"Onori, regali, baci i tempi (non lontati) del Muammar Show", di Gian Antonio Stella
«Per dirla alla beduina: sparita la tenda, sparito il problema» . Sono passati solo sei mesi da quando Luca Zaia rise delle polemiche scandalizzate contro il «Muammar Show» concesso a Gheddafi sul suolo italiano. Sei mesi. E già si agita l’incubo che quell’eccesso di salamelecchi riservati al dittatore libico possa esserci rinfacciato. Un problema che non riguarderebbe solo il governo, ma il Paese intero. Per undici volte il Cavaliere, ricevendone in cambio l’agognato accordo sul blocco del traffico di clandestini e qualche regalo come un paio di cammelli (dei quali non si conosce il destino) aveva incontrato il leader della Jamahiriya dal ritorno a Palazzo Chigi nella primavera del 2008 fino agli sgoccioli del 2010 Gli aveva baciato la mano in segno di ossequio. Donato vetri di Murano. Concesso ciò che i libici chiedevano da anni e cioè il riconoscimento, giusto, degli errori e dei crimini commessi dagli italiani durante l’occupazione giolittiana e più ancora mussoliniana. Già che c’era, si era allargato. Promettendo nel marzo 2009 che si sarebbe ripresentato qualche mese dopo a Tripoli …
