Anno: 2012

"Oltre Monti ma senza nostalgie", di Pierluigi Castagnetti

«E dopo?». In genere questo è l’incipit di interrogativi più complessi ed esistenziali. Da un po’ di tempo sta diventando anche la domanda che occupa i giorni delle forze politiche oltreché dei commentatori che si interrogano su ciò che ne sarà della politica dopo il governo Monti. In effetti l’interrogativo non sembra infondato sia alla luce di ciò che sta facendo il governo in carica, sia ancor di più di ciò che sembrano non riuscire a fare le forze politiche. Si tratta infatti di un governo “strano” per tante ragioni, compreso il dato che è sostenuto da una coalizione parlamentare non formalizzata in cui le sue componenti non si riconoscono alleate l’una con l’altra. Non è la grosse koalition fra la Cdu e la Spd, che vedeva nella compagine governativa esponenti dell’uno e dell’altro partito e nell’assemblea parlamentare un coordinamento fra i due gruppi alleati. In Italia i partiti sono assenti dalla compagine governativa e, nello stesso tempo, rifiutano di dar vita ad una compagine parlamentare. Il rischio oggettivo è quello che alla lunga si …

“Oltre Monti ma senza nostalgie”, di Pierluigi Castagnetti

«E dopo?». In genere questo è l’incipit di interrogativi più complessi ed esistenziali. Da un po’ di tempo sta diventando anche la domanda che occupa i giorni delle forze politiche oltreché dei commentatori che si interrogano su ciò che ne sarà della politica dopo il governo Monti. In effetti l’interrogativo non sembra infondato sia alla luce di ciò che sta facendo il governo in carica, sia ancor di più di ciò che sembrano non riuscire a fare le forze politiche. Si tratta infatti di un governo “strano” per tante ragioni, compreso il dato che è sostenuto da una coalizione parlamentare non formalizzata in cui le sue componenti non si riconoscono alleate l’una con l’altra. Non è la grosse koalition fra la Cdu e la Spd, che vedeva nella compagine governativa esponenti dell’uno e dell’altro partito e nell’assemblea parlamentare un coordinamento fra i due gruppi alleati. In Italia i partiti sono assenti dalla compagine governativa e, nello stesso tempo, rifiutano di dar vita ad una compagine parlamentare. Il rischio oggettivo è quello che alla lunga si …

"Il dovere della politica", di Carlo Galli

La politica, assieme all´angoscia per la sorte di Luca Abbà, bussa alle porte della Valsusa. E attraverso il conflitto, il rischio, la violenza, sembra voler presentare un conto sgradito e inaspettato – in ogni caso molto caro – a un governo “tecnico”, che trae la propria legittimità materiale e contingente dal farsi portatore di istanze “oggettive”, di imperativi sistemici decisi da poteri diversi dalla sovranità del popolo italiano. Ed è invece evidente che la politica non si lascia sostituire dalla tecnica, e che al governo Monti, e al ministro Passera, spettano ora misure politiche in senso proprio. Nell´ambito dell´ordine pubblico, in primo luogo, ma soprattutto – e ciò ha valore ancora più apertamente politico – nell´ambito di una franca chiarificazione davanti al Paese di che cosa sia in gioco, ora, intorno alla vicenda della Tav. Si tratta di una partita di grande spessore. La linea ad Alta Velocità che deve unire Torino e Lione è già stata approvata da due parlamenti nazionali, quello italiano e quello francese, e da due Trattati internazionali. È una struttura …

“Il dovere della politica”, di Carlo Galli

La politica, assieme all´angoscia per la sorte di Luca Abbà, bussa alle porte della Valsusa. E attraverso il conflitto, il rischio, la violenza, sembra voler presentare un conto sgradito e inaspettato – in ogni caso molto caro – a un governo “tecnico”, che trae la propria legittimità materiale e contingente dal farsi portatore di istanze “oggettive”, di imperativi sistemici decisi da poteri diversi dalla sovranità del popolo italiano. Ed è invece evidente che la politica non si lascia sostituire dalla tecnica, e che al governo Monti, e al ministro Passera, spettano ora misure politiche in senso proprio. Nell´ambito dell´ordine pubblico, in primo luogo, ma soprattutto – e ciò ha valore ancora più apertamente politico – nell´ambito di una franca chiarificazione davanti al Paese di che cosa sia in gioco, ora, intorno alla vicenda della Tav. Si tratta di una partita di grande spessore. La linea ad Alta Velocità che deve unire Torino e Lione è già stata approvata da due parlamenti nazionali, quello italiano e quello francese, e da due Trattati internazionali. È una struttura …

"Serve più ricerca per valutare i risultati scolastici", di Benedetto Vertecchi

Promuovere in Italia una cultura valutativa è una condizione per modernizzare il sistema educativo, avvertita soprattutto per la suggestione esercitata da quanto sta avvenendo altrove. L’attenzione che nel dibattito internazionale è stata rivolta ai dati delle grandi rilevazioni comparative ha spinto a considerare come modello di riferimento per la valutazione quello utilizzato dall’Ocse per il Programme for International Student Assessment (Pisa). Non ci si è chiesti se le ipotesi elaborate per condurre rilevazioni comparative, come quelle dell’Ocse, potessero essere assunte, sic et simpliciter, per sviluppare l’attività valutativa in uno specifico sistema scolastico. È così avvenuto che anziché cercare di definire una strategia che tenesse conto delle caratteristiche proprie della scuola italiana, si siano acquistati dall’Ocse servizi valutativi variamente derivati dalle procedure Pisa. C’è da chiedersi con quale vantaggio per il nostro sistema educativo. Certo con lo svantaggio di aver rinunciato a un’elaborazione autonoma, specificamente collegata a un disegno di sviluppo dalla cultura valutativa in Italia. Quest’atteggiamento subalterno non è giovato neanche ad assicurare la qualità della partecipazione nazionale alle rilevazioni internazionali, che si è limitata …

“Serve più ricerca per valutare i risultati scolastici”, di Benedetto Vertecchi

Promuovere in Italia una cultura valutativa è una condizione per modernizzare il sistema educativo, avvertita soprattutto per la suggestione esercitata da quanto sta avvenendo altrove. L’attenzione che nel dibattito internazionale è stata rivolta ai dati delle grandi rilevazioni comparative ha spinto a considerare come modello di riferimento per la valutazione quello utilizzato dall’Ocse per il Programme for International Student Assessment (Pisa). Non ci si è chiesti se le ipotesi elaborate per condurre rilevazioni comparative, come quelle dell’Ocse, potessero essere assunte, sic et simpliciter, per sviluppare l’attività valutativa in uno specifico sistema scolastico. È così avvenuto che anziché cercare di definire una strategia che tenesse conto delle caratteristiche proprie della scuola italiana, si siano acquistati dall’Ocse servizi valutativi variamente derivati dalle procedure Pisa. C’è da chiedersi con quale vantaggio per il nostro sistema educativo. Certo con lo svantaggio di aver rinunciato a un’elaborazione autonoma, specificamente collegata a un disegno di sviluppo dalla cultura valutativa in Italia. Quest’atteggiamento subalterno non è giovato neanche ad assicurare la qualità della partecipazione nazionale alle rilevazioni internazionali, che si è limitata …

"Ghizzoni: ingiustizia e improvvisazione" intervista di Marina Boscaino e Marco Guastavigna

Ci può spiegare con maggior previsione qual è stato l’iter istituzionale e politico del mancato provvedimento? Con la firma di tutti i deputati del PD componenti delle commissioni Istruzione e Lavoro è stato depositato un emendamento al decreto Milleproroghe (il numero 6.19) finalizzato a rinviare al 31 agosto 2012 (invece che al 31 dicembre 2011), nel comparto scuola, il termine per maturare i requisiti per il pensionamento secondo la normativa previgente alla cosiddetta riforma Fornero. Tale rinvio consentirebbe di riconoscere nella normativa previdenziale la specificità della scuola, la cui vita è scandita dai ritmi della didattica che da sempre condizionano anche l’accesso alla quiescenza (il 1 settembre, cioè all’avvio dell’anno scolastico). Anche il parere al decreto Milleproroghe espresso all’unanimità dalla Commissione VII della Camera accoglie una condizione del tutto analoga all’obiettivo dell’emendamento, a testimonianza di un orientamento condiviso dalle forze politiche presenti nella commissione (“Si differisca al 31 agosto 2012 il termine previsto dall’articolo 24, comma, 14 del decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, per la …