Anno: 2012

“La dittatura dell’incuria”, di Gian Antonio Stella

«La bellezza è un valore morale». Era un tormentone quello dell’allora vescovo di Locri Giancarlo Bregantini. Non perdeva occasione per raccomandare di intonacare le case, sistemare le strade, curare i giardini, perché «in un posto brutto è facile che i ragazzi crescano brutti». Insomma, insiste nel libro Non possiamo tacere, l’estetica è etica: «i paesi più brutti e trascurati sono quelli segnati dalla mafia». «Niente cultura, niente sviluppo», ha titolato Il Sole 24 Ore lanciando un appello per fare ripartire il Paese puntando su una «costituente» che «riattivi il circolo virtuoso tra conoscenza, ricerca, arte, tutela e occupazione». I confronti su 125 nazioni, stando ai dati dell’Università di Costanza, non lasciano dubbi: dove c’è più cultura c’è più innovazione, più sviluppo, più ricchezza e meno corruzione. Rovesciamo: dove c’è meno cultura c’è meno innovazione, meno sviluppo, meno ricchezza, più corruzione. Nel 2001 investivamo sul nostro tesoro d’arte e paesaggi solo lo 0,39% del Pil, siamo precipitati a un miserabile 0,19%: è stato saggio? Colpa della crisi, dicono. Ma investendo nel «Guggenheim», spiega uno studio di …

La mobilitazione a Pisa:«Il giornale dei lavoratori non si può sbullonare», di Gabriele Masiero

L’Unità in mano,sfogliata con orgoglio. Ostentata fuori dalla Camera del Lavoro di Pisa, «consumata» per intero con attenzione e ingordigia perché, dice un pensionato, «fa bene la Cgil a sostenerla oggi,ma io con questo giornale, che qualche padrone del vapore vorrebbe invece “sbullonare” ci sono cresciuto e mi ci sono formato la coscienza». «Micaho sempre condiviso i suoi articoli e gli editoriali – prosegue – ma mi fa paura un Paese dove si pensa che la cultura dominante passi dall’espulsione dai luoghi di democrazia di chi la pensa diversamente da me». La giornata di diffusione straordinaria a Pisa, promossa dalla Cgil e alla quale ha partecipato anche il direttore Claudio Sardo, non è però stata solo un’iniziativa di sostegno al giornale è stato soprattutto un modo per riflettere sulla libertà di pensiero e d’informazione. Sul primato della politica, come sottolinea lo stesso Sardo, «in un momento in cui il Paese rischia la “tecnocrazia” perché c’è qualcuno che vuole provare a convincere l’opinione pubblica che si può fare a meno dei partiti e dei politici». Un …

L’invasione degli edili «Vogliamo più tutele», di Jolanda Buffalini

È antico e smart il corteo unitario degli edili che si snoda dalla Bocca della verità al Colosseo, il primo di una giornata campale per Roma. Antico per i volti con l’abbronzatura del cantiere, le bandiere sindacali ed i fischietti, smart perché se smart-city significa sviluppo eco sostenibile e green-economy, inclusione sociale e interetnica, allora gli edili sono protagonisti: italiani e albanesi, tunisini, romeni, moldavi, africani dalla pelle nera, l’Italia dei lavori faticosi è la più integrata: il 23% del settore è straniero, tanti i delegati sindacali che hanno imparato l’italiano come seconda lingua. E nella loro piattaformac’è la crescita sostenibile, la riqualificazione energetica degli edifici, la messa in sicurezza delle scuole, non la cementificazione e il consumo del territorio. La loro è «una manifestazione di proposta non di protesta». E insieme ai sindacati di categorie ci sono Cgil, Cisl, Uil con i segretari generali, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti. Per dare più forza alle richieste di un settore che per uscire dalla crisi ha bisogno dell’impegno del governo: per sbloccare il patto di …

"Un Paese che fa la guerra alle donne", di Lorenzo Mondo

Sei ancora quello della pietra e della fionda/ uomo del mio tempo…». Il poeta scriveva sotto l’impressione di una guerra devastante e da poco conclusa. Ma la sua apostrofe sconsolata si può estendere ai nostri tempi, anche dove la guerra è assente o si manifesta in forme intestine e subdole. Parlo della «guerra» alle donne che è in atto nel nostro Paese. Mentre incombe l’8 marzo, ci si preoccupa di «quote rosa», di una equilibrata rappresentanza femminile nelle professioni, nelle istituzioni e nell’arengo politico; si prova magari compiacimento per qualche risultato di alto valore simbolico (le tre donne ministro nel governo Monti). Ma in Italia le donne continuano a morire in sequenze agghiaccianti. Rashida Manjoo, che per conto delle Nazioni Unite si occupa di violenza contro il «sesso debole», parla di femminicidio. Brutto il neologismo, ma più brutta la situazione che denuncia. Nel 2010 le donne assassinate sono state 127, solo nei primi mesi del 2011 salgono a 97. Semplificando la macabra contabilità, si rileva che ogni tre giorni in Italia viene uccisa una donna. …

“Un Paese che fa la guerra alle donne”, di Lorenzo Mondo

Sei ancora quello della pietra e della fionda/ uomo del mio tempo…». Il poeta scriveva sotto l’impressione di una guerra devastante e da poco conclusa. Ma la sua apostrofe sconsolata si può estendere ai nostri tempi, anche dove la guerra è assente o si manifesta in forme intestine e subdole. Parlo della «guerra» alle donne che è in atto nel nostro Paese. Mentre incombe l’8 marzo, ci si preoccupa di «quote rosa», di una equilibrata rappresentanza femminile nelle professioni, nelle istituzioni e nell’arengo politico; si prova magari compiacimento per qualche risultato di alto valore simbolico (le tre donne ministro nel governo Monti). Ma in Italia le donne continuano a morire in sequenze agghiaccianti. Rashida Manjoo, che per conto delle Nazioni Unite si occupa di violenza contro il «sesso debole», parla di femminicidio. Brutto il neologismo, ma più brutta la situazione che denuncia. Nel 2010 le donne assassinate sono state 127, solo nei primi mesi del 2011 salgono a 97. Semplificando la macabra contabilità, si rileva che ogni tre giorni in Italia viene uccisa una donna. …

"Da Montale al Cavaliere il paese senza quid", di Francesco Merlo

Con un guizzo linguistico malandrino che voleva solo ridimensionare il proprio delfino Alfano – «gli manca il quid» – Berlusconi ha implicitamente ammesso di aver perduto anche il suo di quid, che è stato plusvalore in economia e carisma in politica, benché molto spesso sia stato, quid unicum in Occidente, lontanissimo dal quid iuris dello Stato di Diritto. E così il quid, monosillabo ad alta densità, che a Berlusconi arriva forse dal latino goliardico dei papelli e del proforma, nella politica italiana ha preso il posto dello spread. spread finalmente ridimensionato dal quel miniquid (il sobrio è sempre piccolo) di Monti che tuttavia non è ancora «il quid definitivo» cui agognava Montale e che vistosamente manca al diligente Bersani, come è mancato, sempre a sinistra, a Veltroni e a Rutelli e pure a D´Alema, che nella sulla lunga carriera o ha avuto troppo quid o ne ha avuto troppo poco. Perché il quid può essere mancato anche per eccesso: troppo quando appare senza essere evocato e troppo poco quando sparisce senza essere distrutto. Infatti il …

“Da Montale al Cavaliere il paese senza quid”, di Francesco Merlo

Con un guizzo linguistico malandrino che voleva solo ridimensionare il proprio delfino Alfano – «gli manca il quid» – Berlusconi ha implicitamente ammesso di aver perduto anche il suo di quid, che è stato plusvalore in economia e carisma in politica, benché molto spesso sia stato, quid unicum in Occidente, lontanissimo dal quid iuris dello Stato di Diritto. E così il quid, monosillabo ad alta densità, che a Berlusconi arriva forse dal latino goliardico dei papelli e del proforma, nella politica italiana ha preso il posto dello spread. spread finalmente ridimensionato dal quel miniquid (il sobrio è sempre piccolo) di Monti che tuttavia non è ancora «il quid definitivo» cui agognava Montale e che vistosamente manca al diligente Bersani, come è mancato, sempre a sinistra, a Veltroni e a Rutelli e pure a D´Alema, che nella sulla lunga carriera o ha avuto troppo quid o ne ha avuto troppo poco. Perché il quid può essere mancato anche per eccesso: troppo quando appare senza essere evocato e troppo poco quando sparisce senza essere distrutto. Infatti il …