Anno: 2012

“Nell’onorata Protezione civile story le due ferite di Berlusconi e Tremonti”, di Francesco Lo Sardo

Dai commissari del 1693 a Gabrielli. Passando per Bertolaso: dai grandi eventi al milleproroghe. Se si dovesse affrontare il caso Protezione civile con il “metodo Protezione civile”, per rimettere le cose a posto gli interventi d’emergenza da attuare sono due: chirurgici. Cancellare le velenose norme nascoste da Tremonti nell’articolo 2, comma 2, del milleproroghe 2011 cioè la legge 10 del 26 febbraio (denunciata da Gabrielli) e riscrivere – per evitare abusi – quel passaggio dell’articolo 5 della legge 401 del 2001 voluto da Berlusconi e Gianni Letta che equipara i «grandi eventi» alle calamità naturali e alle catastrofi. Perché qui comincia e qui finisce, stringi stringi, la storia della Protezione civile cattiva, che copre business e cricche o che funziona male, che ha scacciato l’onorabile storia della Protezione civile buona. Una storia antica, che affonda le sue radici nella nomina dei commissari straordinari nel 1693 in occasione del terremoto della Val di Noto e di quello di Calabria del 1793, che passa dal regio decreto del 1919 (prima legge sul soccorso) e da quello del …

"Se le banche lanciano i bond della morte", di Stefano Rodotà

Nella frenetica ricerca di nuovi “prodotti finanziari”, con i quali continuare ad intossicare il mercato, la riverita Deutsche Bank ha superato ogni limite, facendo diventare la vita stessa delle persone oggetto di speculazione. Il caso si può così riassumere. Si individua negli Stati Uniti un gruppo di cinquecento persone tra i 72 e gli 85 anni, si raccolgono con il loro consenso le informazioni sulle condizioni di salute, e si propone di investire sulla durata delle loro vite. Più rapidi sono i decessi, maggiore è il guadagno dell´investitore, mentre il profitto della banca cresce con la sopravvivenza delle persone appartenenti al campione. Sono così nati quelli che qualcuno ha definito i “bond morte”. Molte sono state le reazioni: la stessa Associazione delle banche tedesche ha detto che «il modello finanziario di questo fondo è contrario alla nostra morale e alla dignità umana». Ma il fatto rimane, segno inquietante di che cosa stiano diventando i nostri tempi. La vita entra senza riserve a far parte del mercato, è puro oggetto di calcolo probabilistico, è consegnata a …

“Se le banche lanciano i bond della morte”, di Stefano Rodotà

Nella frenetica ricerca di nuovi “prodotti finanziari”, con i quali continuare ad intossicare il mercato, la riverita Deutsche Bank ha superato ogni limite, facendo diventare la vita stessa delle persone oggetto di speculazione. Il caso si può così riassumere. Si individua negli Stati Uniti un gruppo di cinquecento persone tra i 72 e gli 85 anni, si raccolgono con il loro consenso le informazioni sulle condizioni di salute, e si propone di investire sulla durata delle loro vite. Più rapidi sono i decessi, maggiore è il guadagno dell´investitore, mentre il profitto della banca cresce con la sopravvivenza delle persone appartenenti al campione. Sono così nati quelli che qualcuno ha definito i “bond morte”. Molte sono state le reazioni: la stessa Associazione delle banche tedesche ha detto che «il modello finanziario di questo fondo è contrario alla nostra morale e alla dignità umana». Ma il fatto rimane, segno inquietante di che cosa stiano diventando i nostri tempi. La vita entra senza riserve a far parte del mercato, è puro oggetto di calcolo probabilistico, è consegnata a …

"Il Generale Inverno pesa sul Pil", di Mario Deaglio

Non bastava l’emergenza finanziaria, ora ci si mette anche il Generale Inverno. L’economia italiana, già metaforicamente gelata da una caduta produttiva – sensibilmente superiore a quella degli altri paesi avanzati – è andata, anche da un punto di vista fisico, duramente sotto zero. I Tir che qualche settimana fa rimanevano fermi per l’agitazione degli autotrasportatori sono adesso bloccati dal ghiaccio; le derrate alimentari che prima marcivano sugli autotreni fermi ai posti di blocco, ora non vengono ritirati dagli stessi autotreni bloccati dalla neve. In aggiunta al maltempo, i problemi energetici che ci sono letteralmente cascati addosso negli ultimi dieci giorni, completano il cerchio. Dal momento che l’anno lavorativo delle industrie è di poco più di 200 giorni, ogni giorno di produzione industriale completamente perduta varrebbe all’incirca lo 0,5. L’arresto completo per tre giorni delle industrie per mancanza di combustibile – un’eventualità molto remota, quasi un’ipotesi scolastica, utile comunque a fissare le idee e le dimensioni del problema porterebbe così a una caduta dell’1,5 per cento della produzione industriale dell’intero 2012 introducendo un nuovo stimolo negativo. …

“Il Generale Inverno pesa sul Pil”, di Mario Deaglio

Non bastava l’emergenza finanziaria, ora ci si mette anche il Generale Inverno. L’economia italiana, già metaforicamente gelata da una caduta produttiva – sensibilmente superiore a quella degli altri paesi avanzati – è andata, anche da un punto di vista fisico, duramente sotto zero. I Tir che qualche settimana fa rimanevano fermi per l’agitazione degli autotrasportatori sono adesso bloccati dal ghiaccio; le derrate alimentari che prima marcivano sugli autotreni fermi ai posti di blocco, ora non vengono ritirati dagli stessi autotreni bloccati dalla neve. In aggiunta al maltempo, i problemi energetici che ci sono letteralmente cascati addosso negli ultimi dieci giorni, completano il cerchio. Dal momento che l’anno lavorativo delle industrie è di poco più di 200 giorni, ogni giorno di produzione industriale completamente perduta varrebbe all’incirca lo 0,5. L’arresto completo per tre giorni delle industrie per mancanza di combustibile – un’eventualità molto remota, quasi un’ipotesi scolastica, utile comunque a fissare le idee e le dimensioni del problema porterebbe così a una caduta dell’1,5 per cento della produzione industriale dell’intero 2012 introducendo un nuovo stimolo negativo. …

"Reclutamento nel segno di Formigoni", di Antonio Valentino

La proposta, come è ormai noto, è contenuta nel Progetto di Legge della Regione Lombardia. Una novità? Non è una novità assoluta l’idea di un reclutamento del personale affidato alle scuole, avanzata dalla Giunta Formigoni e che ha sollevato, in questi giorni, diffidenza e ostilità soprattutto a sinistra. La proposta, come è ormai noto, è contenuta nel Progetto di Legge della Regione Lombardia sulle “misure per la crescita…”, che, all’art. 5 (Reclutamento del personale docente da parte delle istituzioni scolastiche), recita: “A partire dall’anno scolastico 2012/2013, le istituzioni scolastiche statali possono organizzare concorsi differenziati a seconda del ciclo di studi, al fine di reclutare personale docente necessario a svolgere le attività didattiche annuali. Nientemeno. La prendo un po’ da lontano. I Progetti sperimentali di alcune scuole milanesi (quelli soprattutto di Bollate, di Cernusco e di Via Pace, partiti alla fine degli anni ’70), prevedevano il dispositivo tecnico del “comando”, che permetteva all’Istituto di “selezionare” i docenti di ruolo di altre scuole, interessati a insegnarvi, a domanda, sui posti ‘vacanti’. Il suo senso era quello di …

“Reclutamento nel segno di Formigoni”, di Antonio Valentino

La proposta, come è ormai noto, è contenuta nel Progetto di Legge della Regione Lombardia. Una novità? Non è una novità assoluta l’idea di un reclutamento del personale affidato alle scuole, avanzata dalla Giunta Formigoni e che ha sollevato, in questi giorni, diffidenza e ostilità soprattutto a sinistra. La proposta, come è ormai noto, è contenuta nel Progetto di Legge della Regione Lombardia sulle “misure per la crescita…”, che, all’art. 5 (Reclutamento del personale docente da parte delle istituzioni scolastiche), recita: “A partire dall’anno scolastico 2012/2013, le istituzioni scolastiche statali possono organizzare concorsi differenziati a seconda del ciclo di studi, al fine di reclutare personale docente necessario a svolgere le attività didattiche annuali. Nientemeno. La prendo un po’ da lontano. I Progetti sperimentali di alcune scuole milanesi (quelli soprattutto di Bollate, di Cernusco e di Via Pace, partiti alla fine degli anni ’70), prevedevano il dispositivo tecnico del “comando”, che permetteva all’Istituto di “selezionare” i docenti di ruolo di altre scuole, interessati a insegnarvi, a domanda, sui posti ‘vacanti’. Il suo senso era quello di …