"Crisi, si fa presto a dire riconversione. Ecco i pochi che ce l’hanno fatta", di Giovanni Cocconi
Crisi, si fa presto a dire riconversione. Ecco i pochi che ce l’hanno fatta. Dalle Fonderie Zen di Padova all’Eni di Porto Torres. Ma per l’industria pesante è molto più difficile. No, la soluzione non può essere solo il parco tematico. Nessuno si sente di sottoscrivere la proposta per le miniere del Sulcis ventilata l’altro giorno da Giulio Sapelli sulle pagine del Corriere della Sera. Però, certo, il paesaggio industriale italiano uscirà trasformato dalla grande crisi che sta attraversando, una gigantesca selezione naturale che lascerà sul campo morti, feriti e pochi sopravvissuti. C’è chi, come il columnist del Financial Times Peter Marsch, l’ha definitaThe new industrial revolution, titolo di un libro uscito a giugno secondo il quale questa crisi segna la fine della produzione di massa e l’ingresso in una nuova era, dove sarà premiato il connubio tra tecnologia e capitale umano, tra beni e servizi, e dalla quale l’industria pesante uscirà molto ridimensionata. Un libro che cita anche casi di successo in Italia. «Le miniere di carbone stanno chiudendo in tutto il mondo» dice …
