scontro si …