"Il governo ha reintegrato i fondi per lo spettacolo. Ma per i teatri è sempre notte.", di Michele Smargiassi
Vesti la giubba e la faccia infarina. Col cuore che lacrima, si va in scena. Davanti a duemiladue poltroncine rosse si prova Pagliacci di Leoncavallo. Vestiti in borghese i coristi, i cantanti, i figuranti sembrano ragazzi in gita nel teatro d´opera più moderno del Paese dell´opera. Invece sono i lavoratori a orario dimezzato di una fabbrica in crisi. Lavorano meno, guadagnano meno, e il ricavato, cinque milioni di euro in due anni, lo regalano al Carlo Felice, il loro teatro, il teatro dei genovesi, perché non lo si debba chiamare, fra qualche tempo, Carlo Infelice, e piangerne la chiusura. «Siamo i maggiori sponsor privati del teatro», mastica amaro Giulio Luzi, delegato sindacale della Cgil del teatro. È vero: gli imprenditori privati, che il sindaco Marta Vincenzi ha invitato ad aprire i portafogli in nome dell´orgoglio civico, hanno finora raggranellato un milione 400 mila euro, «arriveremo a due, ma valgono doppio, in tempi di crisi», rivendica il presidente di Confindustria Giovanni Calvini che guida la colletta. Ma tutti questi sacrifici saranno inutili se lo Stato si …
