"Se Formigoni si crede Giovanna D'Arco", di Francesco Merlo
L’arroganza auto compiaciuta di Roberto Formigoni è un inedito nella storia degli impuniti italiani. Asserragliato e isolato nella sua Regione ormai allo sfascio, questo governatore imputato per corruzione è il guelfo degenerato, è l’integralista in eccesso che non si rassegna neppure all’evidenza e continua da forsennato la sua battaglia contro lo stato laico e contro tutti, spavaldo e al tempo disperato come un verso di Leopardi: «L’armi, qua l’armi: io solo combatterò, procomberò sol io». Bollato dal successore di don Giussani Juan Carron per «l’attrattiva del potere, dei soldi, degli stili di vita», Formigoni è ormai trattato come un peccatore anche dai suoi ex fratelli di Comunione e Liberazione che gli rinfacciano «di avere trasformato la Comunione tra di noi», vale a dire la pratica spirituale di mettersi in comunità, «in solidarietà di cricca». Tutti infatti sanno che quel compiacere Daccò in cambio di feste, barche e danaro non è religiosità ma sicuramente simonia e probabilmente anche reato. Venti anni fa, l’individuo collettivo Roberto Formigoni prese per conto di Cl la Lombardia per farne la …
