Anno: 2012

"Il suicidio non è di classe", di Michele Ciliberto

Ci sono molte cose che colpiscono nella crisi profonda, e tragica, che sta attraversando il Paese: allarma ad esempio vedere quanto si stia estendendo l’area della miseria e della povertà. Ma soprattutto colpisce sentire, con una frequenza angosciosa, che un lavoratore oppure un imprenditore hanno deciso di mettere fine alla loro vita, suicidandosi. La crisi ha cancellato, in modo drammatico, le distinzioni di classe: in diversa misura, e in modi diversi ovviamente, tutti coloro che sono dentro l’universo del lavoro si trovano oggi in una situazione di precarietà, di debolezza che si trasforma in una progressiva perdita di sé, di identità sia sociale che individuale. Alla base di gesti terribili come questi c’è un senso di totale solitudine, la perdita di qualsiasi fiducia nel futuro, il sentimento di un destino di sconfitta al quale appare impossibile resistere. E c’è la persuasione lucida e intransigente che non ci siano partiti ,sindacati, associazioni, chiese alle quali si possa far appello per avere un aiuto e cercare di ritrovare una strada. C’è insomma la persuasione che non ci …

"La maledizione televisiva", di Giovanni Valentini

Non c’è da meravigliarsi più di tanto che perfino il governo di “impegno nazionale”, quello che dovrebbe traghettare il Paese e portarlo fuori dalle secche della crisi, possa rischiare il naufragio sugli scogli della televisione. Se la Prima Repubblica era fondata sul lavoro, come recita ancora l’articolo 1 della Costituzione, la Seconda Repubblica è fondata infatti sulla tv: cioè sulla formazione e sulla raccolta del consenso attraverso la tv. E per Berlusconi questo è un dogma assoluto. ÈUNA verità rivelata, una stella polare, oltre che naturalmente una fonte inesauribile di guadagno e quindi un “oggetto oscuro” di interesse privato. Al confronto della “questione televisiva”, aperta ormai da più di trent’anni, anche lo scandalo dei finanziamenti pubblici ai partiti diventa in fondo una bagattella da squallidi tesorieri-faccendieri. Qui c’è ben altro. C’è, dal ’94, un partito-azienda che s’è costituito per supplire alle coperture di cui aveva goduto fino ad allora da parte del vecchio Caf (il sistema di potere con a capo Craxi, Andreotti e Forlani) e per difendere gli affari personali del suo leader. Altro …

"L’Italia iniqua inizia nelle scuole", di Mila Spicola

Scuola e dispersione scolastica: quello italiano è un sistema dell’iniquità? Le funzioni storiche della scuola sono largamente note e generalmente condivise: garantire a tutti un buon livello d’istruzione, trasmettere valori e saperi della cultura nazionale e dell’umanità, offrire contesti formativi per la socializzazione e l’integrazione nel rispetto delle differenze. Proprio per queste sue funzioni di istruzione e educazione la scuola è un diritto umano, un organo costituzionale, un’istituzione sociale. E ancora, la scuola in quanto fonte di investimento sulle giovani generazioni è allora motore dello sviluppo della società. Questi obiettivi e mete istituzionali compaiono nella grande maggioranza delle carte costituzionali dei paesi europei e del mondo, per essere garantiti come diritti inalienabili dell’umanità: tuttavia troppo spesso si sono trasformati in slogan politici. Il cuore del problema è presentato da una semplice domanda: queste funzioni, obiettivi e finalità sono davvero raggiungibili? Oppure sono pure mete e obiettivi per il futuro? In altre parole, le azioni e strategie di intervento puntano davvero al contrasto della dispersione scolastica, al raggiungimento di equità nei sistemi di istruzione, a portare …

"Una scuola ripensata a misura di Lucignolo", di Elisabetta Rosaspina

Cura anime ferite, il professor Francesco Dell’Oro. Pazienti fragili che, fino a non molto tempo prima, sarebbero stati liquidati genericamente e irrevocabilmente come «lavativi». Li incontra ogni giorno. In genere, li riconosce al primo colpo d’occhio, quando entrano riluttanti o strafottenti nel suo ufficio, tappezzato di disegni umoristici, al Servizio orientamento scolastico del comune di Milano. Altre volte li individua nella platea attenta che lo aspetta nelle scuole milanesi per lasciarsi guidare nei misteriosi meandri dell’istruzione secondaria: genitori, insegnanti. E, ovvio, studenti. Ma lui preferisce definirli soltanto «adolescenti». Perché è dalla loro parte che si colloca, sempre, questo ex «pelandrone», predestinato una cinquantina d’anni fa a incidere targhe, medaglie e trofei dalle parti di Lecco. Più o meno quando una professoressa diagnosticò senza esitazioni, agli scrutini finali di terza media: «Francesco, la scuola non fa per te», e qualcuno gli indicò la via salvifica di una bottega. Della scuola, il professor Dell’Oro è diventato invece un esperto. Da quel giudizio affrettato e sofferto, ha tratto utili cognizioni per trasformarsi nell’uomo-bussola che almeno mezzo migliaio di …

"Senza l’aiuto dei pensionamenti, gli esuberi sfioreranno le 11 mila unità", da Tuttoscula

3.638 docenti in più al sud, 3.153 nelle Isole, 1.491 nelle regioni centrali e 2.004 in quelle del Nord. Notizie ufficiose sui pensionamenti del personale docente statale a decorrere da settembre danno in uscita dal servizio 21.114 persone. Se si considera che vi sono 10.443 docenti in soprannumero da sistemare, aritmeticamente l’operazione per assegnare un posto a chi l’ha perso sembra facile, con un avanzo addirittura di 10.700 unità circa di posti. Le cose non stanno proprio così, perché i conti non si fanno sui dati nazionali, bensì su quelli territoriali per ogni provincia; si fanno anche settore per settore; e nella secondaria di I e di II grado si fanno sulle classi di concorso. A questa quadratura del cerchio si aggiunge anche il fatto che nella determinazione degli organici del personale docente per l’anno prossimo, anche se rispetto all’organico di quest’anno non viene tolta o aggiunta nemmeno una unità di personale (il confronto finale dà zero), nei singoli territori c’è chi riceve posti e chi ne cede. Ad esempio, in Sicilia, dove vi sono …

"Rettori per sempre. Sulla proroga scoppia la battaglia", di Flavia Amabile

I rettori? La riforma dell’università non doveva segnare la fine dei loro mandati a vita? Sì, certo, ma con calma. Per il momento sono tutti lì ai vertici, alcuni come Gino Ferretti rettore di Parma da dodici anni che arriveranno a tredici con la proroga. Altri come il rettore di Messina Francesco Tomasello che ha tentato di approvare in extremis un’autoproroga per guadagnare altri due anni alla guida dell’università retrodatando l’inizio dell’anno accademico. E’ stato smascherato dai docenti dell’ateneo che hanno denunciato il tentativo in una lettera inviata al ministero dell’Istruzione che con una risposta di sei pagine ha bocciato i sogni del Magnifico Tomasello. La proroga, quindi. E’ questa la parola magica che tiene in piedi le speranze di chi vorrebbe prolungare ancora un po’ il proprio mandato e sa che nella riforma Gelmini i rettori attuali devono lasciare la guida dei loro atenei l’anno successivo all’adozione dello Statuto. Perché fatta la norma, trovata l’interpretazione. Di quale adozione si parla: della stesura da parte delle università o dell’approvazione del ministero? Quando a Parma il …

"La perdita dell'olfatto", di Barbara Spinelli

Quando il fascismo stava per finire, nel novembre 1944, un giornalista americano che conosceva bene l’Italia, Herbert Matthews, scrisse un articolo molto scomodo, sul mensile Mercurio diretto da Alba De Céspedes. S’intitolava “Non lo avete ucciso”, e ci ritraeva, noi italianiei nostri nuovi politici, incapaci di uccidere la bestia da cui in massa eravamo stati sedotti. Una vera epurazione era impossibile, soprattutto delle menti, dei costumi. TROPPO vasti i consensi dati al tiranno, i trasformismi dell’ultima ora. Matthews racconta un episodio significativo di quegli anni. Quando il governo militare alleato volle epurare l’Università di Roma, una delegazione del Comitato di liberazione nazionale (Cln) chiese che la riorganizzazione fosse compiuta da due membri di ciascun partito: «In altre parole, una politica di partito doveva essere introdotta nel dominio dell’alta cultura: il che, mi sembra, è fascismo bello e buono». Il giornalista conclude che la lotta al fascismo doveva durare tutta la vita: «È un mostro col capo d’idra, dai molti aspetti, ma con un unico corpo. Non crediate di averlo ucciso». L’idra è tra noi, anche …