Anno: 2011

"Ma l’opposizione c’è", di Mario Lavia

Ma l’opposizione c’è Quando uno come Scilipoti fa finta di inserire al contrario la tessera con cui si vota, come per suggerire ai suoi padroni “guardate, posso anche non votare col governo”, certo, ti cascano le braccia. Perché poi “Munnizza”, come è stato carinamente ribattezzato dai dipietristi, si sa che vota e voterà per Berlusconi, il suo futuro e la sua paga lì stanno. E dunque, stai lì giorni e giorni, disciplinatamente, pronto a fare casino ogni volta che puoi, e niente, l’orribile legge ad personam passa, tu hai perso e loro hanno vinto, la forza dei numeri ce l’hanno, ma non quella della ragione, come dice Castagnetti, e allora del diritto si fa strage. Ma alla fine della battaglia di Montecitorio – non è la prima e non sarà l’ultima – va detto che i deputati dell’opposizione sono stati bravissimi, che hanno scritto una buona pagina di vita parlamentare, che sono comunque riusciti a mettere sotto i riflettori l’inconsistenza di merito della legge e anzi la sua intrinseca logica arrogante e a beneficio del …

"Politica industriale? Su vasta scala", di Pier Luigi Bersani

La politica industriale di un Paese come l’Italia deve muovere dalle diversità. E deve essere capace di suonare tutti i tasti del pianoforte. Non c’è futuro industriale per noi se si rinuncia completamente alla chimica, alla siderurgia, all’auto, settori niente affatto in declino ma in evoluzione. Ovviamente nei settori a larga economia di scala, o hai il fisico per correre da solo, o devi metterti in compagnia. E i Governi possono favorire i grandi accordi industriali extranazionali, come anche possono aiutare a sbagliare. Spendere tre miliardi di euro per fare una nuova compagnia aerea italiana è stato un grave errore da parte del Governo Berlusconi perché sarebbe bastato ben meno di un miliardo di euro per integrare l’Alitalia con Air France e Klm e mettere la nostra voce in un soggetto più grande. E avremmo così difeso meglio l’italianità: sono certo che nel futuro sarà facile capirlo. Per aziende come Finmeccanica, la cui committenza fa spesso riferimento agli Stati nazionali, si può addirittura parlare di diplomazia economica. Ma non è vero che questo interesse per …

"L’università che ci meritiamo", di Maria Chiara Carozza, Marco Meloni

Pochi mesi dopo l’approvazione della riforma Gelmini, le università italiane sono impegnate in un compito davvero difficile: sopravvivere. I tagli al sistema dell’istruzione e della ricerca sono avvenuti prontamente, mentre l’attività di normativa secondaria procede con lentezza, nonostante le rassicurazioni del ministro. Gli atenei si ritrovano ad affrontare un vero e proprio ginepraio normativo, a cui è ormai appesa la didattica. Inoltre, a parte qualche normativa di minutissimo calibro, il governo non ha ancora adottato alcuno dei provvedimenti fondamentali – sono decine – per l’attuazione della legge. Lo schema di regolamento per l’abilitazione scientifica (passaggio fondamentale per l’accesso al ruolo dei professori) ha ricevuto un pesante parere negativo da parte del consiglio di stato. È il caso di essere realisti: un governo agonizzante non può essere in grado di adottare tutti gli atti necessari per dare gambe a una riforma che, altrimenti, si risolve nell’incertezza più totale e nel blocco delle attività ordinarie degli atenei. Proprio in questo ritardo preoccupante, troviamo la conferma delle nostre osservazioni dei mesi precedenti: abbiamo più volte sottolineato come la …

"Fine anticipata per il processo Mills", di Giovanni Negri

Tra 7mila, lo dice Alfano, e 15mila, secondo i calcoli del Csm. L’impatto sui processi in corso delle norme sulla prescrizione breve è ancora oggetto di valutazione, ma per il ministro della Giustizia Angelino Alfano gli effetti dovrebbero essere circoscritti a non più dello 0,2% dei procedimenti penali aperti che sono in tutto 3 milioni e 290mila in tutti i gradi di giudizio, colpiti dal 5% di prescrizione all’anno. La norma però riguarderà solo i processi di primo grado e le relative prescrizioni che sono state in tutto 125mila nel corso del 2009; inoltre il beneficio interessa unicamente gli imputati incensurati che, sulla base dei dati del casellario, rappresentano circa il 55% dei condannati. Risultato, circa 7mila procedimenti fulminati; un dato che il Csm, che valuta la norma come una «sostanziale amnistia», raddoppia sia pure informalmente portandola a 15mila ma allargando la stima anche all’appello. Alfano, dopo avere ricordato che circa 100mila delle prescrizioni annuali si verificano nella fase delle indagini, «per una selezione di gravità operata dal pubblico ministero», in ogni caso minimizza e …

"Perchè gli insegnanti tornano a fare paura", di Stefano Bartezzaghi e Mariapia Veladiano

L´ultimo caso è quello sui libri di testo “troppo partigiani”. Ma gli attacchi all´insegnamento tolgono autonomia e centralità al sistema educativo. La campagna di primavera contro la scuola italiana ha un bersaglio principale: l’insegnamento e i professori. Dall’attacco all’educazione pubblica accusata di “inculcare nei ragazzi dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai propri figli” fino all’ultima proposta dei deputati Pdl che invocano una Commissione parlamentare che valuti l’imparzialità dei testi scolastici adottati perché molti, oggi, “plagiano i giovani” è evidente che sono gli insegnanti a fare paura. E che in questo modo si cerca di spezzare quella preziosa alleanza tra docenti, famiglie e ragazzi che spesso ha fatto delle aule scolastiche una sorta di laboratorio delle differenze culturali. Così colpire la figura dell’insegnante vuol dire, paradossalmente, enfatizzare il suo ruolo di solitario artefice della cultura, dall’altro, implicitamente, isolarlo sotto la lente di un’osservazione sociale e politica minuta, moltiplicata, asfissiante. Uno sguardo che non è complice e collaborativo, ma indagatore e giudice. Ma quella era appunto tv, e non …

"Il nichilismo al potere", di Carlo Galli

Ieri la Camera – tra le proteste di una cittadinanza che si sente tradita dal Palazzo – ha approvato una legge vergognosa, l´ennesimo provvedimento ad personam per salvare Berlusconi dai suoi processi e farne un soggetto superiore alla Legge. Se, secondo il premier, è ‘surreale´ la sua presenza, da imputato, in tribunale, va detto che davvero davanti alla giustizia emerge con chiarezza il rapporto peculiare che il Cavaliere instaura fra politica e realtà. Che certo e´ surreale, ma in senso opposto a quello che egli propone: nel senso, cioè, che per il premier la politica è la decostruzione della realtà, il rovesciamento della sua architettura. E nel provvedimento sulla ‘prescrizione breve´, in questa misura di autodifesa distruttiva, si rendono evidenti le implicazioni più generali – e più fatali – dell´essenza nichilistica e paradossale della destra al governo, che si concentra nella persona di Berlusconi. Quell´essenza si presenta con una serie impressionante di inversioni delle logiche politiche di una moderna democrazia, di rovesciamenti dei suoi apparati concettuali. In primo luogo, come sempre, del rapporto fra pubblico …

"La riforma aiuterà i corrotti", di Carlo Federico Grosso

Tutti sanno che la prescrizione abbreviata risponde all’interesse del premier nel processo Mills. Si può dire, anzi, che i suoi dettagli sono stati studiati per favorire il Presidente: l’abbreviazione vale per gli incensurati, e Berlusconi è incensurato, l’accorciamento non è elevato, ma quanto basta per evitargli una condanna, le nuove regole si applicano quando non è stata pronunciata sentenza di primo grado. E in nessuno dei suoi processi tale sentenza è stata, appunto, pronunciata. Dove è finito, tuttavia, il «processo breve» che costituiva l’obiettivo originario del progetto e, soprattutto, quali saranno le conseguenze della nuova «prescrizione» sulla sorte dei processi normali? Con il «processo breve» s’intendeva introdurre una durata prestabilita di tutti i processi, nel senso che essi non dovevano superare determinati tempi, e se il giudice li sforava, il processo automaticamente si estingueva. Tale meccanismo era demenziale. Qualunque fosse stata la complessità del processo, anche se fosse stato impossibile chiuderlo nei tempi prefissati, esso sarebbe comunque finito nel nulla. La conseguenza? Un’ecatombe di processi, un mare d’impuniti. Un assurdo che lo stesso Capo dello …