"Anna Politkovskaja", di Andrea Riscassi
Se Anna non fosse stata Anna Politkovskaja, cronista implacabile, animata solo dalla volontà di vedere, capire e raccontare, noi non saremmo qui a piangere la sua morte, non perderemmo tempo a ricordarla mentre gli alberi del cimitero Troekurovskij stanno facendo cadere, come da sei anni a questa parte, le ultime foglie sulla sua tomba. Se il regime russo avesse impiegato un decimo delle forze utilizzate per punire il concerto blasfemo (ma soprattutto anti-putiniano) delle Pussy Riot, oggi gli assassini e i mandanti dell’omicidio di Anna Politkovskaja sarebbero a cucire guanti in qualche sperduta colonia penale della Siberia. Se Anna, anziché criticare il regime per le stragi di civili in Cecenia, avesse invocato la difesa della Madre Patria Russia ora dirigerebbe qualche quotidiano vicino al partito di gomma che governa l’impero. Se Anna, dopo aver cercato di mediare (coi terroristi) per evitare la strage al teatro moscovita di Dubrovka fosse riuscita ad arrivare a Beslan, forse avrebbe impedito la morte di qualcuno dei bambini di quella maledetta scuola osseta. Ma l’hanno avvelenata in volo. Se Anna …
