Anno: 2012

"Parte il progetto “VALeS” per la valutazione delle scuole e dei dirigenti", da La Tecnica della Scuola

Dopo l’avvio del progetto “VSQ – Valutazione per lo Sviluppo della Qualità delle scuole” nello scorso anno scolastico, parte quest’anno il nuovo percorso sperimentale “VALeS”- Valutazione e Sviluppo Scuola, finalizzato alla valutazione esterna delle scuole e – per la prima volta – dei dirigenti scolastici. Le analisi valutative saranno condotte dai nuclei di valutazione esterni, attraverso strumenti e protocolli di visita specifici. Il progetto, rivolto alle scuole del primo e secondo ciclo, fino ad un limite massimo di 300 istituti su tutto il territorio nazionale, ha durata triennale e si colloca nella prospettiva di individuare un modello che prefiguri una valutazione organica di sistema, sulla base delle caratteristiche del Sistema nazionale di valutazione. Sul tema della valutazione si veda la nostra intervista al sottosegretario Elena Ugolini pubblicata sul n. 11 de “La Tecncia della Scuola”. COME FUNZIONERA’ IL PROGETTO Per la valutazione complessiva della scuola e dell’azione della dirigenza scolastica, la sperimentazione seguirà tre passaggi chiave: l’analisi valutativa, il miglioramento e la valutazione finale. Analisi valutativa: – rilevazione degli apprendimenti attraverso prove standard, con calcolo …

“Parte il progetto “VALeS” per la valutazione delle scuole e dei dirigenti”, da La Tecnica della Scuola

Dopo l’avvio del progetto “VSQ – Valutazione per lo Sviluppo della Qualità delle scuole” nello scorso anno scolastico, parte quest’anno il nuovo percorso sperimentale “VALeS”- Valutazione e Sviluppo Scuola, finalizzato alla valutazione esterna delle scuole e – per la prima volta – dei dirigenti scolastici. Le analisi valutative saranno condotte dai nuclei di valutazione esterni, attraverso strumenti e protocolli di visita specifici. Il progetto, rivolto alle scuole del primo e secondo ciclo, fino ad un limite massimo di 300 istituti su tutto il territorio nazionale, ha durata triennale e si colloca nella prospettiva di individuare un modello che prefiguri una valutazione organica di sistema, sulla base delle caratteristiche del Sistema nazionale di valutazione. Sul tema della valutazione si veda la nostra intervista al sottosegretario Elena Ugolini pubblicata sul n. 11 de “La Tecncia della Scuola”. COME FUNZIONERA’ IL PROGETTO Per la valutazione complessiva della scuola e dell’azione della dirigenza scolastica, la sperimentazione seguirà tre passaggi chiave: l’analisi valutativa, il miglioramento e la valutazione finale. Analisi valutativa: – rilevazione degli apprendimenti attraverso prove standard, con calcolo …

"La fuga dei giovani", di Pietro Greco

Vogliono il posto fisso, magari vicino a mamma e papà». La frase di Annamaria Cancellieri, ministra dell’Interno, è infelice: come lei stessa ha ammesso. Ma l’idea che i giovani italiani siano dei bamboccioni che si aggrappano fin che possono alle gonnelle della mamma è un pensiero così diffuso da assurgere ad autentico luogo comune. Un modo di dire e di pensare che non risparmia neppure i “ministri tecnici”: ricordate Tommaso Padoa- Schioppa? Ironia della sorte,mai come negli ultimi 15 anni gli italiani – in particolare i giovani, in particolare i giovani meridionali laureati – hanno lasciato le gonnelle della mamma e si sono mossi in massa. In questi tre lustri abbiamo, e non ce ne siamo accorti, il più grande fenomeno di migrazione, qualificata e non, nella storia del nostro Paese, che pure è una storia di migranti. Tra il 1997 e il 2009, calcola per esempio lo Svimez, circa 800mila persone hanno lasciato definitivamente il Mezzogiorno d’Italia per cercare lavoro e prendere la residenza altrove. Non abbiamo dati definitivi,ma è probabile che negli ultimi …

“La fuga dei giovani”, di Pietro Greco

Vogliono il posto fisso, magari vicino a mamma e papà». La frase di Annamaria Cancellieri, ministra dell’Interno, è infelice: come lei stessa ha ammesso. Ma l’idea che i giovani italiani siano dei bamboccioni che si aggrappano fin che possono alle gonnelle della mamma è un pensiero così diffuso da assurgere ad autentico luogo comune. Un modo di dire e di pensare che non risparmia neppure i “ministri tecnici”: ricordate Tommaso Padoa- Schioppa? Ironia della sorte,mai come negli ultimi 15 anni gli italiani – in particolare i giovani, in particolare i giovani meridionali laureati – hanno lasciato le gonnelle della mamma e si sono mossi in massa. In questi tre lustri abbiamo, e non ce ne siamo accorti, il più grande fenomeno di migrazione, qualificata e non, nella storia del nostro Paese, che pure è una storia di migranti. Tra il 1997 e il 2009, calcola per esempio lo Svimez, circa 800mila persone hanno lasciato definitivamente il Mezzogiorno d’Italia per cercare lavoro e prendere la residenza altrove. Non abbiamo dati definitivi,ma è probabile che negli ultimi …

"Gli stereotipi dei tecnici", di Miguel Gotor

Ancora un inciampo comunicativo, l’ennesimo, da parte del governo sul tema del lavoro. Questa volta è toccato al ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri sentenziare che i giovani italiani pretenderebbero il posto fisso per continuare a stare «accanto a mammà». Sorprende l’uso di stereotipi ormai consunti che sembrano staccati da un album di fotografie ingiallite in cui si racconta un’Italia che non esiste più da almeno trent’anni: quella col posto fisso che il padre trasmetteva al figlio al momento del pensionamento come un’eredità di famiglia e dove, per sentirsi «moderni», bastava prendersela con i «figli mammoni», sempre quelli degli altri, naturalmente, e intanto iscrivere i propri a «informatica» o a «ingegneria» così troveranno di sicuro un buon lavoro… Del resto, già a metà degli anni Ottanta si rideva guardando su Drive in le avventure di uno studente calabrese fuori corso «salito» a Milano per laurearsi alla «Bbbocconi!». È possibile che siamo ancora tutti fermi lì, come tanti fossili ideologici con i nostri tic e battute? Eppure questo gusto per la caricatura vintage denuncia un distacco dalla …

“Gli stereotipi dei tecnici”, di Miguel Gotor

Ancora un inciampo comunicativo, l’ennesimo, da parte del governo sul tema del lavoro. Questa volta è toccato al ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri sentenziare che i giovani italiani pretenderebbero il posto fisso per continuare a stare «accanto a mammà». Sorprende l’uso di stereotipi ormai consunti che sembrano staccati da un album di fotografie ingiallite in cui si racconta un’Italia che non esiste più da almeno trent’anni: quella col posto fisso che il padre trasmetteva al figlio al momento del pensionamento come un’eredità di famiglia e dove, per sentirsi «moderni», bastava prendersela con i «figli mammoni», sempre quelli degli altri, naturalmente, e intanto iscrivere i propri a «informatica» o a «ingegneria» così troveranno di sicuro un buon lavoro… Del resto, già a metà degli anni Ottanta si rideva guardando su Drive in le avventure di uno studente calabrese fuori corso «salito» a Milano per laurearsi alla «Bbbocconi!». È possibile che siamo ancora tutti fermi lì, come tanti fossili ideologici con i nostri tic e battute? Eppure questo gusto per la caricatura vintage denuncia un distacco dalla …

"Ogni anno sessantamila laureati si spostano da Sud a Nord per lavoro", di Luisa Grion

Tra pendolari e cambi di residenza i dati smentiscono il presunto immobilismo. A un anno dalla laurea il giovane meridionale si trova distante da casa 214 chilometri. Eppur si muovono: meno di quanto si faceva negli anni Sessanta, in misura minore anche rispetto agli anni pre-crisi, ma gli italiani, i giovani soprattutto, vanno a cercare il lavoro dove c’è. Il guaio è che spesso non lo trovano. Stare vicino a mamma e papà non è una priorità: certo aiuta se il lavoro è precario e lo stipendio è basso o se i genitori coprono il vuoto assistenziale legato – in caso di figli piccoli – alla mancanza di asili nido. Ma spostarsi non è un problema. Secondo un’indagine elaborata dall’Isfol con il dipartimento demografico della Sapienza di Roma il 72 per cento dei giovani fra i 20 e i 34 anni è disponibile a spostarsi pur di trovare lavoro. Il 17 per cento mette in conto di vivere in un altro paese europeo, quasi il 10 è disponibile anche a cambiare continente. Una tendenza confermata …