Anno: 2012

"Il precariato azzoppa la ricerca", intervista a Luigi Nicolais di Cristina Pulcinelli

Il Cnr è nato molti anni fa come un ente in cui si svolgeva ricerca di base e applicata. E questo è ancora il suo ruolo. Oggi rappresenta una grande opportunità per il Paese perché vi lavorano 8000 persone, di cui oltre 4000 sono ricercatori e tecnologi. Insieme formano una massa critica interessante che opera in vari settori. L’importante è che interagisca di più con l’università, con l’impresa e con altri enti pubblici ». È un Cnr legato al passato ma proiettato al futuro quello che immagina Luigi Nicolais, ingegnere chimico nominato meno di un mese fa presidente del più grande ente di ricerca del nostro paese al posto del ministro Profumo. Fresco di nomina, lei ha affermato: «Darò il mio contributo per ridurre la burocrazia, aumentare l’efficienza e consolidarela fiducia».Concretamente cosa pensa di fare? «Prima di tutto bisogna dematerializzare. Evitare, cioè, che i ricercatori debbano usare il loro tempo per scrivere carte che servono solo a fini burocratici. I controlli vanno fatti, ma si deve rendere più snello il sistema. Un’altra cosa che voglio …

“Il precariato azzoppa la ricerca”, intervista a Luigi Nicolais di Cristina Pulcinelli

Il Cnr è nato molti anni fa come un ente in cui si svolgeva ricerca di base e applicata. E questo è ancora il suo ruolo. Oggi rappresenta una grande opportunità per il Paese perché vi lavorano 8000 persone, di cui oltre 4000 sono ricercatori e tecnologi. Insieme formano una massa critica interessante che opera in vari settori. L’importante è che interagisca di più con l’università, con l’impresa e con altri enti pubblici ». È un Cnr legato al passato ma proiettato al futuro quello che immagina Luigi Nicolais, ingegnere chimico nominato meno di un mese fa presidente del più grande ente di ricerca del nostro paese al posto del ministro Profumo. Fresco di nomina, lei ha affermato: «Darò il mio contributo per ridurre la burocrazia, aumentare l’efficienza e consolidarela fiducia».Concretamente cosa pensa di fare? «Prima di tutto bisogna dematerializzare. Evitare, cioè, che i ricercatori debbano usare il loro tempo per scrivere carte che servono solo a fini burocratici. I controlli vanno fatti, ma si deve rendere più snello il sistema. Un’altra cosa che voglio …

"Rsu pubblico impiego Cgil primo sindacato ma Bonanni contesta", di Massimo Franchi

Come da previsioni, hanno vinto tutti. I dati definitivi per le elezioni per le Rappresentanze sindacali unitarie di scuola e pubblico impiego ci saranno solo venerdì 16 marzo, quando l’Aran, l’agenzia governativa, per la prima volta li certificherà dopo averli ricevuti in via telematica da ognuno degli oltre 22mila collegi elettoriali. E allora ieri ogni sindacato citava vittorie sul territorio e proiezioni proclamando la propria soddisfazione per il «successo», l’«avanzamento». E sommando le percentuali fornite dai vari sindacati, la somma supera abbondantemente quota 100. Tanto da arrivare a battibeccare fra loro sulla veridicità dei dati resi pubblici. A vincere, dati alla mano, dovrebbe essere stata la Cgil. Nel comparto delle amministrazioni pubbliche la Fp-Cgil sostiene di aver ottenuto il 33% dei consensi, crescendo del3,3%rispetto alle elezioni del 2007. Nella scuola nessuna proiezione, ma la certezza di essersi «confermati come primo sindacato in tutti i comparti, con una importante crescita». Dati che portano Susanna Camusso (da New York, dove si trova) e i due segretari generali di categoria (Rossana Dettori, Fp, e Domenico Pantaleo, Flc) a …

“Rsu pubblico impiego Cgil primo sindacato ma Bonanni contesta”, di Massimo Franchi

Come da previsioni, hanno vinto tutti. I dati definitivi per le elezioni per le Rappresentanze sindacali unitarie di scuola e pubblico impiego ci saranno solo venerdì 16 marzo, quando l’Aran, l’agenzia governativa, per la prima volta li certificherà dopo averli ricevuti in via telematica da ognuno degli oltre 22mila collegi elettoriali. E allora ieri ogni sindacato citava vittorie sul territorio e proiezioni proclamando la propria soddisfazione per il «successo», l’«avanzamento». E sommando le percentuali fornite dai vari sindacati, la somma supera abbondantemente quota 100. Tanto da arrivare a battibeccare fra loro sulla veridicità dei dati resi pubblici. A vincere, dati alla mano, dovrebbe essere stata la Cgil. Nel comparto delle amministrazioni pubbliche la Fp-Cgil sostiene di aver ottenuto il 33% dei consensi, crescendo del3,3%rispetto alle elezioni del 2007. Nella scuola nessuna proiezione, ma la certezza di essersi «confermati come primo sindacato in tutti i comparti, con una importante crescita». Dati che portano Susanna Camusso (da New York, dove si trova) e i due segretari generali di categoria (Rossana Dettori, Fp, e Domenico Pantaleo, Flc) a …

"Primo, concertare", di Mimmo Carrieri e Cesare Damiano

Il barometro della trattativa sul mercato del lavoro continua a oscillare, a volte volge al bello, altre in direzione contraria. Il governo aveva ventilato, in alcune occasioni, che non fosse indispensabile arrivare a una intesa con le parti sociali. E questo aveva fatto suscitare più di qualche interrogativo. Ci avevano insegnato (ricordate lo “scambio politico”) che è interesse fondante dei governi pervenire ad accordi con le parti sociali (che usavamo chiamare di concertazione): specie se si tratta di governi tecnici e dall’incerta base parlamentare, come è l’attuale. L’intesa era una necessità se essi volevano davvero allargare il loro consenso sociale (o neutralizzare potenziali conflitti). In realtà queste indicazioni di “scuola” hanno subìto nel corso degli ultimi anni alcuni slittamenti, in ragione del prevalere (qualche volta anche nel centrosinistra) di una lettura liberista – molto discutibile – del rapporto con le organizzazioni sociali, in primo luogo i sindacati. Questa lettura porta a ritenere preferibile, alla strada dell’accordo, quella della decisione dirigista o dell’assecondamento della spontaneità del mercato. In questa ottica queste due modalità – decreto e …

“Primo, concertare”, di Mimmo Carrieri e Cesare Damiano

Il barometro della trattativa sul mercato del lavoro continua a oscillare, a volte volge al bello, altre in direzione contraria. Il governo aveva ventilato, in alcune occasioni, che non fosse indispensabile arrivare a una intesa con le parti sociali. E questo aveva fatto suscitare più di qualche interrogativo. Ci avevano insegnato (ricordate lo “scambio politico”) che è interesse fondante dei governi pervenire ad accordi con le parti sociali (che usavamo chiamare di concertazione): specie se si tratta di governi tecnici e dall’incerta base parlamentare, come è l’attuale. L’intesa era una necessità se essi volevano davvero allargare il loro consenso sociale (o neutralizzare potenziali conflitti). In realtà queste indicazioni di “scuola” hanno subìto nel corso degli ultimi anni alcuni slittamenti, in ragione del prevalere (qualche volta anche nel centrosinistra) di una lettura liberista – molto discutibile – del rapporto con le organizzazioni sociali, in primo luogo i sindacati. Questa lettura porta a ritenere preferibile, alla strada dell’accordo, quella della decisione dirigista o dell’assecondamento della spontaneità del mercato. In questa ottica queste due modalità – decreto e …

"L'urlo della scuola", di Mila Spicola

C’è bisogno di urlare per difendere la scuola statale italiana? A Bologna riparte la protesta a difesa della scuola. La voce l’abbiamo alzata in tanti in questi ultimi anni, non è servito. E’ chiaro. Perché a fronte dello stile diverso dal precedente, questo governo non è chi stia brillando per sostanziali cambi di passo per quel che riguarda le azioni a sostegno della scuola statale, al di là dei desiderata e delle dichiarazioni. Gli ultimi eventi , i provvedimenti dichiarati e smentiti subito dopo, dal concorso per i docenti, al riordino degli anni dell’obbligo e del ciclo di studi, all’ultimo sulla stabilizzazione dei docenti precari, ci disegnano un quadro frammentato di desideri e di proposte subito rimangiate nel nome della scarsità di risorse. Il risultato? Un estrema incertezza legata alla presa d’atto dello status quo: la scuola rimane povera e in difficoltà e non si affacciano all’orizzonte provvedimenti strutturali ma solo marginali. Ed ecco che torna a farsi viva e necessaria la protesta. Si ricomincia da Bologna, da cui parte un invito: una mobilitazione per …