"I martiri del mare spariti nella ricerca del sogno europeo", di Domenico Quirico
Nell’entroterra della Tunisia, città intere rimaste senza più giovani, padri che piangono i figli partiti e mai arrivati: “Forse non può chiamare”. A Tataouine non c’è il mare. Solo sabbia e roccia; anche le case hanno un colore bigio dentro a quei muri la luce gioca con chiaroscuri risentiti, il vento dal deserto si ingolfa nelle strade, gonfia le tende e le cose. Le vesti delle donne che qui sono ancora quelle berbere, tradizionali, antiche sembrano grossi fiori seminati dal vento tra le connessure dei sassi. Molti anni fa vi hanno girato alcuni esterni di «Guerre stellari», le sequenze di un pianeta desolato nelle più lontane galassie, una sorta di deserto siderale. Non c’è il mare, ma tutti ne parlano, conoscono i venti e le maree, le sue furie improvvise e i lunghi giorni di bonaccia: il Mediterraneo, il loro sogno, la loro maledizione. La giovane rivoluzione tunisina con orgoglio affigge nelle strade i volti dei suoi martiri, i giovani che dandosi fuoco e immolandosi davanti alle raffiche degli sgherri di Ben Ali il tiranno, …
