Anno: 2012

"Prima che sia tardi: il coraggio di una nuova Europa", di Giuliano Amato

Vedo i passi che si fanno nelle sedi europee per rendere più integrate, e quindi più efficaci, le politiche volte a stabilizzare l’euro e a raddrizzare i bilanci nazionali dai quali tale stabilizzazione oggi dipende. E vedo le reazioni che ciò suscita tra i nostri cittadini, in un crescendo di ostilità reciproca tra le opinioni pubbliche nazionali e di ostilità comune verso l’Europa. Chi reagisce a misure di austerità che sente imposte dagli altri, chi al vincolo di pagare per gli altri e tutti protestano per le lesioni delle rispettive sovranità. Lorenzo Bini Smaghi ha scritto il 7 agosto sul Financial Times che è la sopravvivenza dell’euro a richiedere queste interferenze nelle sfere nazionali, conseguenze naturali della maggiore integrazione politica. Perciò politici e commentatori – così concludeva – non possono chiedere più Europa e poi lamentarsi per le perdite di sovranità. Sembra una conclusione inesorabile, ma a me pare assurdo che l’integrazione politica ricercata e promossa per anni da molti di noi per dare più strumenti comuni e quindi più forza agli europei sia fonte …

Intercettazioni, la mediazione del Csm “Faremo una autoregolamentazione”, di Liana Milella

Se lo dicono riservatamente tutti nella maggioranza. «Ormai il tempo delle intercettazioni è scaduto. Una riforma non è più possibile». La stessa certezza corre al Csm come tra i magistrati. Tra i quali, con sempre maggiore insistenza, si fa strada la strategia dell’autoregolamentazione, del rispetto rigido e rigoroso delle regole che già esistono. Che, se applicate in modo puntiglioso, metterebbero al riparo sia gli inquirenti che la stampa dal rischio di qualsiasi legge bavaglio. Al Csm non si parla che di questo. La verifica partirà a settembre. Riguarderà il rispetto delle norme già in vigore sia per chiedere di registrare una conversazione, sia per utilizzarla nel processo. Ci lavorerà la sesta commissione che si occupa di studiare leggi e riforme. La proposta arriva da Aniello Nappi, esponente della sinistra del Movimento giustizia, toga votata in Cassazione. Proprio alla Suprema corte ecco “girare” in queste ore una sentenza scritta nel febbraio 2009 dall’attuale segretario generale Franco Ippolito sul processo Federconsorzi in cui un passaggio colpisce sugli altri: «L’intercettazione può essere disposta solo quando (come scrive il …

"Chi perde tanto e chi guadagna nella lunga crisi giovani, famiglie, ceto medio sono impoveriti", di Carlo Buttaroni

L’altra faccia della crisi è in chi ci guadagna. Una contraddizione in termini per i più ma, in realtà, nulla di più concreto. Per alcuni, infatti, la situazione che stiamo vivendo è un vero affare. Pensiamo al tanto temuto spread, spada di Damocle per banche e imprese: esso misura sì lo stato di salute economica dei Paesi dell’Eurozona (Grecia, Spagna e Italia in testa), ma rappresenta anche una straordinaria opportunità di arricchimento per i grandi investitori. Chi ha elevate quantità di denaro liquido può farle fruttare molto più che in altri periodi, ad esempio prestando il proprio denaro a tassi d’interesse più alti. Oppure, sfruttando la crisi della liquidità che colpisce Stati e imprese, si possono fare affari straordinari acquistando grandi società e patrimoni immobiliari a prezzi molto più bassi rispetto al loro valore reale. Gli speculatori finanziari rappresentano un’altra categoria favorita dal momento attuale. I veri, grandi speculatori non sono tantissimi: una ventina, forse meno, in tutto il mondo. Ma con un potere molto forte: quello di indebolire fino al collasso l’economia di un …

"Più rigore istituzionale per poter crescere", di Alberto Bisin

Le sempre più frequenti ed intemperanti dichiarazioni riguardo alla possibilità che l’Euro perda dei pezzi, a partire dalla Grecia, suggeriscono che in questa fase i Paesi del Nord Europa stiano in qualche modo valutando l’opportunità e i costi di procedere da soli. All’ipotesi che il consolidamento fiscale del Sud possa essere controllato e guidato con successo per mezzo di un accordo (il fiscal compact) che implichi un passaggio di sovranità in materia di politiche fiscali, non crede ormai quasi più nessuno: anche le cicale sono gelose della propria sovranità Vediamo quindi come appaiono, a noi ma anche ai tedeschi, le prospettive di consolidamento fiscale a medio termine, diciamo a 5-10 anni, dell’Italia. In questa prospettiva, il Paese ha due problemi fondamentali: non cresce e ha una struttura politico- istituzionale che si configura come una macchina per la produzione di spesa pubblica. Se è vero che crescere è di fatto condizione necessaria per rientrare dal debito, è anche vero che non è affatto sufficiente. Il Paese ha goduto di una crescita anche sostenuta in passato, ma …

"Istruzione priorità soltanto per i tagli", di Guido Rossi

Il 14 agosto l’Università Jiao Tong di Shanghai ha pubblicato la sua classifica annuale (Arwu-Academic Ranking of World Universities) sulle 500 migliori Università del mondo. I criteri adottati sono sei, tra i quali la presenza di premi Nobel nei professori e negli ex allievi, il numero dei ricercatori maggiormente citati nelle loro discipline, il numero delle pubblicazioni sulle riviste specializzate, il numero dei professori presenti nell’Università. Questa classifica, tra quelle elaborate annualmente, è certamente la più autorevole. Il rilievo maggiore è dato alle prime cento Università, fra le quali ben 53 sono statunitensi. Quel che mi pare doveroso sottolineare è che fra le prime cento non figura nessuna Università italiana, mentre tra quelle europee sono presenti, in ordine decrescente, il Regno Unito, la Germania, la Svizzera, la Francia, la Svezia, l’Olanda e la Danimarca. Qualche rilievo può essere fatto sui criteri di scelta, come ha sottolineato la ministra dell’Istruzione francese, precisando che le scienze umane e sociali appaiono postergate e che anche laddove ci sono dei centri di eccellenza, soprattutto nella ricerca, la lingua usata, …

"Siamo un popolo di santi, navigatori e furbi", di Francesco Merlo

Non sappiamo se compatirlo o fargli i complimenti, se Mario Monti è un illuso o e se il vero furbo è lui che, con un’astuzia semantica, aggredisce la furbizia che fa fessi gli italiani. Il presidente del Consiglio vuole che mai più in radio e in televisione vengano chiamati furbi gli evasori fiscali. CHE sono invece delinquenti, malfattori, mascalzoni e fondamentalmente ladri. E se è difficile dargli torto, è forse ancora più difficile dargli ragione. Si può infatti sorriderne, ripassando la lunga storia della lotta alla furbizia come natura italiana prima ancora che umana, e dunque paragonare Monti a Marinetti che propose di abolire gli spaghetti, a Mussolini che pretendeva il voi al posto del lei, a Cavour che si proponeva di ‘fare’ gli italiani, a San Francesco d’Assisi che li immaginava tutti innamorati di Madonna Povertà, a Dante che li spingeva ad essere fieri e ghibellini, a Mazzini che indicava come antidoto all’astuzia il pensiero e l’azione, a Garibaldi che li voleva tutti garibaldini. E Berlinguer ci voleva austeri, Pannella ci vuole libertari e …

"Va respinto l'attacco al Capo dello Stato", di Claudio Sardo

Vogliamo la verità sulle stragi di mafia degli anni Novanta e sulle ragioni che portarono al depistaggio delle indagini su via D’Amelio. Siamo solidali con i magistrati che indagano e con tutti gli uomini dello Stato che combattono in prima linea le organizzazioni criminali. Proprio perché crediamo nei principi di legalità e nel diritto, riteniamo che la divisione dei poteri sia un caposaldo irrinunciabile della democrazia (e questo va detto a presidio dell’autonomia della magistratura come del Parlamento o del governo). Ma della campagna promossa da il Fatto quotidiano ci pare del tutto inaccettabile l’attacco al Capo dello Stato. Un attacco per delegittimarlo, associando il conflitto di attribuzione da lui promosso con il proposito di colpire l’inchiesta giudiziaria sulla «trattativa» Stato-mafia. La circostanza che la stessa Procura di Palermo abbia a più riprese assicurato l’irrilevanza delle intercettazioni telefoniche, su cui ora insiste il conflitto presso la Corte costituzionale, non ha mai minimamente influito sulla rotta e gli obiettivi della campagna. Che, appunto, è dimostrare una contrapposizione istituzionale, politica e morale tra i magistrati e gli …