"Più fatica con meno diritti per le donne del commercio", di Laura Matteucci
C’era una volta il contratto a termine, e sembrava l’ultima frontiera della precarietà. Adesso, complice una crisi che ha molto penalizzato i commercianti piccoli e medi, molto meno la grande distribuzione (solo l’anno scorso hanno chiuso qualcosa come 100mila esercizi commerciali, e 20mila precari sono rimasti a casa), il settore del commercio è arrivato alla fiera delle tipologie contrattuali: da quello a progetto a quello per cui si gestisce un singolo negozio di una catena assumendosi il rischio d’impresa, con un fiorire di part-time sempre più fantasiosi, da 20, 16 e pure 8 ore, il part-time con cui si lavora solo nei week-end o nel periodo natalizio. Il commercio: 3 milioni circa di addetti tutto compreso (dalle agenzie interinali alle concessionarie di auto), 400mila nella grande distribuzione, donne nell’80% dei casi, a barcamenarsi tra poche centinaia di euro di stipendio, pause contingentate, domeniche obbligatorie, ore e ore passate in piedi, orari di lavoro frammentati, con anche 4-5 ore di attesa tra la fine di un turno e l’inizio del successivo, troppo poche per andare a …
