"L'incrocio pericoloso fra stampa e TV", di Giovanni Valentini
Nell´era tumultuosa della multimedialità, della “convergenza” fra piattaforme di trasmissione diverse, della contaminazione feconda dei “bit”, può apparire un paradosso anacronistico vietare l´incrocio fra la proprietà dei giornali e quella delle televisioni. E può risultare ancor più anomalo che le Autorità di garanzia competenti in materia – prima quella sulle Comunicazioni, poi quella sul Mercato e sulla Concorrenza – intervengano preventivamente per intimare al governo di non abolire un tale divieto. Ma tant´è. Questa è la cartella clinica della metastasi che affligge il sistema dell´informazione in Italia, prodotta nel tempo dall´abnorme concentrazione che ha dato luogo al duopolio televisivo e quindi dalla mostruosità di un conflitto di interessi che resta senza paragoni nel mondo civile (e forse anche in quello incivile). Introdotto nel ´90 dalla legge Mammì come una foglia di fico per ratificare il fatto compiuto e coprire la vergogna della concentrazione televisiva privata, il divieto di cumulo fra giornali e tv non è mai stato in realtà un divieto assoluto. Fin dall´inizio, si applicava in questi termini solo a chi, come il gruppo …
