Anno: 2012

“I troppi buchi della legge 40”, di Luca Landò

Pezzo dopo pezzo, comma dopo comma. A otto anni di distanza la legge sulla fecondazione assistita si è trasformata in un lenzuolo bucato, un groviera normativo ben diverso dall’impianto legislativo che nel 2004 divise il Paese a metà. L’ultimo colpo è arrivato ieri. Si tratta della sentenza con cui il Tribunale di Cagliari ha riconosciuto il diritto di una coppia (lei talassemica, lui portatore sano) di ricorrere alla diagnosi preimpianto dell’embrione. Un diritto che la legge non nega ma nemmeno difende, lasciandolo così facile preda delle interpretazioni di comodo e dei governi di turno. È quello che successe con le linee guida del ministro Sirchia che durante il governo Berlusconi di fatto bloccò l’applicazione delle analisi preimpianto parlando di un loro utilizzo a solo scopo «osservazionale». Espressione contorta per dire che le analisi, anche se eseguite, non avrebbero mai potuto impedire l’inserimento dell’embrione, nemmeno di fronte alla certezza di una grave patologia. Il risultato è che oggi dei 76 centri pubblici che effettuano la «procreazione medicalmente assistita» nessuno (nessuno) offre quella diagnosi preimpianto che pure …

Zagrebelsky: “I valori della Costituzione per battere i nichilisti e il vuoto della politica”, di Carmelo Lopapa

«Intorno a noi, vuoto politico. Ci voleva tanto a capire che la tecnica non basta a governare un Paese? Il governo tecnico poteva essere una medicina, ma la parola avrebbe dovuto riprendersela al più presto la politica. Ci voleva tanto a immaginare il logoramento che si sarebbe determinato: astensionismo, violenza, rifugio in forme di protesta elementari, prepolitiche? Siamo ancora in tempo per riprendere in mano politicamente la situazione, o non siamo più in tempo? Questa è la domanda». C’è preoccupazione nella riflessione di Gustavo Zagrebelsky. Nel “Manifesto di Libertà e Giustizia”, da lui appena elaborato, viene indicata una possibilità, singolarmente consonante con quanto scrive Salvatore Settis nel suo ultimo libro che porta il sottotitolo “ritornare alla politica, riprendersi la Costituzione”. Come affrontare l’emergenza, professore, ora che le piazze italiane somigliano a quelle di Atene e Madrid? «Innanzitutto, invito a distinguere. Come sempre nei momenti di crisi, una parte della società sta a guardare, cercando di difendere posizioni e privilegi, per poi, eventualmente, schierarsi col vincitore. All’opposto, par di vedere atteggiamenti — alimentati da parte della …

L’Italia e Ue si adoperino per fermare le violenze

“Ci appelliamo accoratamente affinché si interrompa la spirale delle violenze che è ripresa nella striscia di Gaza e in Israele”, ha dichiarato Lapo Pistelli, responsabile Esteri del PD. Abbiamo la consapevolezza che le tensioni di queste ore e la crisi siriana con l’allargamento degli scontri in Libano rischiano di incendiare l’intero Mashreq. Chiediamo perciò al governo italiano e all’Unione Europea di adoperarsi con energia per disinnescare questo clima, poiché nessun incendio può essere spento versando altra benzina”. “La comunità internazionale non può restare ferma a guardare quella che si annuncia come una nuova incombente tragedia”, ha esortato il senatore del PD Pietro Marcenaro, Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato. “Già in troppi si affrettano ad attribuire ragioni e torti: il nostro compito, nei limiti del nostro ruolo e delle nostre possibilità, è che le tante ragioni e i tanti torti trovino una via di confronto e di composizione diversa dalla violenza e dalla guerra”. Marcenaro è stato nominato nella giornata di ieri nuovo relatore del Consiglio d’Europa per il Medio Oriente, in seguito agli …

“Il Garante batte un colpo, addio privilegi Mediaset”, di Giovanni Cocconi

Un piccolo passo per la concorrenza, un grande passo per il paese. Erano molti anni che non ricordavamo una decisione di Agcom che scontentasse i duopolisti Rai e Mediaset, soprattutto Mediaset. E invece questa volta il Garante delle comunicazioni ci ha stupito e, con il voto decisivo del presidente, il bocconiano e montiano Marcello Cardani, ha di fatto escluso dalla prossima asta per le frequenze il Biscione, che come la Rai possiede già cinque potenziali multiplex. Il fatto che si sia trattato di una decisione sofferta (i due consiglieri in quota Pdl si sono astenuti), arrivata grazie all’intervento fondamentale dell’Unione europea, la dice lunga sulla resistenza del conflitto d’interessi nel nostro paese, che in tutti questi anni ha di fatto paralizzato l’Agcom gestione Calabrò, tra veti incrociati, rinvii, decisioni pilatesche, ambiguità. È presto per dire se per Mediaset la lunga stagione della rendita politica si sia chiusa per sempre. Ma un anno fa, alla nascita del governo dei tecnici, l’asta delle frequenze non era nemmeno prevista e il beauty contest prevedeva venissero regalate a Rai …

“Se la rete familiare non regge più”, di Elisabetta Gualmini

Questa volta non si tratta dell’annosa e arcinota questione giovanile. Dietro alle proteste e alle violente manifestazioni di piazza di ieri l’altro, in tante città italiane, c’è un’altra storia. Un cambiamento che colpisce tutta la società italiana, senza andare per il sottile, e che crea faglie sismiche tra generazioni, classi professionali, categorie con diversi tipi e livelli di istruzione. Il modello familistico è definitivamente finito. Le reti familiari di protezione sociale, rifugio di ultima istanza per intere generazioni di figli e di anziani non ancora o non più attivi, non sono più sufficienti per tappare i buchi di un welfare pubblico prosciugato, di un mercato del lavoro asfittico e di imprese in ginocchio. Basta guardare alle differenze tra la prima fase recessiva della crisi in corso (2007-2009) e la seconda. Dal 2010 in poi, non abbiamo solo perso di posti di lavoro (non solo tra i giovani); c’è stato anche un aumento imponente dell’offerta di lavoro, cioè del numero di persone disponibili a cercare un impiego. Lo spiega bene Stefania Tomasini nell’ultimo numero della rivista …

“Polveriera Araba”, di Bernardo Valli

La nuova fiammata, nel cronico conflitto tra Israele e Gaza, avviene in un Medio Oriente profondamente cambiato. La situazione nella regione è più confusa e più esplosiva. ED È pericoloso accendere fuochi in prossimità di una polveriera. Eppure è quel che hanno fatto e fanno i due contendenti. In un anno più di 750 razzi partiti da Gaza sono piovuti sul Sud di Israele, ma quelli risultati micidiali (tre morti nel piccolo centro di Kiryat Malachi), sono stati lanciati dopo che un missile aveva ucciso Ahmed al-Jabari, capo militare di Hamas, mentre guidava la sua automobile in una strada di Gaza. Dopo una lunga, rischiosa routine, dopo una contenuta ostilità, l’omicidio mirato ha riacceso il conflitto. Nei quattro anni trascorsi dall’inverno 2008-9, quando l’operazione israeliana (Piombo fuso) fece mille trecento morti nella Striscia di Gaza, provincia separata e non occupata della Palestina, sono intervenuti tanti mutamenti. Mi limito ai due più rilevanti prodotti dalla “primavera araba”: i Fratelli musulmani sono arrivati al potere nel vicino Egitto e la guerra civile infuria nell’altrettanto limitrofa Siria. La …

“Emilia, la mafia dopo il terremoto”, di Giovanni Tizian

Il 7 novembre è una data importante per i paesi terremotati dell’Emilia: è stata smontata l’ultima tendopoli, testimoniando la volontà di cambiare pagina e passare alla ricostruzione a meno di sei mesi dal sisma. Ma proprio alla vigilia di questo momento simbolico, anche le cosche hanno voluto manifestare la loro presenza: nella notte del 6 a Reggiolo, il centro reggiano più colpito dalle scosse, sono stati incendiati nove camion per il trasporto terra. Un rogo doloso, su cui indagherà la procura antimafia. E che sembra dare corpo all’allarme sull’infiltrazione dei clan nei cantieri del dopo sisma. «Segnali di gruppi che tentano di entrare nell’affare ci sono», osserva Roberto Alfonso, procuratore capo di Bologna: «L’esperienza insegna che laddove arrivano soldi pubblici le organizzazioni mafiose tentano di accaparrarsene una fetta. Lanciare l’allarme è necessario per mettere in guardia». Dei sei miliardi previsti per sanare le ferite – inclusi i 670 milioni appena sbloccati dall’Unione europea dopo un braccio di ferro con il governo Monti – ben due e mezzo sono destinati alle abitazioni, tra restauri, demolizioni e …